di Milo Julini

L’anno 1926, secondo l’oroscopo cinese, è dedicato alla tigre ma per Torino pare iniziare sotto il segno dell’elefante. “La Stampa” di sabato 2 gennaio, nella sua rubrica “Giornali e riviste”, parla di elefanti, citando lo scrittore britannico Rudyard Kipling (Bombay, 1865 – Londra, 1936), autore di una quantità di storielle che li hanno a protagonisti gioviali e burloni, per narrare che a Presburgo (l’odierna Bratislava) l’elefante pazzerellone di un circo ha scoperto la cassetta degli incassi della giornata e ha inghiottito tutte le banconote. Il caso di un elefante divoratore di biglietti di banca come una cocotte [escort, N.d.A] non è unico – prosegue “La Stampa” – lo ha descritto anche Ugo Le Roux in un suo volume sui circhi equestri.

Il quotidiano torinese torna a parlare di elefanti domenica 24 gennaio quando annuncia una serie di manifestazioni promosse dalla Famija Turineisa nel mese di febbraio, con Gianduja protagonista, che culmineranno domenica 14 febbraio con una fantastica sfilata di gala, con la partecipazione anche di «elefanti autentici

E proprio quella domenica 24 gennaio, mentre i torinesi leggono di questo «fantastico corso di gala», cinque elefanti scorrazzano effettivamente nelle vie di Torino, nel quartiere Borgo Nuovo, quello che ha come asse centrale la via Mazzini.

Ecco il racconto de “La Stampa” di lunedì 25 gennaio, sotto il titolo «La scorribanda di cinque elefanti / nelle vie cittadine»:

Come avvenne la fuga

Cinque elefanti appartenenti al circo equestre Kludsky, che agisce al Teatro Balbo, sono sfuggiti ieri, circa le 15, ai loro guardiani, che li tenevano momentaneamente fermi dinanzi al teatro: e con la loro fuga, improvvisa e spaventata, hanno causato grande allarme e qualche incidente. Gli elefanti sono custoditi in una delle gallerie dello Stadium, e poco prima dello spettacolo vengono condotti in gruppo al teatro. Di solito sono sciolti, poiché, come è noto, sono animali molto mansueti e obbediscono docilmente ai comandi dei guardiani e dei domatori.

Il gruppo dei voluminosi quadrupedi era appena giunto e sostava per pochi istanti nel largo di via dei Mille, allorché un cane buldogg cacciatosi in mezzo agli elefanti suscitò il clamoroso pandemonio. Il cane che era slegato e senza museruola, si gettò contro uno degli elefanti e cercò di morderlo alla proboscide e ad una zampa. Forse riuscì veramente a pungerlo coi denti, poiché l’animale fece uno scatto e si diede subito a fuggire. Il suo scatto fu come un allarme anche per gli altri elefanti, che si sbandarono subito, prendendo la corsa in direzione diversa, liberi di se stessi.

Sulla piazza era un po’ di gente, che è solita assistere all’ingresso degli elefanti in teatro e che fuggì spaventata dal contegno minaccioso degli elefanti. I guardiani vivamente sorpresi del fatto impreveduto, cercarono di trattenere gli elefanti chiamandoli per nome – Jumbo, Bombay. Calcutta, Sumatra e Butan – e correndo ad attraversare loro la strada.

Sul portone della casa che è posta proprio dinanzi al teatro, il numero 6 di via dei Mille, era una donna, ferma ad osservare la sfilata delle bestie. Allorché avvenne lo sbandamento la donna ebbe la sgradita avventura di vedersi presa di mira da uno degli elefanti. L’animale non si curava di lei: cercava riparo nel portone. La donna tentò di chiudere il portone e poi la porta a vetri dell’atrio: ma il bestione riuscì ad entrare egualmente, infranse mezza la porta a vetri, urtò la donna, facendola cadere a terra, ed andò a cacciarsi nell’angusto vano di una scala che scende in cantina.

Se il passaggio della scala fosse stato abbastanza largo, la bestia sarebbe andata certamente nel sotterraneo: ma a meta della discesa, forzando il passaggio troppo piccolo, col corpo di grandezza superiore, rimase stretto e compresso tra i muri e la bassa volta, non riuscendo più a muoversi né avanti né indietro. I guardiani del circo accorsero subito e riuscirono a trarlo da quella posizione con l’aiuto di due cavalli. Questo elefante fu quindi immobilizzato e condotto al sicuro.

La donna gettata a terra rimase contusa al ginocchio destro e al volto. Essa è certa Paola Martina di 62 anni, cuoca, abitante in corso Vittorio Emanuele 5. Fu subito condotta all’ospedale San Giovanni e medicata dal dottore di guardia che la giudicò guaribile in 12 giorni.

Altri tre elefanti fuggirono uno dopo l’altro verso via Carlo Alberto. Dopo poche decine di metri si erano ricongiunti in gruppo. Al loro passaggio la gente fuggiva in gran fretta, e qualcuno emetteva grida di paura. Giunti dinanzi al numero 10 di via Carlo Alberto, si trovarono davanti un uomo che per ripararsi entrò nel portone. Egli è certo Giorgio Brarda, abitante in via della Fucina 12. Invece di sfuggire agli elefanti il Brarda se li tirò dietro. I tre bestioni infatti, uno dopo l’altro entrarono nel portone e presero le scale. Il Brarda scappò fino al quarto piano della casa: gli elefanti si fermarono in capo alla prima scala. Si trovarono davanti un cancelletto e non andarono oltre.

I guardiani giunsero subito allo loro calcagna e li ammansirono, chiamandoli per nome ed anche pungendoli, li riportarono in istrada e quindi in teatro. Seppure l’irruzione nel portone non fu molto violenta, i pesanti animali danneggiarono la ringhiera della scala e un gradino. Ma un incidente più grave causarono nei primi passi di fuga.

All’angolo di via dei Mille con via Carlo Alberto, dinanzi al caffè Balbo, uno degli elefanti urtò una giovane domestica che teneva per mano un bambino e la travolse fra le sue zampe. Per buona fortuna non la calpestò. La domestica è certa Teresa Giotto di 22 anni, abitante in via Vassalli Eandi, 31. Essa riportò contusioni ed escoriazioni multiple alle gambe ed alla faccia; fu medicata poco dopo all’ospedale San Giovanni e giudicata guaribile in 10 giorni.

La caccia al quinto fuggitivo, Jumbo, fu più lunga e movimentata. All’inseguimento parteciparono i guardiani, il direttore del circo Carlo Kludsky, i domatori Rodolfo Kludsky e Waldemar Henner, il vice-brigadiere delle guardie Giulio Brusasco, la guardia Formini, ed altri agenti al comando del maresciallo dei carabinieri Selvi, comandante la stazione di via dei Mille, il quale accorse per il servizio d’ordine.

L’elefante percorse un lungo tratto di strada, passando per le vie Carlo Alberto. Cavour, San Massimo, Ospedale e delle Rosine. In via delle Rosine si fermò un momento, tornò sui suoi passi e svoltò, poco più innanzi, in via della Rocca. Ma neppure questa strada gli piacque e stava per ritornare in via Ospedale, quando gli giunsero intorno con alcune automobili da piazza i domatori del circo. Questi si fecero prestare una grossa fune da una signora delle case vicine e legarono Jumbo ad una zampa.

Intanto con una automobile si recavano a prendere le catene e nel giro di pochi minuti riuscirono a legare solidamente l’elefante. Piano, piano, con un lungo codazzo di bambini e di curiosi adulti, il fuggitivo venne ricondotto al teatro insieme coi compagni arrestati prima di lui. Jumbo fece la sgroppata maggiore, spaventando più gente e provocando maggiori apprensioni […]

La scorribanda durò complessivamente un’ora circa. Al momento del loro «numero», al centro dello spettacolo pomeridiano, gli elefanti erano di nuovo in teatro: ma portati nel circo essi «lavoravano» svogliatamente e in qualche momento si rifiutarono di compiere gli esercizi. Tutti e cinque apparivano ancora vivamente eccitati. Poco dopo furono ricondotti allo stallaggio nello Stadium (nell’area che oggi ospita l’istituto “G. Sommelier”, il liceo scientifico “G. Ferraris” e la Facoltà di Ingegneria del Politecnico, N.d.A.). […]

A questa cronaca fa seguito un brillante pezzo di colore a firma emme (Ercole Moggi) dal titolo «Caccia grossa nelle foreste vergini di Borgo Nuovo» che omettiamo perché, datato, non aggiunge elementi significativi alla vicenda.

Concludiamo ricordando che una avventura del genere è stata immortalata da due settimanali illustrati coevi, la “Illustrazione del Popolo” (supplemento della “Gazzetta del Popolo”) e la più nota “La Domenica del Corriere” entrambe di domenica 7 febbraio 1926. Le due tavole a colori, ambientate in una Torino un po’ onirica, presentano due diversi momenti della scorribanda elefantiaca.

La tavola di Alfredo Ortelli, su la “Illustrazione del Popolo”, ha questa didascalia:

A Torino cinque elefanti di un Circo, a causa di un cane che si avventò contro di uno, sfuggirono ai loro guardiani atterrando qualche passante e spargendo il panico nelle vie. Tre di essi finirono per infilare le scale di una casa dove vennero ripresi.

Su “La Domenica del Corriere” Achille Beltrame ritrae il momento in cui uno degli elefanti travolge senza gravi conseguenze una giovane domestica con un bambino per mano:

Dal circo alla strada. – A Torino, cinque elefanti messi in fuga da un bulldog, si son fatti eroi di molte peripezie, causando grande panico. Uno dei fuggiaschi gettava in terra una cameriera e un bimbo, ma poi li scavalcava senza toccarli.

Foto e immagini del Circo Kludsky si trovano in questo sito.

Le cartoline allegate mostrano il Teatro Balbo, in via Andrea Doria, oggi sostituito dalla Camera di Commercio.