di Arconte

Il protagonista di questo capitolo del libro “Il re Vittorio Emanuele nella sua vita intima. Bozzetti di Fausto” dovrebbe essere noto a tutti i Torinesi. è infatti l’ideatore del Monumento al Traforo del Fréjus di piazza Statuto, oggi tanto nominato se non per meriti artistici per presunti presupposti esoterici. Ma mentre si parla, molto spesso a vanvera del monumento, il suo ideatore è dimenticato… e così cerchiamo di rimediare con questo articolo.

Marcello Panissera di Veglio (Foto Archivio Storico del Senato della Repubblica)

Il conte Marcello Panissera di Veglio, Prefetto di Palazzo, ci viene presentato da Fausto con un curioso scambio tra cognome e predicato (“Veglio di Panissera”). Ne premettiamo una breve biografia, attingendo in particolare all’Archivio Storico del Senato della Repubblica, perché a proposito di questo personaggio dell’entourage del Re, Fausto riporta essenzialmente un curioso conflitto di competenza insorto per la sua nomina tra alte cariche dello Stato.

Il conte Marcello Panissera di Veglio nasce a Torino, l’8 ottobre 1830 da famiglia nobile piemontese. Frequenta l’Accademia militare dal 1844 al 1849 e ne esce come ufficiale di artiglieria. Partecipa alla spedizione di Crimea. Abbandona poi la carriera militare e si dedica al servizio di Corte, dove ottiene importanti cariche. Nel 1869 Vittorio Emanuele II lo chiama a sostituire il Duca Ferdinando Arborio Gattinara di Breme come Gran Mastro delle Cerimonie di S.M. In seguito diviene anche Prefetto di Palazzo come facente funzione: la nomina ufficiale avviene soltanto nel 1876 e con un certo travaglio. Panissera esercita queste cariche con intelligenza, delicatezza e bontà d’animo tali da ottenere il plauso generale e le mantiene anche col successore Umberto I.

Guida di Torino del 1884 – frontespizio

Ugo Pesci nel suo libro “Firenze Capitale (1865-1870) Dagli appunti di un ex-cronista” (1904) scrive che Panissera era «… conoscitore espertissimo di cose d’arte … uomo serio ed affabile, correttissimo, di quelli che sanno vivere nelle corti non adulando, e non urtando alcuna suscettibilità».

Guida di Torino del 1884: stampa raffigurante il Monumento commemorativo del Traforo del Fréjus

Dal 16 marzo 1879 entra a far parte del Senato del Regno e partecipa con assiduità alle sedute. Nello stesso anno, al 26 ottobre, nella piazza Statuto di Torino, viene inaugurato il Monumento al Traforo del Fréjus: è nato da una idea di Panissera che ha concepito una adeguata commemorazione del grandioso traforo ferroviario del Fréjus i cui lavori si sono conclusi nel 1871. È stato Panissera a immaginare i massi, i Titani, simbolo della forza bruta soggiogata, l’acqua che scende dalle arterie ferite delle montagne per raccogliersi nello specchio alla base che simboleggia il Mar Tirreno. Per concretizzare la sua idea si è rivolto agli allievi della Accademia Albertina e uno dei migliori, Luigi Belli, ha realizzato il bozzetto. Alla inaugurazione del monumento partecipa il re Umberto I.

Panissera è autorevole personalità dell’ambiente artistico torinese. Pittore dilettante, studia l’arte del paesaggio con Ernesto Allason (Torino, 1822 – 1869) ed espone al Circolo degli Artisti e alla Promotrice di Torino.

Il conte Panissera scompare a Roma il 6 aprile 1886. Nel corso della malattia che lo porta a morte, il Re Umberto I lo onora dimostrandogli una particolare benevolenza.

Guida di Torino del 1884: la descrizione del monumento commemorativo del Fréjus con le annotazioni riguardanti il suo ideatore, conte Panissera

Leggiamo ora quanto scrive Fausto:

Nacque in Corte una quistione abbastanza originale a proposito della nomina del Prefetto di Palazzo.

Ne reggeva provvisoriamente l’ufficio Marcello Veglio di Panissera [rectius Panissera di Veglio, N.d.A.], un nobile e pregevolissimo signore Piemontese della buona aristocrazia, ed un di coloro che il Re pregiava moltissimo, e del quale ho udito io stesso più volte a parlare da Sua Maestà con molta stima.

Iscrizione alla base del Monumento al Fréjus che ricorda, tra gli altri, il suo ideatore Panissera di Veglio

Trattavasi di nominare il Panissera definitivamente al posto di Prefetto, e così unire al fumo dell’onore un pochino di arrosto, cioè lo stipendio.

Salta fuori il Ministro dell’Interno, il Conte Cantelli, a sostenere che la nomina fosse di sua competenza, perché, diceva egli, essendo il Prefetto di Palazzo un Grande Ufficiale dello Stato, la nomina non poteva esser fatta se non da lui, che avea solo la facoltà di creare i Grandi Ufficiali.

Il Ministro Visone, dal canto suo, sosteneva che le nomine a tutti gli uffici di Corte, niuno eccettuato, sono di competenza esclusiva del Ministro della Casa del Re, e che non si potea scindere nel Prefetto di Palazzo, la qualità di Grande Ufficiale, che non è altro se non un titolo d’onore o di precedenza nel cerimoniale di Corte.

Girolamo Cantelli e Marco Minghetti in un giornale d’epoca

Il Cantelli per via di fatto, fece la nomina.

Il Visone, per via di fatto, se la pose nel cassetto, perché dovendo egli immettere il Prefetto nel possesso dello stipendio, non intendeva di divenire esecutore de’ decreti del signor Cantelli.

Chi doveva essere arbitro in questa quistione era il Re, il quale d’altra parte si trovava tra l’incudine e il martello.

Perché se dava ragione a Cantelli, il Ministro della Casa del Re si dimetteva; e se invece dava ragione a Visone, minacciava dimettersi il Ministro dell’Interno.

E Sua Maestà decise di non decidere, per lasciare che col tempo la cosa si risolvesse all’amichevole tra’ due Ministri.

E tra’ due litiganti il terzo gode, chi godeva appunto era Marcello Veglio di Panissera, che era Prefetto di fatto, senza lo stipendio, che dovea venirgli solamente dopo risoluta la quistione di dritto.

Il Re ne avea più volte parlato, con diverse persone e ne avea fatto de’ ragionamenti e dei commenti graziosissimi.

Girolamo Cantelli

Un giorno specialmente fu pregato vivamente di accogliere la supplica di un buonissimo giovane appartenente ad onesta ma disgraziata famiglia, il quale bramava essere impiegato come staffiere.

– Lo farei – rispose Sua Maestà – ma bisognerà che io senta il Consiglio de’ Ministri, perché man mano, continuando le quistioni tra Visone e Cantelli, finiranno con togliermi anche il dritto di nominare gli staffieri.

Finalmente la quistione fu risoluta, con un pasticcio, che non è il primo, e forse non sarà l’ultimo nella felicissima amministrazione del Regno d’Italia.

La nomina fu sottoscritta da Visone e da Cantelli: strano connubio delle firme di due Ministri, l’uno politico e risponsabile, l’altro amministrativo e irresponsabile.

Emanuele Filiberto di Savoia ed alcuni archibugieri piemontesi del 1300” in una foto di Lorenzo Suscipj: da sin. Conte Rinaldo Taverna, Marcello Panissera Conte di Veglio, il Principe Umberto di Savoia, Luigi Coardo Marchese di Bagnasco e di Carpeneto ed il Conte Roberto Morra di Lavriano e della Montà

Ed il Conte di Panissera (come direbbe Pangloss il celebre ottimista di Voltaire) divenne il migliore de’ Prefetti del migliore de’ Palazzi, nel migliore degli Stati del migliore de’ mondi possibili!

Questo conflitto di competenze, ricordato anche da Ugo Pesci nel suo libro “Firenze Capitale” (1904) dove è erroneamente indicato come accaduto nel periodo della Corte fiorentina, è in realtà avvenuto nel gennaio 1876, quando il senatore Girolamo Cantelli (Parma, 1815 – 1884) è il non eccelso ministro dell’interno del Governo Minghetti II (10 luglio 1873 – 25 marzo 1876). Filippo Mazzonis e Paolo Colombo nei loro libri, che considerano le prerogative costituzionali della monarchia, parlano di un “braccio di ferro” tra la Real Casa e il Governo Minghetti.

Concludiamo con una curiosità attinente alla faleristica: Panissera, oltre ad altre onorificenze italiane e straniere, era insignito di quella portoghese di Gran Croce dell’Ordine di Nossa Senhora da Conceição di Vila Viçosa (onorificenza concessa anche al Ministro della Real Casa Giovanni Visone).

Ugo Pesci, Firenze Capitale (1865-1870) Dagli appunti di un ex-cronista, Firenze, 1904.

Filippo Mazzonis, La monarchia nella storia dell’Italia unita: problematiche ed esemplificazioni, Roma, 1997.

Paolo Colombo, Il re d’Italia: prerogative costituzionali e potere politico della Corona (1848-1922), Milano, 1999.

Itinerari e luoghi della memoria – nota della redazione

Troviamo memoria della nobile famiglia dei Panissera di Veglio, titolare del feudo di Veglio, comune montano del Biellese orientale sito tra il crinale della Valsessera e la valle di Mosso, in alcuni importanti edifici situati nel centro di Torino, a Moncalieri e a Bardassano (frazione di Gassino Torinese), che per un certo periodo appartennero o furono abitati dai membri del casato. Nell’elenco dei palazzi e monumenti di Torino sottoposti a tutela di legge per l’importanza storica e architettonica, viene menzionato ai numeri 9 e 11 della castellamontiana piazza San Carlo il palazzo Turinetti di Cambiano, fatto costruire nel 1644 (Luigi Cibrario in “Storia di Torino volume 2”) dal presidente delle Finanze conte Giorgio Turinetti, poi passato ai Piossasco di Scalenghe e da questi ai Panissera di Veglio.

Nelle descrizioni dei percorsi storico-culturali consultabili sul sito del Comune di Moncalieri, si trova invece indicato un “palazzo Panissera di Veglio” posizionato al civico 24 di via Real Collegio, l’antica via dei Signori, che si snodava a ridosso delle mura e che divenne sede di prestigiose dimore gentilizie appartenenti a nobili famiglie e dignitari legati alla corte sabauda.

Scorcio del castello di Bardassano. Panissera di Veglio fu sindaco del paese dal 1862 al 1886 – ph Giovanni Dughera

Sulle colline sovrastanti il centro di Gassino Torinese, nel Chierese, si adagia invece la ridente frazione di Bardassano, caratteristico borgo di sommità dominato da un castello medievale d’aspetto trecentesco magnificamente conservato. La fortezza, appartenuta in antico al comune di Chieri, che ne fece un avamposto contro il marchese del Monferrato, passò di mano più volte sino a divenire proprietà dei conti Panissera di Veglio, cui subentrarono gli attuali proprietari, i Giriodi Panissera conti di Monastero e Signori di Bardassano e Tondonito. Il conte Marcello Panissera di Veglio fu sindaco di Bardassano, al tempo comune autonomo, dal 1862 al 1886.

Ricordiamo infine un’altra curiosità legata al conte Marcello Panissera di Veglio, che fu anche presidente della Promotrice delle Belle Arti di Torino (1866) e dell’Accademia Albertina (1869). Nel luglio 2016 negli spazi del seicentesco Filatoio di Caraglio nel Cuneese si è tenuta un’importante mostra dal titolo “Da Torino a Madrid. Acquerelli dalla collezione di Amedeo d’Aosta, Re di Spagna”. L’esposizione proponeva ventiquattro vedute per lo più torinesi, ma anche di altre località del Piemonte, realizzate da ventidue pittori, quasi tutti docenti dell’Accademia Albertina di Torino, e commissionate nel 1870 dalla Municipalità di Torino in vista del battesimo del secondogenito del duca Amedeo di Savoia-Aosta, al tempo Re di Spagna, che aveva fatto richiesta all’antica capitale sabauda di far da padrino al figlio in ossequio al plurisecolare legame tra la dinastia e la città. L’impresa fu affidata proprio al conte Marcello Panissera di Veglio, presidente della Promotrice delle Belle Arti, che selezionò i ventidue maestri incaricati di eseguire le opere.  

Castello di Bardassano: ambiente interno – ph Giovanni Dughera