di Fabio Occhial

Teresio Olivelli, nasce a Bellagio in provincia di Como il 7 gennaio del 1916. Trasferitosi con la famiglia a Mortara a soli dieci anni frequentò le scuole prima  a Vigevano, poi, all’università di Pavia.

Nel 1941 si arruolò e portò con fierezza l’uniforme  degli Alpini prendendo parte alla campagna di Russia, durante la quale si dedicò assiduamente all’assistenza fisica e spirituale dei feriti e dei moribondi. Tornato in Italia, prese le distanze dal regime fascista, definitivamente imprigionato e inviato a Gries, poi a Flossenburg in Baviera e infine a Hersbruck dove assistette, tra gli altri, Odoardo Focherini (Beato dal 2013).

Ormai consumato dagli stenti, morì il 17 gennaio 1945, in seguito alle percosse ricevute al posto di un giovane prigioniero ucraino, che aveva riparato col suo corpo. La sua causa di beatificazione si è svolta nella fase diocesana presso la Curia vescovile di Vigevano su un duplice binario, ovvero sia per l’indagine sulle virtù eroiche, sia per quella sul martirio.

Inizialmente, il 14 dicembre 2015, è stato autorizzato il decreto con cui veniva dichiarato Venerabile. A seguito della presentazione di ulteriori prove per accertare la sua morte in odio alla fede, il 16 giugno 2017 papa Francesco ha dato il proprio assenso alla promulgazione del decreto con cui Teresio Olivelli poteva essere dichiarato martire. La beatificazione è stata celebrata il 3 febbraio 2018 a Vigevano.

Solidarietà, onestà e accoglienza sono quasi un motto che ben si addice alla famiglia Olivelli. Una famiglia nella quale l’educazione cristiana del figlio Teresio ebbe decisamente un ruolo rilevante, se non fondamentale. I valori della e per la vita respirati tra le mura di casa, furono  per lui elemento di crescita che lo portarono fin da giovane a mettere in pratica gli insegnamenti evangelici di Cristo.

Rievocazione della partenza delle truppe alpine per la Campagna di Russia – foto di Roberto Beltramo

Dei coniugi Olivelli e della loro bontà e rettitudine ben si ricordano i nostri  nonni, perché Domenico e Clelia gestivano qui a Mortara una ferramenta in Via Cicconi, al numero 10. La stessa casa che il 3 giugno 1945 fu attonita testimone del terribile strazio dei poveri genitori, avvisati della tragica morte del caro  figliolo dal vescovo di Pavia Monsignor Carlo Allorio e  dall’ allora parroco di Mortara Monsignor Luigi Dughera.

Teresio Olivelli con amore ed indomita fede cristiana, con una carità sconfinata, frutto della profonda fede che sempre lo contraddistinse e lo portò a combattere le sue battaglie sempre alla ricerca del bene, crebbe anch’egli nell’ideale fascista, come ognuno allora. Tutta la sua generazione ne fu figlia soggiogata, privata della possibilità di una libera scelta, perché semplicemente e tristemente così era.

Indossò dunque, come tutti, la divisa dei Balilla, fece le esercitazioni con il fucile di legno, la sciaboletta e partecipò alle manifestazioni sportive per la gloria del regime. Ma mai ne fu intaccata la sua sensibilità umana e religiosa. Esuberante, schietto, leale, allegro e generoso, diffuse ovunque i valori cristiani. Non si sottrasse nemmeno alla guerra, arruolandosi come volontario: partecipò alla campagna di Russia e fu in quel luogo che venne a vera prova di maturità umana ed intellettuale.

Le atrocità viste, lo sterminato mare di sofferenze e la morte toccati quotidianamente con mano lo indurranno a ripensare la propria appartenenza ad una politica di cui non condividerà più l’ideologia e l’arroganza ottusa di chi detiene il potere, senza nessun dialogo e confronto. La sua fede per Cristo fece di lui un uomo della misericordia e anche nel tempo delle esperienze più travianti e dure, comprendendo che i valori morali e religiosi non sarebbero mai stati barattabili,  mai si piegherà alla spietata barbarie nazista.  Teresio Olivelli divenne un simbolo in quegli anni segnati dall’odio; scegliendo la resistenza e la guerra partigiana e difendendo gli oppressi in quella lotta per la liberazione che lo vedrà esposto drammaticamente in prima persona.

Uniformi delle truppe alpine conservate nel Memoriale della Divisione Alpina Cuneense nell’ex stazione Gesso di Cuneo – foto di Roberto Beltramo

Diffondendo i suoi pensieri attraverso il giornale “il Ribelle” sarà accusato di cospirazione contro il  regime e arrestato a Milano nell’aprile del 1944. Cominciò così per lui il calvario della prigione, con la deportazione nei campi nazisti in Italia e poi in Germania.

Durante il periodo di detenzione intervenne sempre a difesa dei propri compagni di sventura, rinunciando spesso anche alla sua razione di cibo, in favore dei più deboli e dei malati. La sua carità cristiana ne sarà portata al massimo splendore difendendo la dignità degli uomini con i quali condivise la triste sorte, brutalizzati dalla guerra, sopraffatti dalla violenza e schiacciati nel  buio e nella sofferenza dal mito della razza e del popolo superiore.

Non ci fu prova più grande di amore che dare tutto per quello che si ama, ha detto Gesù, ecco perché ci fu sicuramente il profumo del martirio nella baracca dove Teresio Olivelli, quando, pur consapevole di poter morire per tale gesto, fece da scudo con il proprio corpo ad un giovane prigioniero ucraino brutalmente percosso, donando con quel gesto generoso il tesoro prezioso della sua vita per la salvezza di un fratello.

Scorcio di Mortara con la piazza intitolata a Mons. Dughera – ph Vittorio Testa – fonte: wikimedia commons

Colpito a sua volta, morì, annientato, annichilito dalla follia umana, dopo aver donato tutto di sé, anche i miseri stracci che indossava. Il suo corpo fu poi bruciato in un forno crematorio.

Teresio Olivelli fu indubbiamente un angelo per bontà, sentimenti, altruismo; di lui tanti hanno scritto, quanti Ribelli per amore come lui percorsero gli stessi sentieri del martirio in nome della libertà? La virtù della carità fu ed è la principale tra le virtù teologali e Teresio Olivelli la mise in pratica con umile semplicità davanti  alla violenza degli aguzzini, rinunciando alla propria vita per salvare quella degli altri.

Nel campo di sterminio di Hersbruck subì ed affrontò  i più inauditi tormenti fisici e morali e in quel luogo, il 17 gennaio 1945, ebbe termine la dolorosa salita al suo  Calvario.

Di questo eroe la patria ha bisogno, si disse all’epoca, ma la nostra Italia ancora oggi continua ad avere bisogno di Ribelli per Amore perché in questa società disattenta ai veri bisogni dei nostri figli, le nuove generazioni possano, seguendo il suo esempio, imparare a vivere serenamente una nuova vita nel bene comune, liberi dai  tornaconti personali e dalla cupidigia.

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