di Arconte

Pochi istanti dopo per la vicina strada che va a Sant’Albano passavano, con un piccolo calesse, certi Marco Mazza, Lucia Sismondi, Marco Tornavalla e Giorgio Bosio, ed anche a loro si presentarono i quattro malfattori invitandoli con minacce di morte a consegnar loro i denari. Ma nessuno dei viandanti, ad eccezione di Mazza, ne possedeva: e questi si affrettava a consegnar il proprio portafogli contenente lire tre.

Come, hai soltanto tre lire?

– Per me tre lire sono tre milioni.  

Noi siamo più ricchi di te, riprendi il tuo portafogli, e andate tutti con Dio: siete tre spiantati che ci fate compassione: andate e non voltatevi indietro… filate…

Dopo ciò i grassatori fecero una marcia forzata ed andarono a rifocillarsi a Bellavista, in una osteria che ha per insegna un cavallo. Quindi divisero il bottino, e poi passando per Garzigliana, per Virle, per La Loggia e Borgata Botta, la notte del 19 dormirono nei boschi di Ternavasso, e l’indomani ciascuno andò alla propria casa.

Giovanni Sperone assieme al fratello Giuseppe, nel giorno 23 settembre 1869, si trovava a Monteu Roero: passando vicino ad una osteria vide sulla porta Giovanni Marengo, usciere della pretura di Canale.

Ah birbante! dice fra sé: mi porti sempre delle citazioni, mi fai delle notificazioni false, ebbene ciapa.

Gli spara col suo fucile carico di quadrettoni[1] e lo stende al suolo.

Per fortuna il piombo non gli cagiona ferite mortali, ed in due mesi l’usciere si ristabilisce in salute, anche se con una permanente debilitazione della persona.

Per i fatti fin qui narrati si fecero moltissimi arresti, parecchi individui gemettero in prigione per molto tempo. Occorreva un fatto clamoroso per scoprire ed arrestare i colpevoli, i fratelli Sperone e Varrone.

Nel giorno successivo, cioè il 24 settembre, i quattro compagnoni si riunirono in un vigneto presso Lombriasco per concertare altre grassazioni. In quel vigneto, coricati sotto ad un filare, discorrevano sotto voce e mangiavano molta uva arrecando grave danno al proprietario.

Qualcheduno li vide e vide anche le molteplici armi che tenevano ai fianchi, corse ad avvertire i carabinieri».

Sentenza della Sezione di Accusa che rinvia a giudizio i fratelli Sperone e Lorenzo Varrone (Torino, 18 agosto 1870)

Il brigadiere Fornelli è accorso con i suoi militari e ne è nato lo scontro feroce già descritto che ha portato alla morte di Giovanni Sperone, all’arresto dei suoi tre complici ed al ferimento di alcuni carabinieri. Nella “terribile, e micidiale zuffa” come la definiranno i giudici, sono rimasti colpiti i carabinieri Francesco Robbiani, Daniele Dalmazzo e Pietro Gamba, le cui ferite sono guarite rispettivamente in venticinque, dodici e trenta giorni, e, più gravemente, Pietro Bonacina: al 5 dicembre 1869, quando è stato sottoposto ad un’ultima perizia medica, si è constatato che le ferite si erano appena cicatrizzate e che la gamba colpita appariva ancora contratta, con una prognosi di possibile  incapacità per il ferito di riprendere servizio.

Battista e Giuseppe Sperone e Lorenzo Varrone sono rinviati a giudizio il 18 agosto 1870 dalla Sezione di Accusa della Corte di Appello di Torino per ben otto gravi capi di imputazione: sei grassazioni, complicità in assassinio mancato, ribellione armata con omicidio mancato, con l’aggravante della recidività per Lorenzo Varrone.

Data Località Capo di accusa Imputati
9 aprile 1869 Diano d’Alba, località Ricca ponte Mabucco grassazione a mano armata di armi da fuoco e con minacce di morte Fratelli Battista e Giuseppe Sperone e Varrone
8 maggio 1869 Piovà grassazione a mano armata con minacce di morte Fratelli Battista e Giuseppe Sperone
17 agosto 1869 Casale, regione Roncaglia grassazione a mano armata di pistola Fratelli Battista e Giuseppe Sperone e Varrone
17 agosto 1869 Casale, regione Roncaglia grassazione a mano armata di pistole e tromboni Fratelli Battista e Giuseppe Sperone e Varrone
14 settembre 1869 La Margarita grassazione a mano armata e con minacce di morte Fratelli Battista e Giuseppe Sperone e Varrone
14 settembre 1869 La Margarita di grassazione a mano armata, e con minacce di morte Fratelli Battista e Giuseppe Sperone e Varrone
23 settembre 1869 Monteu Roero complicità nell’assassinio mancato dell’usciere  della pretura di Canale Giuseppe Sperone
24 settembre 1869 Lombriasco ribellione armata ai carabinieri con omicidio mancato del brigadiere Fornelli Fratelli Battista e Giuseppe Sperone e Varrone

Le sei grassazioni, come ha ricordato Curzio all’inizio della sua cronaca, non sono le sole imprese confessate dai due fratelli, sono soltanto quelle su cui gli inquirenti sono riusciti a fare luce, trovando vittime e testimoni. Molti degli aggrediti non hanno neppure sporto denuncia, convinti che non sarebbero comunque tornati in possesso di quanto loro depredato e che con la denuncia si sarebbero soltanto esposti ai fastidi di un eventuale processo ed alle possibili ritorsioni degli accusati.  

Battista Sperone non arriva al processo.

Le gravi ferite che ha riportato nello scontro a fuoco lo portano nella tomba il 21 maggio 1871.

Il processo perciò è istruito soltanto contro Giuseppe Sperone e Lorenzo Varrone.

Nel mese di agosto 1871 la loro causa è chiamata a giudizio. Nel terzo giorno della discussione, quando cioè il dibattimento volge già al termine, Varrone, quando viene fatto uscire dalla sua cella, posta al secondo piano delle carceri, per portarlo davanti alla Corte di Assise, si precipita dalla ringhiera e cade dall’altezza di sette metri circa nel sottostante braccio delle carceri.

Non si uccide, ma non può più essere portato al dibattimento.

Al 17 settembre 1871, Giuseppe Sperone si mette a sedere sul suo letto in carcere, prende un fazzoletto, lo riduce in bende che torce a mo’ di corda, e poi si lega il collo e si strangola.

È trovato cadavere.

Si giunge così al luglio 1872, quando Lorenzo Varrone guarisce dalla caduta e può essere processato.

Sono trascorsi quasi tre anni dall’arresto a Lombriasco e di nuovo la vicenda di questa banda di grassatori, ormai ridotta da morti e suicidi ad un solo componente, viene a coincidere con clamorosi episodi della cronaca nera francese. Al momento del loro arresto, nel 1869, i giornali parlavano degli omicidi di Jean Baptiste Troppmann. Nel luglio 1872, si parla del clamoroso processo davanti alla Corte di Assise di Aix-en-Provence contro la banda della Taille, una congrega di malfattori piemontesi che tra il maggio ed il novembre 1871 ha insanguinato la Provenza, massacrando a coltellate ben otto persone. Mentre i giornali riportano le cronache delle udienze che giungono per telegrafo da Aix, Lorenzo Varrone deve accontentarsi della cronaca giudiziaria di Curzio, contenuta nella Appendice – Rivista dei Tribunali della Gazzetta Piemontese del 13 luglio 1872.

Da questi apprendiamo che nel processo svoltosi davanti alla Corte d’Assise di Torino, presieduta dal cavalier Talice, secondo le richieste formulate nella sua requisitoria del Pubblico Ministero barone Maurizio Bichi, Lorenzo Varrone viene condannato alla pena dei lavori forzati a vita, non ostante la bella difesa fatta dall’avvocato Allis.

Così si conclude la vicenda dei fratelli Sperone di Canale, che abbiamo riportato alla luce dalla polvere degli archivi per far conoscere questi canalesi, nel bene e nel male, ai loro conterranei: ciascuno potrà fare confronti col presente, porsi delle domande su aspetti della storia che i documenti d’epoca non hanno considerato, magari ritenere che non era il caso di rievocarli…  

Personalmente ritengo che si tratti di una vicenda che potrebbe costituire una buona trama per un film e sono convinto di non esagerare affermando che se la vicenda dei fratelli Sperone si fosse svolta in Francia, tra libri e film, non sarebbe certo finita, come da noi, nel canton dla dësmentia, nel dimenticatoio.


[1] I quadrettoni erano proiettili, considerati “micidiali”, ottenuti tagliando con una cesoia dei piccoli lingotti di piombo.