di Arconte

Prosegue il nostro esame dello scritto “Cinque anni di vita amministrativa torinese: 1909-1914. Note di un sindaco”, scritto da Teofilo Rossi, conte di Montelera, e pubblicato nel maggio 1914 sulla Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti.

Suolo pubblico.

Al 1° gennaio 1910 la superficie dei corsi e strade sistemati ammontava a mq. 3,011,000; questa superficie misurava al 1° gennaio 1914 mq. 3,320,000.

La superficie dei corsi e strade in mantenimento al 1° gennaio 1910 era di Km. 205,655; al 1° gennaio 1914 detta superficie misurava Km. 343,347.

Fognatura.

Al 31 dicembre 1909 i canali neri costruiti misuravano mi. 126,569. Durante il quadriennio vennero eseguiti mi. 29145 di canali neri per conto del Comune e mi. 2550 di fognatura nera anticipata. Sono ancora in corso di costruzione mi. 7600, compiuti i quali, la rete avrà un’estensione di mi. 165,864.

Al 31 dicembre 1909 i canali bianchi misuravano una lunghezza di mi. 66,667. Nel quadriennio scorso ne vennero eseguiti mi. 22,680, e sono in corso i lavori di costruzione di altri mi. 5715, compiuti i quali, la rete bianca della nuova fognatura avrà un’estensione di mi. 95,062, alla quale aggiungendo i detti canali bianchi preesistenti al 1893 della lunghezza complessiva di mi. 94490, si ha un totale di canali bianchi di ml. 189,552.

L’ammontare delle opere di fognatura al 31 dicembre 1909 era di L. 9,449,209.94, ed al 31 dicembre 1913 di L. 11,892,409.26, cioè nel quadriennio vennero spese per tali opere L. 2,443,199.32.

Sviluppo edilizio.

Il movimento del reddito imponibile sui fabbricati fu il seguente:

1910 36.196.565,16 1913 40.972.195,83
1911 37.225.573,74 1914 40.323.770,64
1912 38.834.250,64    

I permessi per case di nuova costruzione od ampliamenti importanti furono:

nel 1910 1074 nel 1912 1240
nel 1911 1046 nel 1913 919

I permessi di costruzione per ambienti nuovi furono:

  N. Camere   N. Camere
nel 1910 1022 15,860 nel 1912 1061 17,201
nel 1911 904 14,028 nel 1913 996 12,725

Risanamenti.

Isolato S. Eustacchio. — Era uno dei più malfamati edifici della città. Posto a ridosso del Giardino Lamarmora e così nel cuore della città, misurava 6170 mq.: constava di 40 proprietà, conteneva 9 postriboli e 28 bettole di ultima categoria. L’area risultante fu ceduta per mq. 1222 alla Cassa di Risparmio per un prezzo di L. 875,000.

Ivi sorgerà adunque un grandioso ed artistico edifizio, dove prenderà sede nei secoli il nobile e potente Istituto del risparmio Piemontese.

[Come già indicato al punto 15° del suo programma, Teofilo Rossi descrive il definitivo risanamento della via Stampatori che con i suoi tre isolati adiacenti al Giardino Lamarmora (S. Eustacchio, S. Andrea e San Matteo) costituiva una vera “Corte dei Miracoli” nel centro storico cittadino ed era l’emblema della Torino malfamata per l’altissimo numero di prostitute di basso profilo che vi “esercitavano” la loro attività. Via Stampatori viene bonificata, prima con la demolizione dell’isolato di S. Matteo, dove nel 1910 viene costruito il Palazzo delle Assicurazioni Venezia.

Facciata del palazzo della Luce, capolavoro dell’architettura eclettica

Per gli isolati di S. Eustacchio e di S: Andrea occorre attendere il 1913, sul finire del mese di agosto. Nell’isolato di S. Eustacchio doveva sorgere la nuova sede della Cassa di Risparmio, su progetto dall’architetto Carlo Angelo Ceresa (1915). Il palazzo viene poi venduto nel 1925, incompiuto, alla Società Idroelettrica Piemontese (Sip) che lo completa. Oggi è noto come Palazzo della Luce. La via Stampatori malfamata è stata considerata da Mario Gioda nei suoi articoli poi raccolti nell’opuscolo “Torino sotterranea”. Ne hanno parlato anche Alberto Fenoglio e Maria Russo, in “Torino misteriosa” (Torino, 1981) e, molto di recente, Anna Maria Bonavoglia, nel suo “Il caso del collare dei Savoia” (Torino, 2019). N.d.R.].

Apertura di via S. Ottavio da via della Zecca a via Po. — Anche questa era una delle opere più desiderate per ragioni di salute pubblica, oltre che per viabilità e decoro della città. Sull’area risultante dal protendimento di via S. Ottavio e dall’apertura in via Montebello della nuova via Pescatore, sorgerà sopra una superficie di circa 9000 mq, la nuova scuola normale femminile Domenico Berti. Per questa scuola è preventivata la spesa di L. 1,700,000.

[Le vicende relative all’apertura della via S. Ottavio in via Po sono poco documentate. Questa realizzazione ha comportato un intervento sulla Chiesa della SS. Annunziata (via Po 45), ricostruita con uno spostamento a ovest dall’architetto Giuseppe Gallo tra il 1919 e il 1934.

A commento dello scritto di Teofilo Rossi, va sottolineato che la via Matteo Pescatore non ha mai raggiunto via Montebello. La Scuola Domenico Berti, a quanto ci consta, è stata costruita in altra sede e in via S. Ottavio sorge l’edificio scolastico che ospita al n. 9 il Liceo Gioberti e al n. 7 la Secondaria Calvino. Il giornalista Ercole Moggi su La Stampa del 17 aprile 1926 descrive la via S. Ottavio come molto squallida e con i lavori per la Chiesa della SS. Annunziata non conclusi e desolatamente interrotti. N.d.R.].

Appartengono pure alla categoria dei risanamenti le molte opere fatte in questi ultimi cinque anni, per bagni, lavatoi pubblici e simili, tanto nell’interno della città, quanto e specialmente nei nuovi quartieri della periferia.

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L’acquedotto comunale, la più necessaria delle tre intraprese municipalizzate, in quanto che il Suburbio mancava letteralmente di acqua potabile e le parti centrali della città ne difettavano d’estate, ebbe questo sviluppo:

1909 acqua venduta mc. 2,417,000 1912 acqua venduta mc. 4,998,000
1910 acqua venduta mc. 3,137,000 1913 acqua venduta mc. 5,666,000
1911 acqua venduta mc. 4,101,000      

Le tramvie municipali, riscattate dalla Società Alta Italia nel 1907, ebbero il seguente incremento:

  N. delle linee Km. Di rete Km di esercizio Treni Km. Reddito lordo
1910 6 24.236 32.265 4.429.742 1,671.887,95
1911 9 30.837 44.546 5.748.728 2.430.857,85
1912 10 38.057 53.599 7.423.796 2.724.977,90
1913 11 44.265 60.627 8.474.699 3.151.085,75
  Valore d’impianto   Valore d’impianto
1910 L. 4,113,190.41 1912 L. 8,351,890.14
1911 L. 5,993,625.33 1913 L. 8,865,758.76

L’impianto idroelettrico fu deliberato dal Consiglio Comunale nell’anno 1905. Nel quadriennio 1910-1913 ebbe lo sviluppo seguente:

  Energia venduta KWO Reddito lordo Utile netto
1910 9,236,513 812,195.57
1911 13,213,374 1,401,801.03 187,986.22
1912 23,342,309 1,899,795.95 354,680.88
1913 36,173,970 2,463,869.91 612,518.08

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I nuovi «docks» dall’antica sede di via Cernaia si trasportarono alla Barriera di Nizza (Docks Piemontesi) e in via Valprato (Docks Dora). La benemerita iniziativa, dovuta ai maggiorenti del commercio e dell’industria alimentare Torinese, diede in pochi mesi splendidi risultati.

[I grandiosi Docks, magazzini generali adiacenti alla stazione ferroviaria di porta Susa e destinati a deposito doganale, sono stati progettati dall’ingegner Cesare Valerio. I lavori, iniziati nel 1865, si concludono rapidamente. Così li descrive la “Guida-Ricordo di Torino (1884): «L’area complessiva è di m.q. 60.000 e vi si trovano gli uffizi della dogana di Torino, la caserma delle guardie doganali, vaste sale per il deposito delle merci in arrivo e partenza e per la visita delle medesime, nonché per le miscele, la bollatura ed altre operazioni analoghe nel Dock, oltre un caseggiato pel deposito dei generi di privativa»

Questi magazzini, molto ben rappresentati da Augusto Monti nel suo libro “I Sansôssí” (Milano, 1929), sono stati demoliti nei primi decenni del ‘900 e ne resta il ricordo nell’Hotel Dock Milano di via Cernaia. Al loro posto sono stati costruiti il Palazzo Pralormo – già Scuola di Guerra e oggi Circolo Ufficiali di Presidio -, l’Ex Palazzo dell’Intendenza di Finanza (di entrambi parla più avanti lo stesso Teofilo Rossi) e la Questura, operativa dal 1935 (“I palazzi istituzionali di corso Vinzaglio dal 1706 al 2006”, Torino, 2005). N.d.R.].

Il vecchio mercato di Porta Palatina sta per subire una radicale trasformazione col progetto dei nuovi edifizi approvato dal Consiglio Comunale in seduta 9 luglio 1913, con una spesa preventivata di circa 2 milioni.

Il nuovo ammazzatoio sorgerà presso il Regio Parco, sopra una area già preparata in mq. 150,000. Il progetto, egregia opera dell’ing. Vandone e di una Commissione municipale che studiò sul luogo i principali impianti d’Europa, importerà la spesa di circa 6 milioni.

Nella stessa regione sorgeranno pure:

Il nuovo edifizio della Scuola veterinaria pel quale sono in corso e ben avviate a compimento le trattative col Ministero;

Il canile municipale di prossima costruzione;

L’Istituto per lo studio e la cura delle malattie contagiose provenienti da animali.

[Dopo varie successive sedi, l’Ammazzatoio o Macello Pubblico torinese, nel 1868, è stato collocato in corso S. Avventore, l’attuale corso Inghilterra, all’angolo con il corso Vittorio Emanuele II, nel tratto antistante le Carceri Nuove. La “Guida-Ricordo di Torino (1884) così lo descrive: «(…) Il luogo destinato al pubblico macello merita di essere visitato per il modo con cui vennero disposti i locali adatti alla macellazione dei suini, degli ovini e dei bovini, e le precauzioni prese per le visite sanitarie dei veterinari municipali, le visite necroscopiche, le disinfezioni, il controllo per prevenire il contrabbando, le introduzioni di carni sospette di carbonchio, di trichina e di altre malattie. Vi hanno numerose stalle pel deposito degli animali e per la conservazione delle carni macellate; vasche, ghiacciai, tavoli di marmo, ecc.

Si può visitare ogni giorno mediante permesso del Direttore o del Sindaco».

Rimarrà in questa sede fino al 1968 quando ci sarà il sofferto trasferimento presso lo stabilimento di via Traves.

È interessante notare che si è pensato al Regio Parco anche come polo veterinario, con la Scuola Veterinaria (al tempo non ancora Facoltà universitaria), il canile e quello che Teofilo Rossi definisce «Istituto per lo studio e la cura delle malattie contagiose provenienti da animali». Si tratta della “Stazione sperimentale per la lotta contro le malattie infettive del bestiame in Piemonte e in Liguria” poi chiamata Istituto Zooprofilattico Sperimentale che, secondo il suo sito istituzionale, ha iniziato la sua attività nel 1913 e nel 1914 ha completato il suo primo edificio in un vasto appezzamento (5.195 metri quadrati) concesso gratuitamente dal Comune di Torino. È l’unica struttura realizzata al Regio Parco fra quelle elencate da Teofilo Rossi. N.d.R.].

Nuovo Politecnico.

La scuola degli ingegneri del Valentino sarà trasportata nella sua nuova sede a monte del Ponte Principessa Isabella, sulla sponda destra [sinistra, N.d.R.] del Po.

La spesa di costruzione dei nuovi edifizi sarà di 6 milioni, dei quali 3 votati dal Parlamento colla legge 4 aprile 1912, n. 297: e 3 forniti dal Comune come prezzo degli stabili ceduti. Il progetto, affidato agli ingg. [Giacomo] Salvadori [di Wiesenhoff] e [Stefano] Molli, è in corso di esecuzione. L’area dei nuovi istituti misurerà mq. 210 mila circa.

[Al tempo, il Regio Politecnico di Torino disponeva di due sedi, perché era nato, grazie alla Legge 8 luglio 1906, dall’unione della Regia Scuola d’Applicazione per gli Ingegneri – alloggiata nel Castello del Valentino – con il Regio Museo Industriale Italiano, situato in via Giolitti n. 32, nell’isolato oggi occupato dal piazzale Valdo Fusi. Nel progetto espresso da Teofilo Rossi, queste due sedi dovevano unirsi nell’area della Cascina Ceresa, nella attuale via Pietro Baiardi (allora via Bormida), tra via Ventimiglia e corso Unità d’Italia, area oggi occupata dall’Ospedale Regina Margherita e dal Centro Traumatologico CTO.

Questa nuova sede, fortemente voluta dal corpo docente, non è realizzata a causa della Prima Guerra Mondiale. Sempre questa sede è proposta da nuovi progetti, formulati nel 1939, non realizzati a causa della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre la sede di via Giolitti viene distrutta da bombardamenti del 1942 e 19143. La Cascina Ceresa viene ancora evocata nel 1949, al momento della decisione di costruire il nuovo edificio che ospiterà Ingegneria dal 1953 in corso Duca degli Abruzzi n. 24, nell’area del faraonico Stadium. La Facoltà di Architettura rimane al Castello del Valentino. N.d.R.].