di Milo Julini

A Torino, dal 30 gennaio 1946 avviene una vera rivoluzione nella toponomastica cittadina perché un grande numero di vie e piazze perdono la denominazione del periodo fascista per assumerne una nuova, ispirata al bagaglio di valori dei vincitori, oppure per recuperare quella precedente, come nel caso delle vie intitolate a comuni piemontesi che riprendono il nome originario nell’antica grafia, come Gressoney, Verrès, La Thuile con la dimenticanza di via Venalzio, in zona Parella, che non ritorna Venaus.

La chiesa del Sacro Cuore di Maria, eretta nelò 1892 su progetto dell’architetto Carlo Ceppi, si affaccia su via Oddino Morgari nel quartiere di San Salvario

Fra tutte queste nuove denominazioni, una è quella della via Pallamaglio che per motivi in verità poco comprensibili viene ribattezzata via Oddino Morgari.

Via Pallamaglio, secondo quanto scrive Torricella nel 1868, è situata nella Sezione San Salvario, aperta nel 1855, è così chiamata perché porta al luogo presso il Valentino che al tempo conservava ancora il nome di Pallamaglio, gioco che qui si svolgeva in una sorta di arena con palle e un piccolo martello di legno come scrive anche Emilio Borbonese, nel 1878.

Ma chi è il nuovo intestatario, Oddino Morgari?

La guida “Augusta Taurinorum. Torino illustrata nelle sue Cose e nei suoi Cittadini”, così lo presenta nel 1901 come Deputato del II Collegio di Torino:

Nacque a Torino nel 1860 [in realtà nel 1865, N.d.A.]. Fu impiegato all’Istituto geografico, ma per le sue opinioni socialistiche, dovette lasciare l’impiego. Allora fu assunto all’ufficio di Segretario del Comitato regionale socialista piemontese e ad Amministratore del Giornale Il Grido del Popolo. Nel 1897 fu eletto Deputato del II Collegio di Torino, mandato che gli fu confermato nel 1900.

Morgari fu il primo Amministratore del giornale Avanti, ed ora dirige un giornale quindicinale Sempre Avanti. Scrisse vari opuscoli. Si occupò molto per il miglioramento del personale della Manifattura dei Tabacchi, e venne già eletto Consigliere comunale di Torino.

Un aspetto interessante della biografia di Oddino Morgari, nato a Torino il 16 novembre 1865, è quello riguardante la sua famiglia: il padre Paolo Emilio (1815 – 1882) e la madre Clementina Lomazzi (Guastalla, 1819 – Torino, 1897) sono pittori come pure il fratello Luigi (1857 – 1935) e la sorella Beatrice sposata Vezzetti (Torino, 1858 – 1936), il nonno Giuseppe (1788 – 1847), lo zio Rodolfo (1827 – 1909), fratello del padre, e infine il cugino Pietro (1852 – 1885).

A completamento delle informazioni fornite da “Augusta Taurinorum” ricordiamo che Oddino, inizialmente di idee mazziniane, nel 1891 è divenuto socialista ed è fondatore e primo segretario della Camera del Lavoro.

L’edificio della Camera del Lavoro, di cui Morgari fu fondatore e primo segretario

È spinto alla scelta delle idee socialiste dalla bontà e non da ambizione. Non è un dottrinario, scandalizza i teorici fanatici quando, nel corso di un congresso, osa dichiarare che si può essere socialista per sentimento anche senza aver letto il Capitale di Marx. Proveniente da una famiglia di artisti, fa politica come deputato alla Camera dal 1897 al 1929, per otto legislature, come un artista, tra miseria e sogni. È così povero che nei primi anni da deputato passa le notti in treno (gratuito per i parlamentari) per risparmiare la spesa dell’albergo. È protagonista di una polemica concernente le difficili condizioni di vita dei deputati non benestanti, che porta a istituire una indennità parlamentare.

Disinteressato fino all’incredibile, a Montecitorio conserva la sua fede fino al candore. Non chiede favori ai ministri e con gli avversari politici è cavalleresco e leale: quando un collega di partito insulta Giolitti in aula, Oddino, indignato, afferma di considerare «un galantuomo» lo statista di Mondovì.

Il moderno caseggiato che sorge oggi al posto della sede della Camera del Lavoro, demolita negli anni Sessanta del Novecento

Convinto sostenitore del socialismo gradualista e pacifista, Oddino è uno dei principali esponenti della corrente “rifo-integralista”. È eletto segretario del Partito Socialista Italiano (PSI) al congresso di Roma il 10 ottobre 1906, carica che ricopre fino al 13 febbraio 1909.

Dal 1911, compie un viaggio in Estremo Oriente che dà iniziò alla sua attività di “diplomatico del socialismo”, che si accentua nel corso della prima guerra mondiale. Partecipa alla Conferenza internazionale dei partiti socialisti a Zimmerwald in Svizzera (5-8 settembre 1915), nel 1917 dà il benvenuto alla vittoria bolscevica, e nel 1919 invia una lettera a Mosca per esprimere l’adesione del Partito Socialista Italiano all’Internazionale Comunista. Dopo la seconda scissione del PSI (1922), entra nel Partito Socialista Unitario Italiano (PSUI).

Nel 1926 Oddino va in esilio in Francia, senza diminuire il suo impegno politico. Partecipa alla riunificazione socialista del 1930 e nel 1934 appoggia la proposta, sostenuta da Pietro Nenni, del patto di unità d’azione tra comunisti e socialisti. A metà degli anni Trenta, visita l’Unione Sovietica: dopo una prima interpretazione delle ‘purghe’ favorevole a Stalin, cambia presto idea, manifesta perplessità per cui viene espulso. Nel 1939 attacca apertamente lo stalinismo dopo il Trattato di non aggressione stipulato da Hitler e Stalin.

Un’altra veduta della sede della Camera del Lavoro, ristrutturata alla fine dell’Ottocento dall’architetto Riccardo Brayda

Nenni, più rilevante fautore del patto coi comunisti, si dimette dalla segreteria del Partito Socialista e dalla direzione dell’Avanti! e Oddino viene eletto, con Angelo Tasca e Giuseppe Saragat, nel comitato che regge il partito e il giornale.

È il suo ultimo importante incarico. Ormai invecchiato, malato e senza mezzi di sostentamento, sopravvive grazie all’aiuto dei compagni di partito. Nel 1940, stanco e sfiduciato, chiede di tornare a Torino al governo fascista che accoglie la sua richiesta, fatto su cui, dopo il 1945, si preferisce sorvolare. Trascorre così in Italia gli ultimi anni e muore a Sanremo il 24 novembre 1944.

Un anno dopo, nel novembre 1945, la salma di Oddino è riportata a Torino dove, domenica 11 viene portata a spalle al Cimitero con un solenne corteo che parte da via Accademia Albertina, sede del Partito Socialista, per poi raggiungere la Camera del Lavoro in corso Galileo Ferraris, di fianco al Mastio della Cittadella. Qui viene scoperta una lapide nell’atrio e si tengono vari discorsi poi il corteo raggiunge il Cimitero. «La città, alla quale ritorna a riposare per sempre dopo tante lotte, pene e viaggi, saluta unanime questo nobile assertore delle rivendicazioni dei lavoratori» così commenta La Stampa dell’11 novembre 1945.   

Oddino Morgari, La Stampa, 11 novembre 1945.  

Emilio Borbonese, Personaggi e fatti celebri dai quali presero nome le vie e le piazze di Torino, Torino, 1878.

Ernesto Marini, Augusta Taurinorum. Torino illustrata nelle sue Cose e nei suoi Cittadini, Torino, 1901.

Giuseppe Torricella, Torino e le sue vie, Torino, 1868.