di Ivana Mulatero* 

Nelle mirabili immagini dei cimiteri della Valle Maira di Roberto Beltramo, Diego Crestani, Enrica Fontana e Giorgio Rivoira, si coglie come una sublimazione ulteriore del senso più profondo della fotografia. Fin dal suo nascere, essa ha saputo farci compiere l’esperienza di uno scarto temporale, avvertendo davanti a un ritratto, a una natura morta o a uno scorcio di paesaggio, quell’impressione di “…è stato, ma non più” che Roland Barthes indicava come l’essenza stessa della fotografia.

Di fronte a qualunque brano di realtà riprodotto, noi osservatori siamo chiamati a una viva partecipazione, per il ricalco perfetto, e nel contempo invitati ad una luttuosa presa di coscienza di un qualcosa che non c’è più, una sorta di inappellabile atto di morte.

A maggior ragione, se il soggetto è il contesto dei cimiteri della vallata, la condizione di non vita dei luoghi coincide in senso superlativo, quasi tautologico, con lo statuto generale della fotografia. L’effetto che ne deriva è altamente poetico, per il concorso di due forze analoghe e intense che donano un senso di spiritualità immota e ariosa alle immagini. E quando succede, come accaduto in questo reportage, di scattare fotografie con passione, interesse, voglia di scoprire il territorio e la gente, evidentemente si creano davvero misteriosi rapporti che le immagini, più tardi, fanno capire, intuire, sentire.

I quattro viandanti con l’obiettivo a tracolla puntato sull’anima della Valle Maira hanno risposto ad una sollecitazione, a un richiamo che il genius loci dei luoghi sollecitava da tempo, essendosi compiuto l’armonico riscatto di una dimensione terrena, propria della fugacità della vita piena di aneddoti ormai perduti in una “Spoon River” valligiana, in favore della Natura.

E’ un’atmosfera di particolare bellezza, quella emanata dagli scenari naturali ai quali si riconosce una spontaneità, varietà e anche una forza e una libertà non completamente dominabile dalla ragione umana.

*Ivana Mulatero è curatrice del museo civico Luigi Mallè di Dronero