Sulle colline del Piemonte capita spesso di imbattersi in caratteristiche casupole, disposte in cima ai bricchi o in mezzo alle vigne, che in piemontese prendono il nome di ciabòt. Si tratta di piccoli edifici in muratura o in pietra dove si ricoverava l’attrezzatura per la vinificazione, in particolare il tino e il torchio, e dove si svolgevano quindi le fasi essenziali del processo di produzione, dalla vendemmia allo stoccaggio del vino nelle botti di rovere (Gian Vittorio Avondo). Specie quando le vigne erano lontane da casa, il contadino vi trascorreva gran parte della giornata, inclusa la notte, mettendo a dimora all’esterno del ciabòt dei pergolati (tòpie) di uva bianca o moscatella per riposarsi al riparo dal sole e alcuni esemplari di salice, i cui rami flessibili venivano impiegati per legare i tralci della vite ai pali di sostegno. In molte località nel ciabòt era collocata una vasca per la raccolta dell’acqua piovana, da cui a primavera inoltrata si attingeva per la composizione del verderame, ottenuto aggiungendo due o tre cucchiai di solfato di rame e una manciata di calce (da qui la colorazione ramata del composto, che serviva per combattere la peronospera, malattia della vite). #PiemonTradition
Redazione piemontèis
