di Arconte

Dopo aver annunciato la conclusione dell’esame dei personaggi dell’entourage di Vittorio Emanuele II, ricordati nel libro di Fausto, ci siamo resi conto di averne omesso uno che nel testo viene citato soltanto di sfuggita, per due volte: il Marchese Cocconito.

Desiderosi di approfondire questo sfuggente personaggio di evidente origine piemontese, nominato a proposito della giornata del Re e del momento della sua morte, abbiamo condotto qualche ricerca che ci ha permesso di identificarlo come il marchese Ernesto Venceslao Cocconito di Montiglio.

Anche in questo caso è stata fondamentale la fattiva collaborazione dell’amico dottor Mario Ercole Villa che, con una approfondita ricognizione nei documenti e negli “Annuari Militari” dell’Archivio di Stato di Torino, ha collocato la nascita del Nostro a Montiglio, al tempo in provincia di Casale, il 22 ottobre 1819, figlio del marchese Vincenzo e della marchesa Enrichetta Buronzo.

È allievo nell’Accademia Militare dal 10 ottobre 1828, Sottotenente nel reggimento Genova cavalleria dal 6 aprile 1838 e Luogotenente in 2° nel reggimento Savoia cavalleria dal 6 agosto 1844. Dal 14 settembre 1846 viene applicato alla Divisione militare di Torino e, allo scoppio della prima guerra di indipendenza, viene destinato presso il Quartiere generale della 1^ Divisione all’Armata dal 24 marzo 1848. Il 3 luglio 1849 è nominato Luogotenente ufficiale d’ordinanza ordinario di Sua Maestà.

Dalla rete proviene un articolo di Carlo Piola Caselli, intitolato “Ventinove cavalieri intorno al Re” (2016), dove viene commentata una litografia pubblicata da “L’Illustrazione Italiana” del 1910, intitolata “Vittorio Emanuele II ed il suo Stato Maggiore nella Campagna del 1860”.

Nella figura compaiono nomi eccellenti del periodo risorgimentale, più o meno noti, dei quali Piola Caselli traccia una sintetica biografia.

Al n. 27 si trova il nostro marchese Venceslao, maggiore che Piola Caselli descrive come già sottotenente nel reggimento Genova Cavalleria, decorato di medaglia d’argento al valor militare a Goito nel 1848, nel 1850 promosso capitano, cavaliere della Legion d’Onore nella seconda guerra di Indipendenza, prende parte alla campagna d’Italia, ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia il 1° giugno 1861, promosso in seguito colonnello nel 1865. Protegge la fuga della principessa Maria Clotilde da Parigi, scorta la Regina Maria Pia ed accompagna il Re di Spagna Amedeo a Madrid, muore a Montiglio nel 1880. 

Queste informazioni evocano l’immagine di un militare coraggioso e fedele a Casa Savoia, di un uomo di azione e non di un semplice cortigiano, come potrebbero far pensare le parole di Fausto che lo indica come occasionale accompagnatore di Vittorio Emanuele II nella sua passeggiata in carrozza pomeridiana in sostituzione del conte Castellengo.

Lorenzo Bruno

Altre fonti, oltre a Fausto, ci parlano del marchese Cocconito al momento della morte del Re, in particolare il cappellano maggiore della Real Casa, monsignor Valerio Anzino, il quale narra di aver somministrata al Re la comunione a patto di una dichiarazione pubblica dove affermava di non aver avuto «mai intenzione di recar danno alla Religione» dopo un braccio di ferro di molte ore fra il Vaticano e il Quirinale. Vittorio Emanuele II non riceve invece l’estrema unzione per l’ottimismo ingiustificato del medico di Corte, professor Lorenzo Bruno (Murazzano, Cuneo, 1821 – Torino, 1900), docente universitario e Senatore del Regno.

Scrive Monsignor Anzino: «Aspettai nell’anticamera il prof. Bruno e gli feci le mie rimostranze perché non m’avesse lasciato compiere il mio Ministero. Ma egli mi assicurò che per quanto grave fosse lo stato dell’Augusto infermo, non era in un pericolo imminente. Anzi soggiunse che colla forza che conservava avrebbe potuto durarla ancora alcuni giorni. Mi consigliava però di disporre le cose mie e di ritornare verso sera per passarvi la notte nel caso che nell’accesso della febbre si verificasse il pericolo di una catastrofe.

Partii e mi recai al Sudario ma alla porta fui raggiunto dal Marchese Cocconito che con una carrozza di corte era venuto per riportarmi immediatamente al Quirinale essendosi l’Infermo aggravato. Giungemmo, ma nell’entrar della camera ci si disse: È tardi. Era spirato pochi minuti prima cioè all’una e mezza pom. del giorno 9».

Il nuovo Re Umberto I conferisce la carica di scudiere al Marchese Cocconito. Questa indicazione, riportata dall’Almanacco Palmaverde del 1881, pare posticipare di qualche anno la morte del Nostro che Piola Caselli indica come avvenuta nel 1880, anno che sarebbe confermato dall’“Annuario Militare” dove il marchese Venceslao è citato fino al 1879, quando fa parte della casa militare di Sua Maestà come tenente colonnello in ritiro, coi distintivi di colonnello, e con la carica di aiutante di campo onorario.

Il marchese Cocconito muore a Montiglio (oggi Montiglio Monferrato in provincia di Asti) dove è proprietario del castello. Il 31 ottobre 1852 ha sposato la damigella Amalia di Pettinengo e dal matrimonio sono nati un figlio maschio e una figlia. Il figlio maschio muore in tenera età, verso gli anni ‘70 dell’800, ed è sepolto, come il padre, nella cappella gentilizia del castello, dedicata a S. Andrea.

La figlia Camilla (indicata come Silvia da alcune fonti) sul finire dell’800 sposa il barone Luigi Borsarelli di Rifreddo (Torino, 1856 – Settime, 1936), deputato, sottosegretario agli Interni e Senatore del Regno (1919) che viene sepolto nel castello di Settime d’Asti.

Il marchese Ernesto Venceslao è l’ultimo dei Cocconito proprietari del castello di Montiglio, anche perché, poco tempo dopo la sua scomparsa, muore la cugina nubile Virginia che abitava in un’ala del maniero ma era esclusa dall’asse ereditario.

Il figlio del barone Luigi e della marchesa Camilla, Ignazio Borsarelli di Rifreddo, eredita il titolo marchionale dalla madre con relativi beni e proprietà e, negli anni intorno al 1920, sposa Giuseppina Barozzi, figlia di grandi proprietari terrieri della provincia di Pavia. Dal loro matrimonio nasce Luigi, che muore nel 1955, a soli 26 anni.

Con la scomparsa dei Borsarelli, il castello subisce un periodo di abbandono fin verso il 1980 quando viene acquistato dalla famiglia Levi di Milano, che lo riporta all’antico splendore e favorisce la scoperta di magnifici affreschi del 1300 nella cappella gentilizia di S. Andrea.

Il tradizionale mercatino antiquario di via Tristán Narvaja a Montevideo si svolge ogni domenica. Nel libro di Alfredo Vivalda Jesus José Montiglio è descritto come sedicente discendente di Carlo Magno e del marchese Ernesto Cocconito di Montiglio.

Si torna a parlare del marchese Cocconito di Montiglio nel luglio del 1995, quando sui giornali locali compare la notizia che Jesus José Montiglio, un antiquario uruguaiano che ha appena superato la cinquantina e che vive a Montevideo con la famiglia, sostiene di essere l’erede dei marchesi Cocconito. Insieme a una cordata di quattordici cugini, Jesus José rivendica una eredità plurimiliardaria che comprende i castelli di Montiglio, di Settime, terreni, alberghi e alcuni milioni di dollari.

Secondo la sua versione, un marchese Ernesto Cocconito di Montiglio, nipote del marchese Venceslao, considerato l’ultimo dei Cocconito, ha lasciato l’Italia nel 1911 e si è trasferito in Uruguay a causa del suo amore disapprovato dalla famiglia per Maria Negri, sorella della diva del cinema muto Pola Negri. Dalla coppia sono nati cinque figli, uno dei quali è Luigi Alberto, il padre di Jesus José.

Dal 1992, Jesus José – che sostiene anche la discendenza dei Montiglio da Carlo Magno! – ha incaricato l’avvocato Graciela Calvo Pisano di dimostrare i suoi diritti ereditari, tramandati soltanto oralmente dai componenti della famiglia senza l’avallo di alcun documento.

La notizia desta a Montiglio commenti scettici: il parroco, don Rino Mandrino, studioso di storia locale e autore del volume “Montiglio nello spazio, nel tempo e nella storia” (1989) sostiene che le ricerche dell’avvocato non hanno trovato conferme nei documenti d’archivio.

Un amico di famiglia dei Borsarelli di Rifreddo, Angelo Colla, invia una lettera, pubblicata nella pagina di Asti de “La Stampa” di mercoledì 19 luglio 1995, col titolo “Ecco la vera storia dei nobili Cocconito” dove afferma: «… vorrei fare alcune precisazioni sulle ormai scomparse famiglie nobiliari dei Cocconito e dei Borsarelli già proprietarie del famoso castello di Montiglio al di là delle fantasiose aspirazioni di una improbabile eredità del nobile uruguaiano Jesus José Montiglio».

Angelo Colla fornisce preziose informazioni, anche se con datazioni approssimative, che abbiamo utilizzato nel nostro testo.

Con il 1996, malgrado le ottimistiche affermazioni dell’avvocato, la questione pare spegnersi senza clamorosi colpi di scena.

In ogni caso, la rivendicazione di Jesus José ha avuto il merito di riportare per un momento in luce la figura di un personaggio risorgimentale. Peccato che qualche scrittore locale non abbia pensato di ricavare un romanzo o una commedia da questa vicenda!

Carlo Piola Caselli, Ventinove cavalieri intorno al Re, “Guardia d’Onore”, settembre ottobre 2016

Ecco la vera storia dei nobili Cocconito, Lettera di Angelo Colla, di Montiglio (La Stampa, pagina di Asti, mercoledì 19 luglio 1995

Alfredo Vivalda, La Feria de Tristán Narvaja, Arca, Montevideo, 1996

Ringraziamo Mario Ercole Villa per la fattiva collaborazione.

Sui luoghi della memoria – note della redazione

Il castello di Montiglio Monferrato apparteneva nella seconda metà dell’Ottocento alla nobile famiglia dei marchesi Cocconito di Montiglio, che nel 1869 risultavano condividere il titolo di “marchesi di Montiglio” con Paolo Giovanni Della Rovere. Storicamente furono infatti numerose le famiglie con poteri signorili sul feudo di Montiglio (Malpassuto, Radicata, Cocconito, Della Rovere, Cocastello, Braida), tanto da costituire il cosiddetto “consortile di Montiglio”, legato ai marchesi del Monferrato da vincoli vassallatico-beneficiari, tra cui il diritto di residenza in una parte del castello.

Le origini del castrum, oggi imponente costruzione che mostra un aspetto esterno con elementi tre-quattrocenteschi e interni rimodernati con grande raffinatezza nel tardo Settecento, vengono fatte risalire al XII secolo (secondo alcune fonti è però anche più antico) quando la fortezza era parte integrante del sistema difensivo del marchesato di Monferrato, costituendone un importante avamposto militare.

Scorcio del castello di Montiglio – ph Giovanni Dughera

Il complesso fortificato, originariamente con pianta a U, poi modificata con gli interventi settecenteschi, include all’interno del giardino una cappella gentilizia, dedicata a Sant’Andrea, che deriva la sua importanza dal fatto di racchiudere uno straordinario ciclo pittorico trecentesco dedicato alla Vita di Cristo e realizzato da autore ignoto, detto il “Maestro di Montiglio”.

Dettaglio del ciclo pittorico della cappella con la scena del “Bacio di Giuda” – ph Paolo Barosso

Considerato per la qualità dell’esecuzione una delle massime espressioni della cultura pittorica del Trecento in Piemonte, il ciclo appare rovinato da graffiature e scalpellature, dovute all’applicazione di un pesante strato di intonaco con cui si coprirono le pitture al tempo della peste, nell’illusione di arrestare il morbo. Solo nel 1931 il marchese Ignazio Borsarelli di Rifreddo scoprì per caso l’esistenza degli affreschi, dando inizio ad un’opera di recupero che verrà completata nei decenni successivi.

Veduta del borgo di Settime con l’imponente castello – ph Paolo Barosso

Il castello di Settime d’Asti (località situata ad septimum lapidem, al settimo miglio romano da Asti lungo la strada per la scomparsa città di Industria), abitato dal barone Luigi Borsarelli di Rifreddo, menzionato nel testo come marito di Camilla, figlia del marchese Cocconito, era appartenuto in origine ai Riva, poi agli astigiani Comentina, di seguito nel XIV secolo ai ghibellini astigiani, infine dal 1407 passò ai Roero (Roero di Settime), che nel 1874, per debiti di gioco, lo cedettero ai marchesi Cocconito di Montiglio. La struttura, radicalmente rifatta nel Settcento assumendo la veste di elegante residenza aristocratica di campagna, mantiene però alcuni elementi della costruzione trecentesca. Il disegno delle scuderie è dovuto a Filippo Juvarra.

Ricordiamo infine l’esistenza di un palazzo Langosco, già Cocconito di Montiglio, situato nell’odierna via Mameli nella città di Casale Monferrato, antica capitale dei marchesi del Monferrato.