di Arconte

Prosegue la nostra lettura del libro “Il re Vittorio Emanuele nella sua vita intima. Bozzetti di Fausto”, pseudonimo di Rinaldo De Sterlich (Roma, 1878), dove sono presi in esame i vari personaggi piemontesi dell’entourage del re Vittorio Emanuele II, a partire dal conte Giovanni Visone, Ministro della Real Casa.

Stampa con ritratto di Giovanni Visone

Prima di iniziare questa disamina, pare opportuno conoscere meglio il nostro Fausto che dalla rete emerge come un personaggio dai contorni piuttosto vaghi. Le notizie più approfondite derivano dal libro “La fine di un regno”, di Raffaele De Cesare (1900) (1) dove Rinaldo De Sterlich viene descritto come un giovane di 16 anni che nell’estate del 1856 assiste Padre Gennaro Maria Cutinelli (Napoli, 1782 – Sarno, Salerno, 1860), sacerdote gesuita apostolo delle carceri napoletane e fondatore di un Istituto per il recupero dei giovanissimi ladruncoli. Rinaldo scriveva le lettere per l’anziano sacerdote, sofferente e quasi cieco, e lo accompagnava in giro. Padre Cutinelli lo definiva “il mio bastone”. Rinaldo sarebbe quindi nato intorno al 1840 e, secondo Raffaele De Cesare: «… ebbe più tardi vita avventurosa. Fece ascensioni in pallone, girò l’Europa per Congressi, fu pompiere in Roma e intimo di Vittorio Emanuele, andò in Egitto nella polizia d’Ismail; e tornato di là, povero come Giobbe, lavora, conservando tutto il suo spirito» (2).

A quanto pare, il Nostro non apparteneva alla famiglia nobile abruzzese De Sterlich, marchesi di Cermignano (Teramo), che annovera almeno due esponenti di nome Rinaldo, uno dei quali parzialmente coevo di Fausto, essendo nato nel 1786 e morto nel 1866.

Non abbiamo trovato data e luogo di morte di Fausto. Il Sistema Bibliotecario Nazionale riporta numerose opere a nome di Rinaldo De Sterlich e di Rinaldo Cesare De Sterlich.

Il primo personaggio piemontese che Fausto prende in considerazione è il conte Giovanni Visone, Ministro della Real Casa.

Il conte Visone (foto Archivio Storico del Senato della Repubblica)

Il Ministro della Real Casa è responsabile del Ministero della Real Casa, ufficio complesso, organizzato in direzioni e sezioni come i ministeri statali, che si occupa della amministrazione dei beni della corona e della lista civile, e non fa parte del governo. Insieme alla Casa militare, diretta dal Primo aiutante di campo del Re, alla Casa civile, diretta dal Prefetto di palazzo, e ad altri uffici di minore importanza, il Ministero della Real Casa costituisce la Real Casa.

Giovanni Visone (Costigliole d’Asti, 5 ottobre 1814 – Moncalieri, 14 agosto 1893) è ministro della Real Casa dal 1874 al 1892, preceduto da Giovanni Rebaudengo (fino al 1868); da Filippo Antonio Gualterio (dal 1868 al 1869) e da Federico di Castellengo (dal 1869 al 1874).

Sono disponibili in rete diverse sue biografie, molto particolareggiata quella di componente del Senato del Regno.

Vediamo ora il suo ritratto proposto da Fausto

Ritratto di Giovanni Visone pubblicato da “L’Illustrazione Popolare” del 27 agosto 1893, in occasione della sua morte

Il Conte Visone.

Giovanni Visone nella sua lunga carriera amministrativa, ha dato prova, non solamente di una specchiata probità, ma di una abilità non comune, e di una esperienza ammirevole nel trattare gli affari.

In guisa che nei molti e importanti uffici che gli furon confidati dalla fiducia del Governo e del Re, ha saputo cavarsela con onore e lode.

Fu Deputato al Parlamento e poi Senatore.

Ai pregi amministrativi unisce una squisitezza, ed una affabilità di modi, che lo rendono ognora più stimabile ed accetto a tutti.

Ma… in tutte le cose del mondo vi sono i ma… 

Egli ha poi una qualità, che spinta oltre i limiti diviene un difetto.

Egli è soverchiamente amante dell’economia, e quindi pecca per avarizia.

Lettera indirizzata a Giovani Visone dalla Società superstiti Crimea

Nel posto eminente di Ministro della Real Casa, conviene aver vedute larghe, specialmente in tutto ciò che si attiene al decoro, al lustro del Principe, alla rappresentanza.

E la Casa di un Re in certi capitoli di bilanci, ha il dovere d’esser generosa.

In una Corte dove da molti anni non si dà un ballo… dove tutto il gran lusso consisteva in quattro pranzi ufficiali, cui erano invitate una trentina di persone, si potrebbe, si dovrebbe fare una parte assai più larga all’incoraggiamento delle belle arti, ed alla bene intesa beneficenza.

Del resto un adagio volgare dice che i fatti della pentola li sa il mestolo, ed è molto probabile che l’apparente avarizia di Sua Eccellenza il Conte Visone avesse la sua giustificazione; o per lo meno le sue circostanze attenuanti.

Vittorio Emanuele avea per altro molta stima del suo Ministro, della sua grande onestà ed anche della sua capacità – lo considerava come un vero amico.

Poesia per le nozze di Giovanni Visone con Amalia Rasini dei Conti di Mortigliengo

Pure talvolta dicea, così per ridere, che fosse assai più facile togliere un dente a Visone, che estirpargli un foglio da mille lire.

Il Re narrava che quando avea bisogno di una qualche anticipazione, trovava nel Ministro una viva opposizione, fatta per altro con tutte le buone regole del rispetto e della cortesia.

A questo proposito Sua Maestà raccontava per celia, che quando avea bisogno di chiedere straordinariamente una qualche somma, non osava prender Visone di fronte, e per così dire a bruciapelo: ma lo preparava abilmente a ricever il colpo.

Ecco in qual modo.

Al Re non mancava mai la selvaggina; e quindi prendeva un bel fagiano, e chiamato uno dei suoi servi, lo spediva a Visone, senza dir altro.

Biglietto da visita di Giovanni Visone

Il Conte pregava il messo di ringraziare l’Augusto Sovrano del gentile pensiero e del dono.

Più tardi il Re mandava altri due fagiani… ed il Ministro raddoppiava i suoi ringraziamenti.

Finalmente, dopo un paio d’ore, Sua Maestà mandavagli altri quattro fagiani… i quali poi erano seguiti, a breve intervallo, da un altro messaggio, cioè da uno dei familiari del Re, che faceva la formale richiesta di un’anticipazione di venti o trentamila lire!

Visone in questi casi faceva le sue opposizioni; ma siccome alla fin fine si trattava del Padrone, si stringeva nelle spalle, e mandava una parte (non mai tutto) della somma richiesta, protestando di non aver quattrini in cassa.

Man mano il Ministro avea capita la manovra: e quando il Re gli mandava la seconda spedizione di fagiani nel medesimo giorno, faceva subito un sorrisetto e diceva al messo:

– Ahi, quanti fagiani! ho capito, ho capito… stamane Sua Maestà vuol quattrini!

E di fatti era proprio così.

Del resto, a parte la lesineria, che al Re non piaceva, Sua Maestà, ripeto, aveva molta benevolenza pel Conte; anzi quando Visone fu gravemente ammalato, il Re se ne mostrò molto contristato e giunse perfino a fargli visita personalmente… tratto di singolar favore, per un Re, che non avea costume di far visite che assai di rado.

Necrologio di Giovanni Visone pubblicato da “L’Illustrazione Popolare” del 27 agosto 1893. Da notare l’erronea indicazione del paese natale: “Castigliole” anziché “Costigliole”

Il Conte Visone è stato fino agli ultimi istanti un amico leale e devoto del Re d’Italia, e lo ha sempre servito fedelmente co’ consigli e con l’opera.

E quando il novello Re lo ha confermato nel suo ufficio, tutti, senza eccezione, se ne sono rallegrati.

Così Fausto conferma le qualità del conte Visone, la sua integrità e la sua competenza in campo amministrativo, già affermate dalle diverse pubblicazioni a lui dedicate, ma non perde occasione di fare del gossip a conferma del suo ruolo di persona molto bene informata. Ci racconta così la storia dell’omaggio interessato dei fagiani da parte del Re che viene sostanzialmente a confermare la correttezza e le altre doti del Ministro della Real Casa.

Nota 1 – Raffaele De Cesare (Memor), La fine di un regno (Napoli e Sicilia) Parte I Regno di Ferdinando II, Città di Castello, Lapi, 1900.

Nota 2 – Secondo De Cesare, il padre di Fausto, Alessandro, fu deputato al Parlamento come conferma il portale storico della Camera dei Deputati: nato a Napoli nel 1811, fu Deputato per il Collegio di Capua per la X (1867-1870) e XI (1870-1874) Legislatura.