Testo e foto di Giovanni Dughera

Tra i colli di San Vito e il Colle della Maddalena, nella collina torinese, brilla per la sua bellezza la Vigna di Madama Reale, detta anche Abegg. Vigna sta per villa alla quale era abbinata una vigna, allo scopo di avere una rendita per mantenere l’edificio.

Maria Cristina di Francia, figlia di Enrico IV e di Maria de’ Medici, fece costruire una maestosa villa su disegni del padre Andrea Costaguta, suo consigliere e teologo, che fu ultimata nel 1653. In realtà l’architetto abate ridimensionò la villa con un progetto meno monumentale e più economico.

La villa ai tempi del sig. Abegg – da A. Pedrini, Ville dei sec XVII e XVIII in Piemonte, Dagnino, 1965

Madama Reale vi trascorse dieci anni , tra feste, balletti e amori dei quali la regìa era di Filippo d’Agliè, suo favorito, seguita da una schiera di cortigiani.

L’edificio è di forma quadrata con tre piani di abitazione e ha un solo modestissimo fregio: un abbaino centrale e due comignoli; bello anche il portale e le cornici delle finestre. Vi lavorarono i migliori artisti dell’epoca e costò 250.000 lire.

Esiste un inventario degli arredi, mobili e argenterie della villa, conservato all’Archivio di Stato di Torino (Sez. I, mazzo 1,2,4). Gli arredi presentavano mobili, quadri, cornici, specchiere di artisti coevi del Piffetti.

La villa passò poi ad altri membri della corte, morta madama Reale, che accolsero due favorite di Vittorio Amedeo II: la Contessa di Verrua, la quale pare fosse in realtà una spia francese che spogliò di denaro e tradì il Duca,  e la marchesa di Spigno. Questo sino al 1706, quando i Francesi  devastarono le ville della collina e Vittorio Amedeo II vendette la villa all’ospizio di Carità, indi questa passò ai padri Missionari di San Vincenzo.

Nel 1769 si tenne nella villa con positivo risultato “lo sperimento dell’inoculazione del vajiolo”: la scomparsa dall’Europa del vaiolo è stata una delle più grandi vittorie della medicina.

Nel 1798 il Piemonte divenne provincia francese, e nel 1808 vi si trasferì Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone e moglie di Camillo Borghese, governatore del Piemonte. Paolina non godette del favore della nobiltà e presto se ne andò.

Tra vari successivi cambiamenti di proprietà passò nel 1932 all’industriale tessile sig. Werner Abegg.

La proprietà superficiale della villa e di parte del parco nell’immediato circondario è di Intesa San Paolo con l’accordo di consegna dell’intero cespite al Comune di Torino nel 2082. La Compagnia di San Paolo è titolare, al momento, di un comodato gratuito per la gestione.

Colpisce il parco della villa, con una parte squisitamente barocca, una fontana con statua,  giardini di bossi, piramidi in pietra, statue di cani e un’altra zona con un romantico laghetto e prato all’inglese, rose, serre, stagni. Una balconata dai ricami in ferro battuto guarda il parco dall’alto e, alle spalle, uno squisito casino dal tetto in rame con doccioni a forma di serpente e maestosi tigli: questa parte del parco è comunale.

Nel parco, ai tempi di madama Cristina, si allevavano cervi, camosci, gazzelle, caprioli, scimmie, cigni ,aquile, lupi, orsi: questo per stupire gli ospiti.

La villa compare nel Theatrum Sabaudiae, sorta di album di rappresentanza nel quale i Savoia presentavano le loro regge in una luce fantasiosa, al di sopra della realtà effettiva.

Gio. T. Borgonio – 1670 – Theatrum Statuum Regiae Celsitudinis Sabaudiae Ducis – da R. Grigliè, Invito alla collina torinese, Viglongo, 1968

Riferimenti bibliografici:

(testo desunto da A.Pedrini – Ville dei secoli XVII e XVIII in  Piemonte – Rotocalco Dagnino 1965)

Remo Grigliè – Invito alla collina torinese – Viglongo 1968)

Elisa Gribaudi Rossi – La collina di Torino – “Piemonte Vivo “ CRT – 1983

Nota: le foto sono di Giovanni Dughera – soggette a copyright – per gentile concessione della Compagnia di San Paolo. La riproduzione di stampa e la foto dell’epoca di Abegg sono desunte dal libro citato in didascalia.