di Milo Julini

La nostra miniera di notizie sulla Torino di un tempo, la guida “Augusta Taurinorum. Torino illustrata nelle sue Cose e nei suoi Cittadini” (1901), ci descrive il monumento al pittore paesaggista torinese Angelo Beccaria (Torino, 1820 – 1897).

Nato a Torino nel maggio del 1820, Angelo studia alla Accademia Albertina dapprima sotto la guida di Giovanni Battista Biscarra come pittore di figura, ma una grave malattia agli occhi gli impedisce di seguire la scuola serale di nudo. Si dedica così alla pittura di paesaggio, ispirandosi inizialmente allo stile di Massimo d’Azeglio, definito “natura istoriata” e anche al naturalismo olandese del ‘600. Elabora una sua forma espressiva studiando i paesaggi dal vero all’aperto, in lunghe e minuziose escursioni nelle campagne del Piemonte e della Valle d’Aosta poi riprodotte in scene intime e affascinanti. Suoi compagni in queste scampagnate pittoriche sono Carlo Piacenza (Torino, 1814-1887), Giuseppe Camino (Torino, 1818-Caluso, 1890) ed Edoardo Perotti (Torino, 1824-1870). Angelo è autore di molti quadri di questo genere, sempre piacevoli per lo stile originale. Le sue ultime opere sono ispirate a un gusto orientaleggiante molto moderno.

Dal 1843, Angelo espone alla Promotrice torinese e partecipa a molte altre esposizioni, sempre con grande successo. A Torino, Ferdinando di Breme acquista nel 1854 “Paesotto con figure di animali” (oggi alla GAM di Torino), a Genova, due suoi quadri, del 1853 e del 1856, sono acquisiti da Oddone di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele II. Molte delle opere di Angelo si trovano a Torino, a Palazzo Reale, nei musei e in case private.

Angelo è insegnante di pittura per la Casa Reale e per molte famiglie nobili torinesi. Ha come allievi i figli del re Vittorio Emanuele II, il futuro Umberto I, Amedeo duca d’Aosta, le principesse Clotilde e Laetitia.

Col progredire dell’età, Angelo sente una vocazione filantropica: fa costruire l’Asilo Infantile di Sciolze e lascia erede del suo patrimonio l’Istituto dei Rachitici “Regina Maria Adelaide” di Torino, dove muore nel 1897.

Il conte Ernesto Riccardi di Netro, promotore della proposta di istituzione delle Scuole gratuite per ragazzi rachitici

La guida “Augusta Taurinorum” così presenta questa benemerita istituzione, che si proponeva di combattere il rachitismo, malattia dell’età infantile causata da una difettosa ossificazione, al tempo piuttosto diffusa fra i bambini delle classi meno abbienti cittadine: «Nel 1872, per iniziativa del conte Ernesto Riccardi di Netro, venivansi istituendo in Torino le Scuole gratuite pei ragazzi rachitici, donde in seguito ebbe vita questo Istituto. Con Reale Decreto del 9 maggio 1886, venne eretto in ente morale e nel 1895 assunse il nome della Regina Maria Adelaide. Vi sono accolti e curati gratuitamente bambini d’ambo i sessi, affetti da rachitismo. Ha sede in una elegante palazzina munita di giardino, nel quale s’innalza il monumento al benefattore dell’Istituto, pittore Beccaria, opera dello scultore piemontese Tancredi Pozzi. L’infermeria conta circa 25 letti».

Ed ecco la descrizione del monumento:

«Beccaria Angelo. – Nel giardino dell’Istituto dei Rachitici, Corso Firenze. N. 43.[oggi Ospedale Maria Adelaide, in Lungo Dora Firenze n. 87]

È un pregevole lavoro dello scultore torinese Tancredi Pozzi. Rappresenta la Beneficenza, la Infanzia riconoscente ed il Genio della Pittura. La Beneficenza sostiene il ritratto del finissimo pittore di paesaggio che, con un lascito splendido all’ Istituto dei Rachitici, unì il suo nome di artista alla gratitudine imperitura del filantropo. Le figure sono in bronzo e vennero fuse egregiamente dal cav. Emilio Sperati; il basamento è in granito levigato di Baveno. Il monumento venne inaugurato il 10 settembre 1899, alla presenza della Regina Margherita».

Riportiamo la cronaca di questa inaugurazione, apparsa su “La Stampa” di martedì 12 settembre 1899, cronaca dal sapore un po’ deamicisiano ma comunque affascinante perché evoca un mondo torinese ormai perduto.

Tancredi Pozzi, l’autore del monumento a Beccaria

Il monumento al pittore Beccaria

Ad Angelo Beccaria, che visse chiaro nei fasti dell’arte e morì insigne nei fasti della beneficenza, scoprì ieri un monumento l’Istituto pei rachitici, chiamato da lui ad erede universale. Ed a rendere più memorabile la inaugurazione di questo ricordo, volle degnarsi d’intervenirvi S. M. la Regina perché il suo nome, come fu legato in questi giorni alle feste patriottiche così andasse anche unito alla glorificazione della carità.

Quando S. M. giunse ieri, poco dopo le 16, all’Istituto, erano a riceverla ed a porgerle omaggio il presidente barone Gamba, il vicepresidente conte Tornielli, i membri del Consiglio direttivo comm. Fontana e comm. Pellegrini, il senatore Bertini, i direttori avv. Galletti e avv. Cattaneo, e, insieme, il Comitato delle signore ispettrici, alla cui testa era la signora Boselli, consorte al ministro.

V’erano altresì il sindaco senatore Casana, il prefetto marchese Guiccioli, il conte Rorà, il conte Toesca, il conto Balbo, il comm. Usseglio, l’avv. cav. Ricci, il cav. Meille, ecc.

Anche il ministro Boselli aveva accettato di prender parte alla cerimonia.

Molte signore erano radunate nel breve giardino innanzi all’edificio dell’Istituto, nelle cui aiuole è staro eretto il monumento.

Non appena la Regina ebbe preso posto nel palco elevato accanto al monumento, il presidente barone Gamba lesse un breve discorso in cui ricordò con affetto d’amico i meriti del Beccaria come pittore e le sue virtù come uomo caritatevole. Terminò ricordando la cospicua eredità lasciata dal Beccaria ai rachitici, e citando il disinteresse della sorella di lui, contessa Melchioni, la quale approvò la determinazione del fratello.

Qui vi fu un breve intermezzo durante il quale una squadra di bimbi dell’Istituto cantò un breve inno, su versi di Maria Borgoni e musica di Delfino Thermignon.

Ritratto della Regina Maria Adelaide di Asburgo-Lorena (1848, Benoît-Hermogaste Molin), alla cui memoria venne intitolato l’Istituto per ragazzi rachitici di Torino

Poscia il vice-presidente conte Tornielli lesse anch’egli un discorso in cui esaltò la civile virtù della carità, come doverosa manifestazione della solidarietà umana: ricordò la filantropica munificenza della Dinastia, e parlò del monumento eretto al Beccaria, opera dello scultore cavaliere Tancredi Pozzi. Lo descriviamo volentieri con le appropriate parole del Tornielli.

«Lo scultore Pozzi fuse entro uno scudo di bronzo la sorridente effigie del Beccaria, ma sorretta trionfalmente, con sublime e ben riescito concetto, dalla Carità, perché monumento di essa ne è questo Istituto Regina Maria Adelaide, sorto dal nulla, per calda ispirazione e per energica volontà ed azione dei beneficenti».

Aggiungeremo che il merito della fusione va al cav. Sperati e che i bei marmi del basamento vennero forniti dalla Ditta Edoardo Giani.

La Regina complimentò il barone Gamba ed il conte Tornielli per le loro parole; poscia, scoperto che fu il monumento, si felicitò con lo scultore Pozzi ed ebbe anche una parola di lode per lo Sperati.

Quindi, scortata dalla Presidenza e dalle dame ispettrici, fece un giro per l’istituto, interessandosi ai poveri piccini, alla loro educazione, alla loro cura, ai loro esercizi.

Poi lasciò il caritatevole luogo, con calde parole d’ammirazione per la pietosa missione che esso si è assegnato – come già ripetutamente, nel conversare con varii astanti, si era detta ammirata del contegno ossequente, ordinato, affettuoso della cittadinanza torinese in questi memorabili giorni.

Una vera Turin d’antan… del quale sarebbe bello rievocare tutti i vari protagonisti citati. Ci limitiamo a ricordare il barone dottor Alberto Gamba (Torino, 1822-1901), che oltre ad essere un benemerito della cura dei bambini rachitici, è stato uno studioso di antropologia e cofondatore del Museo Craniologico dell’Accademia di Medicina di Torino, oggi custodito presso il Museo di Anatomia umana «Luigi Rolando».