di Arconte

Prosegue il nostro esame dello scritto “Cinque anni di vita amministrativa torinese: 1909-1914. Note di un sindaco”, scritto da Teofilo Rossi, conte di Montelera, e pubblicato nel maggio 1914 sulla Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti.

Questione ospitaliera e di assistenza.

Nelle vicinanze del futuro Politecnico sorgeranno i nuovi Ospedali progettati a notte del Corso Spezia, colla fronte orientale disposta lungo il Corso Galileo Galilei, tra il Corso Spezia predetto e il Corso Piemonte [via Demonte? Il corso Piemonte era parallelo al corso Moncalieri, lungo la sponda del Po, dal Ponte Umberto I a via Gioanetti, N.d.R.]. Mentre si stanno compiendo le pratiche per portare a compimento questo grandioso nuovo Policlinico, destinato a risolvere in modo definitivo la questione ospitaliera di Torino, la mia amministrazione ha provvisto già in modo efficace agli altri problemi che ad esso sono connessi.

[L’anno di nascita dell’Ospedale a noi noto come “Le Molinette”, sito in corso Bramante n. 90, è il 1935. Appare compreso tra via Genova, via Cherasco, via Santena, corso Ventotto Ottobre 1922 e corso Bramante nella Guida Paravia del 1936, sostanzialmente sovrapponibile al progetto dell’Ospedale, pubblicato da La Stampa nel 1915, da noi integrato con l’indicazione delle variazioni nell’intitolazione delle vie: si rende infatti necessaria una serie di precisazioni sulla toponomastica della zona.

Inizialmente il corso Galileo Galilei origina da Ponte Isabella, segue la sponda sinistra del Po e, all’altezza dell’attuale Ponte Balbis (già Vittorio Emanuele III, 1928) raggiungeva la ferrovia di Genova percorrendo il tratto dell’attuale corso Bramante che viene così battezzato dal 23 dicembre 1910. Alla stessa data, viene dato il nome di Galileo Galilei al tratto di strada lungo il Po che fiancheggia le Molinette. Questo corso ha preso successivamente i nomi di “Ventotto Ottobre 1922”, “Polonia” e oggi “Achille Mario Dogliotti”.

Un secondo cambio di nome riguarda la via Genova. Al tempo di Teofilo Rossi, l’attuale via Genova, si chiama via Demonte. Aveva il nome di Genova l’attuale via San Francesco d’Assisi, così ribattezzata in una seduta del Consiglio Comunale del 20 maggio 1889.

Per questo motivo nei progetti dell’Ospedale Molinette coevi di Teofilo Rossi l’attuale via Genova è ancora chiamata via Demonte. Mantiene questa intitolazione fino ai primi mesi del 1926, quando via S. Francesco d’Assisi riprende il suo nome e via Demonte è ribattezzata via Genova. Il nome di Demonte viene dato a una breve via nella stessa zona. Muta il nome anche la via Molinette che diventa via Augusto Abegg (1861 – 1924) benefattore che ha finanziato la costruzione di un nuovo padiglione nel nuovo Ospedale. N.d.R.].

Si provvide, d’accordo coll’ospedale di San Giovanni e mediante un concorso di 500 mila lire da parte del Comune, ad una casa per i convalescenti, i cronici e i provvisoriamente dimessi, sulla collina torinese.

Per la gravissima piaga della tubercolosi, l’Amministrazione municipale provvide, d’accordo con quella dell’ospedale di San Luigi, al progetto di un nuovo grandioso sanatorio sullo stradale Orbassano in vicinanza di quello già esistente, con contemporaneo abbattimento dell’attuale ospedale centrale di San Luigi. Per la prevenzione contro il diffondersi di questa terribile malattia, oltre all’istituzione di preventori antitubercolari, si provvide alla formazione di una colonia nella cascina Confina di proprietà municipale, dove già fin d’ora vengono ricoverati i bambini appartenenti a famiglie tubercolotiche.

[Nel 1911, Torino dispone di due Sanatori, uno a cura del Cottolengo, annesso all’Ospedale Amedeo di Savoia (aperto dal 1° gennaio 1900) ma separato dagli altri padiglioni che accoglie tubercolotici ancora curabili e dispone di 100 letti.

Il secondo dipende dall’Ospedale di San Luigi Gonzaga è stato costruito nel 1909, grazie alla Cassa di Risparmio, su progetto dell’ingegner Eugenio Mollino, fuori della Barriera di Orbassano (attuale Piazza Omero) in regione Tre Tetti, in strada poi corso Orbassano n. 339, civico che non corrisponde a quello attuale. Capace di 200 letti per malati in fase avanzata (1911), è stato trasferito nel 1970 a Orbassano dove è rimasto attivo fino al 1980.

L’Ospedale di San Luigi Gonzaga, in via Piave n. 21, non è stato abbattuto e, dal 1925, è sede dell’Archivio di Stato-Sezioni Riunite. La sua costruzione è iniziata nel 1818 su progetto dell’architetto Giuseppe Talucchi e, nel 1911, ricovera 200 ammalati poveri colpiti da malattie croniche e ospita la Clinica dermopatica universitaria (Torino. Sue istituzioni igieniche, sanitarie, filantropiche e sociali, Torino, 1911). N.d.R.]

Abbiamo concorso mediante aiuto all’ospedale Maria Vittoria, per la sistemazione del suo bilancio e per la cura delle malattie delle donne.

[L’Ospedale Maria Vittoria, in via Cibrario n. 72, fondato dal professor G. Berruti per donne e bambini sofferenti è stato ufficialmente inaugurato il 10 ottobre 1887 con 12 letti per le donne e 4 per bambini (Torino. Sue istituzioni igieniche, sanitarie, filantropiche e sociali, Torino, 1911). N.d.R.]

Ospedaletto infantile Regina Margherita: Sorgerà tra breve il nuovo grandioso edificio su terreno concesso dal Municipio, nelle vicinanze del futuro Politecnico.

[L’Ospedaletto Infantile “Regina Margherita” è stato realizzato dal dottor Secondo Laura (1833 -1902) uno dei più lodevoli medici filantropi di Torino – definito al tempo come “L’apostolo degli ospedali infantili in Italia” – grazie al decisivo contributo delle logge massoniche torinesi. L’Ospedaletto ha avuto una prima, modesta, sede in corso Dante dove, dal 24 dicembre 1883 a 30 giugno 1888, ha ospitato 916 bambini. Nel novembre 1888 si è trasferito nella nuova sede collocata tra le attuali vie Federico Menabrea, Giotto e corso Bramante, usata fin dopo la Seconda Guerra Mondiale, ancora esistente e destinata a diverso uso. Il nuovo moderno ospedale Regina Margherita è stato inaugurato nell’ottobre 1961 su un terreno messo a disposizione dal Comune in piazza Polonia, nell’area dove, secondo i progetti di Teofilo Rossi, avrebbe dovuto sorgere il Politecnico. N.d.R.].

Sifilicomio e Maternità: Già si provvide all’acquisto dei terreni per le nuove costruzioni.

[Il primo ospedale torinese per la cura della sifilide nasce nel 1733 ad opera del banchiere filantropo Lodovico Boggetto: l’Opera Boggetto occupa alcune stanze dell’Ospizio di Carità in via Po n. 31 (Palazzo degli Stemmi). Qui nel 1815 si istituisce la cattedra universitaria di malattie sifilitiche, rimasta attiva fino al 1865. Dal 1866 al 1936, l’Opera Boggetto occupa i locali attigui alla chiesetta dei frati minori in corso Cairoli 14 bis all’angolo con via Mazzini. Qui viene creato, anche per forte impulso del professor Casimiro Sperino, un Ospedale dedicato a San Lazzaro, con 44 letti (54 nel 1868). Questo Sifilocomio, nel 1911, ha 73 letti e ogni anno cura oltre 500 persone affette da malattie veneree e sifilitiche. È sede della clinica sifilopatica universitaria. Considerato «antigienico e insufficiente», se ne annuncia il prossimo trasporto nella nuova sede oltre la barriera di Nizza (Torino. Sue istituzioni igieniche, sanitarie, filantropiche e sociali, Torino, 1911). Nel 1936, l’Ospedale di San Lazzaro si trasferisce in via Cherasco n. 23, nel complesso delle Molinette. È demolito negli anni ’50 del Novecento per costruire il palazzo Riv Skf, ora Assicurazioni Toro.

Occorre ricordare che nel 1836, per volere del re Carlo Alberto, è stato progettato un istituto-modello, collocato all’incirca nell’area oggi occupata dal Liceo classico Vittorio Alfieri, il “Correzionale delle Prostitute e Ospizio Celtico”, principale ospedale femminile per le malattie veneree, diretto dal professor Casimiro Sperino. Chiuso nel 1910 e trasformato in carcere militare, è stato demolito negli anni ’50. N.d.R.].

[L’Ospizio della Maternità, fondato nel 1733, fa parte dell’Ospedale di S. Giovanni fino al 1801 quando è dichiarato autonomo e alloggiato presso il convento dei Trinitari Scalzi, che ha ingresso da via Giolitti nn. 42 e 44, con l’annessa Chiesa di San Michele Arcangelo (oggi di rito bizantino). Ottiene il riconoscimento regio nel 1815. Nel 1911, ricovera le partorienti povere, nubili o maritate, della Provincia di Torino e questa sede è considerata insufficiente e disadatta. È sede della clinica ostetrica universitaria che sarà, tra non poco, trasportata in un nuovo ed adatto edificio (Torino. Sue istituzioni igieniche, sanitarie, filantropiche e sociali, Torino, 1911). N.d.R.].

Nuovo ospedale Martini in regione di San Paolo: Il Municipio concorse con appoggio ed aiuto al suo benemerito fondatore, Dr. Enrico Martini, ottenendo così di dotare di un grandioso nuovo nosocomio una regione da poco sorta e in continuo grandissimo sviluppo.

[Il «Nuovo ospedale Martini in regione di San Paolo», inaugurato il 22 novembre 1911, era collocato nell’attuale corso Ferrucci ai civici 48 e 50, tra la via Vinadio e la via Moretta, location oggi compresa nel quartiere Cenisia. Distrutto da bombardamenti del novembre 1942, nel dopoguerra è stato sostituito da un grande moderno palazzo. Le vicende, travagliate da molte polemiche, riguardanti questo ospedale e la Astanteria Martini alla Barriera di Milano (1923) sono descritte nel libro del dottor Enrico Martini “I miei ospedali. Annotazioni e chiarimenti” (Torino, 1925). N.d.R.].

Manicomio Provinciale: Sono in corso le trattative per l’acquisto da parte del Municipio dell’area dell’attuale manicomio che sarà trasportato fuori della città: il Municipio concorrerà inoltre per la spesa della costruzione del manicomio futuro.

[Il Manicomio di via Carlo Ignazio Giulio n. 22 (noto come “Albergo dei Due Pini”) risale al 1834 ed è capace di 500 letti. Per quanto costruito con criteri d’ordine e di pulizia, nel 1911 non è più adeguato. Dal 1872 si è aperta una succursale in Collegno, dove vengono ricoverati più di 800 ospiti, parte a pagamento. Nel manicomio di Torino ha sede la Clinica psichiatrica universitaria (Torino. Sue istituzioni igieniche, sanitarie, filantropiche e sociali, Torino, 1911). N.d.R.].

Malati poveri e abbandonati: Attualmente questi sono ospitati a cura del Municipio nell’antico monastero della Visitazione: il Comune sta provvedendo alla costruzione di un nuovo riparto nell’Ospizio di Carità per ricoverare e curare più efficacemente questi ammalati.

Convento delle Monache della Visitazione

[Il Convento di clausura delle Monache della Visitazione era in via della Consolata n. 10, all’angolo via San Domenico. Oggi è stato sostituito dal Palazzo dei Servizi di Igiene e Sanità, realizzato nel 1936 su progetto dell’architetto Giovanni Battista Ricci dell’Ufficio Tecnico Municipale, in tardo gusto art-déco, per accorpare in un unico edificio i servizi di sanità comunali prima collocati nel Palazzo Civico e in altri locali in affitto. N.d.R.].

Cucina malati poveri: Fu dato gratuitamente il terreno in località centralissima per la costruzione di questa cucina che adempie ad uno scopo altamente benefico e pratico.

Cucina Malati Poveri

[La Cucina Malati Poveri esiste ancora oggi, come Opera Pia Cucina Malati Poveri. Dal suo sito apprendiamo che è nata in seguito al voto di Ernesta Sampò Vallerino, maestra elementare di Rubiana, miracolosamente guarita da una nefrite. Con l’appoggio della principessa Laetitia Bonaparte (1866 – 1926), la Sampò Vallerino ha dato vita alla Cucina per fornire gratuitamente alimenti agli indigenti e ai malati riconosciuti dai medici municipali. Dopo l’inaugurazione, al 14 febbraio 1903, la Cucina opera per due mesi, riprende a dicembre e prosegue per quattro mesi. In seguito la sua attività si stabilizza nei mesi invernali: secondo il professor Abba, nel 1913, la Cucina resta aperta per otto mesi all’anno, da novembre a giugno.

Fino al 31 marzo 1905 questa attività viene svolta in via Arsenale n. 13. I volontari, allontanati per la costruzione del palazzo delle Poste, nel 1904 trovano sede in via IV Marzo n. 11, in locali del Policlinico Generale Umberto I. Nel 1913, anno in cui la Cucina è dichiarato Ente Morale (16 luglio), iniziano i lavori di costruzione di una sede propria sul terreno in corso Palestro n. 11, all’angolo con via Bertola, concesso dal Municipio il 3 maggio 1912.

L’edificio, in stile liberty, dove ancora oggi risiede la Cucina, è progettato dagli ingegneri Giacomo Salvadori di Wiesenhoff e Daniele Ruffinoni. La sua realizzazione è resa possibile dalla donazione di 50.000 lire fatta fin dal dicembre 1911 dal cav. uff. Clemente Cirio, da molti anni benefico cooperatore, in memoria del figlio Giuseppe scomparso a soli 17 anni il 7 novembre di quell’anno, affinché l’ente potesse disporre di una sua sede.

L’inaugurazione avviene il 7 ottobre 1914, alla presenza delle autorità cittadine e con la partecipazione della Principessa Laetitia che distribuisce personalmente alimenti e bevande ai circa trecento poveri convenuti (Francesco Abba, La Cucina per Malati Poveri di Torino, Rivista di Ingegneria Sanitaria e di Edilizia Moderna, anno IX, n. 12, Torino 30 giugno 1913; Enrico Miletto, Laici e solidali. Massoneria e associazionismo a Torino e in Piemonte (1861-1925), Milano, 2018). N.d.R.].

Congregazione di Carità: Il Municipio concesse in uso gratuito alla Congregazione di Carità un suo stabile in ottime condizioni in via della Zecca, ove la Congregazione di Carità ha attualmente la sua più degna sede.

[L’edificio citato da Teofilo Rossi, al civico 31 di via della Zecca, l’attuale via Giuseppe Verdi, tra via Montebello e via Riberi, destinato alla Congregazione di Carità è oggi scomparso, sostituito da un palazzo della RAI.

Il discorso sulla Congregazione di Carità porta a considerare una ulteriore declinazione della beneficienza torinese. Scrive il già ricordato professor Francesco Abba (1913): «Una delle molte caratteristiche che misero la città di Torino alla testa delle altre sorelle italiane, e che tuttavia ve la mantengono, è la Beneficenza. Numerosissime ed antichissime sono le istituzioni che hanno per scopo di alleviare le miserie umane in tutte le sue molteplici manifestazioni, sicché può dirsi che non esista pei torinesi dolore a cui non sia chi ha pensato e provveduto; (…)».

Non è questa la sede per dilungarsi sulla normativa che dal 1862 ha regolato gli enti assistenziali con estensione all’Italia del sistema della beneficenza pubblica già in vigore nel Regno di Sardegna fino alla soppressione delle Congregazioni di Carità nel 1937.

Secondo la Guida Paravia del 1936, la Congregazione di Carità di Torino, con Ufficio di beneficenza in via Riberi n. 1, è stata costituita come previsto dalla legge n. 6.972/1890 (Legge Crispi), ed è succeduta alle Congregazioni di Carità parrocchiali e speciali prima esistenti. Cura specialmente gli interessi dei poveri del Comune, amministra i beni che le appartengono e quelli destinati ai poveri ed eroga le sue entrate in loro soccorso. Per approfondire: Carla Ceresa, Valeria Mosca, Daniela Siccardi, Congregazione di carità. Ente comunale di assistenza di Torino (Torino, 1996). N.d.R.].

Così pure in questi ultimi cinque anni si provvide mediante concessioni di terreni o sussidi alla sistemazione di altre benemerite istituzioni, quali l’Istituto dei minori corrigendi, ed altri congeneri.

[A proposito di questa istituzione, citata anche come Patronato, Regio Patronato e Società Reale Patrocinio pei minori corrigendi, non disponiamo di una adeguata documentazione che permetta di delinearne strutture e personale, anche se le finalità appaiono evidenti. N.d.R.].

L’Istituto per le Case popolari venne fondato nel 1908: in 5 anni costruì 8 gruppi di fabbricati, comprendenti 37 case. Erogò nelle costruzioni oltre 8 milioni di capitale, dei quali L. 2,460,000 prese a mutuo, e mise a disposizione delle classi operaie 4500 camere, del valore locativo da 8 a 10 lire mensili.