di Arconte

Si conclude il nostro esame dello scritto “Cinque anni di vita amministrativa torinese: 1909-1914. Note di un sindaco”, scritto da Teofilo Rossi, conte di Montelera, e pubblicato nel maggio 1914 sulla Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti.

Palazzo dei Telefoni

Palazzo dei Telefoni.

Fu oggetto della legge generale del riscatto delle reti telefoniche private. I lavori vennero iniziati nel giugno 1909 e sono presso che ultimati, in modo che si spera poter consegnare il palazzo nel corrente mese di maggio.

Colla convenzione preliminare 14 novembre 1908, il Comune cedette al Governo l’area di mq. 2763 circa, necessaria in piazza Venezia, ed assunse la costruzione dell’edificio che copre un’area di mq. 2009 per la somma a corpo di L. 900,000. Posteriormente si provvide all’esecuzione di maggiori opere, importanti a L. 81,250, da anticiparsi dalla città, e da rimborsarsi dal Ministero.

Per cause indipendenti dal Municipio e dall’Impresa costruttrice ed imputabili esclusivamente al Governo, si ebbe un enorme ritardo nell’ultimazione dei lavori; però questa è imminente, ed al più presto si farà la consegna, anche provvisoria, del palazzo alla Direzione dei Telefoni, che ne ha fatto richiesta, e quindi si procederà alla liquidazione finale nel miglior modo possibile.

[Va notato che Teofilo Rossi parla di questo Palazzo come iniziato nel 1909 e terminato nel 1914 che accoglieva l’amministrazione dei telefoni dello Stato e l’unica centralina automatica cittadina, mentre in rete anche in siti qualificati si trovano soltanto notizie a far tempo dal 1925, anno in cui diviene sede della neonata STIPEL (Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda), concessionaria del servizio telefonico per la zona del Piemonte e della Lombardia, creata dal gruppo elettrico SIP di Torino per gestire, su concessione statale, il servizio telefonico in Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta. Nel 1937 vi si trasferiscono da via Arsenale gli uffici STIPEL dell’Esercizio di Torino. Dopo lo spostamento in corso Inghilterra nel 1968, alcune attività di Telecom Italia rimangono fino al 2000. Oggi il palazzo ospita diversi uffici dell’Agenzia del Territorio.

Mappa del 1893, dove sono evidenziate piazza Venezia e i Docks poi sostituiti dai palazzi istituzionali di corso Vinzaglio

La piazza Venezia è nata in una area prospicente alla Cittadella e destinata dal Consiglio Comunale, l’11 marzo 1862, al mercato dei combustibili (legna da ardere e carbone). Così dal 1867 sorge la piazza dei Combustibili, ribattezzata nel 1869 piazza Venezia, città annessa tre anni prima al Regno d’Italia. Piazza Venezia scompare nel primo decennio del ‘900, con la costruzione, oltre al Palazzo dei Telefoni, delle Scuole Margherita di Savoia e Principessa Letizia, e delle vie Meucci e Davide Bertolotti. N.d.R.]

Palazzo degli Uffici Finanziari.

È in costruzione sul corso Vinzaglio tra le vie Sebastiano Grandis e Severino Grattoni, su parte dei terreni occupati dagli Ex-Docks ed occupa un’area di mq. 61,000 circa.

Palazzo degli Uffici Finanziari (Regia Intendenza di Finanza).

Vi provvidero le leggi 21 luglio 1907 e 30 giugno 1912, alle quali corrispondono le due convenzioni 21 luglio 1907 e 23 luglio 1912. Colla prima si approvò la spesa da parte del Governo di L. 1,450,000, oltre il prezzo del terreno in L. 450,000; colla seconda la spesa fu elevata a L. 2,000,000 oltre al prezzo del terreno.

Le opere furono appaltate con atto 23 gennaio 1913, iniziate nel marzo successivo e dovranno essere coperte nel corrente anno.

[Si parla del secondo palazzo istituzionale del corso Vinzaglio, dopo quello della Scuola di Guerra. Il terzo, la Questura, sarà costruito negli anni ‘30. L’edificio, destinato alla Regia Intendenza di Finanza (istituita con Regio Decreto n. 5286/1869) ed Uffici Finanziari e della Regia Avvocatura Erariale, al civico 8 di corso Vinzaglio, occupa l’intero isolato circoscritto dalle vie Severino Grattoni, Sebastiano Grandis e Francesco Guicciardini. È progettato nel 1910 da Carlo Angelo Ceresa, con richiami alla classicità, e l’impresa V. Visetti & Figli effettua i lavori di costruzione, diretti dagli ingegneri Ceresa, Botero e Visetti. Completato nel 1916, viene provvisoriamente utilizzato come sede distaccata dell’Ospedale Militare. La Regia Intendenza di Finanza può insediarsi in corso Vinzaglio abbandonando il palazzo di via Bogino 6, già Scuola di Guerra, soltanto dopo la conclusione della Grande Guerra. Oggi il palazzo è sede della Agenzie delle Entrate, Direzione Regionale del Piemonte. N.d.R.].

Officina carte-valori.

Ne disciplinano l’esecuzione le leggi 21 luglio 1907 e 30 giugno 1912, approvanti rispettivamente le convenzioni 21 luglio 1907 e 20 aprile 1912. Colla prima convenzione l’Officina doveva sorgere nell’isolato dell’ex ospedale militare di Santa Croce in piazza Carlo Emanuele, colla seconda si convenne di erigerlo sull’area di metri quadrati 35,500 circa, appositamente espropriata dal Comune a notte del nuovo ospedale militare tra il corso Vinzaglio [oggi corso IV Novembre, N.d.R.] e la strada di Orbassano.

Officine Governative Carte Valori (1927)

La spesa prevista è di L. 4,000,000, oltre alla concessione di aree ed al concorso di L. 300,000, da parte del Comune. Il termine della consegna è di 3 anni dall’approvazione del progetto definitivo.

L’appalto dei lavori venne ritardato finché il Governo avesse approvato il progetto dei caloriferi, affinché non avesse da rinnovarsi l’inconveniente di dover sospendere i lavori nell’attesa. Tale approvazione essendo ora giunta, si stanno esplicando le pratiche per l’appalto delle opere murarie che avrà luogo quanto prima.

[Col termine di “Carte-Valori” si indicano francobolli, marche da bollo, banconote, carta bollata, ecc. che, dal 1851 al 1862, vengono realizzate per il Regno di Sardegna e poi d’Italia, dall’impresa semi artigianale del tipografo torinese Francesco Matraire. Dal 1859 l’impresa Matraire incontra crescenti difficoltà per le aumentate richieste conseguenti alle annessioni di nuovi Stati. Lo statista Quintino Sella, dal 1862, si prodiga per la produzione nazionale di carte valori ma tutti i principali gruppi industriali italiani declinano l’oneroso incarico. Quintino Sella entra quindi in trattative con la casa londinese De La Rue – che ancor oggi stampa banconote per le banche di tutto il mondo – e affida loro una iniziale produzione di 400 milioni di francobolli (prima serie di francobolli del Regno d’Italia) poi intraprende trattative per poter istituire una tipografia governativa a Torino dove stampare con materiale fornito dai De La Rue e personale tecnico da loro addestrato.

«La Stampa» del 22 marzo 1928 dove si parla del trasferimento della Questura in via Carlo Alberto, nei locali delle Carte Valori

L’Officina Carte Valori è inaugurata il 10 novembre 1865, in via Carlo Alberto 10, nel convento dei Filippini adiacente alla Chiesa di San Filippo, già in parte occupato dal Palazzo delle Poste, con ingresso nella via Principe Amedeo. Nel primo decennio del Novecento, l’inadeguatezza di questi locali al continuo incremento delle lavorazioni richieste induce a pensare ad una nuova sede da realizzare a Torino, quella indicata da Teofilo Rossi. In effetti nell’area delimitata dagli attuali corso Orbassano, via Romolo Gessi, corso IV Novembre e via Caprera – oggi sede della caserma della Guardia di Finanza “Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta” – a quanto pare sono stati iniziati dei lavori, nell’angolo di corso Orbassano con la via Romolo Gessi. Secondo le indicazioni della signora Lucia Coalotto, proposte nella pagina “Torino sparita su Facebook”, in questo punto si poteva osservare un profondissimo scavo rinforzato da uno spesso muraglione, popolarmente indicate come fondamenta della Zecca dello Stato, tanto che la zona era chiamata “le Carte-Valor”. In questo punto ancora oggi si osserva un lungo e stretto fabbricato con la facciata priva di finestre sulla via Gessi e la parete laterale sul corso Orbassano, che pare non appartenere al complesso di edifici della Guardia di Finanza presenti nell’isolato.

Il capannone di via Romolo Gessi angolo corso Orbassano, nell’area detta «le Carte Valor»

Per concludere le vicende dell’Officina Carte Valori, sempre alloggiata in via Carlo Alberto, nel 1924 è annunciato il suo trasferimento a Roma. L’idea della nuova sede torinese è stata scartata per gli inconvenienti conseguenti alla eccessiva distanza fra l’Officina torinese e le amministrazioni centrali dello Stato con cui deve mantenere continui rapporti di servizio. Il trasloco viene completato nel 1928. Si pensa di destinare il palazzo alla Questura, ancora alloggiata nella vecchia e inadatta sede di fianco alla Chiesa di Santa Cristina, al civico 2 dell’attuale via Giolitti. A trasferirsi in via Carlo Alberto è invece la Federazione dei Fasci di Combattimento che abbandona la sede di via Bogino n. 6. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Palazzo, denominato “Campana”, diviene sede universitaria. N.d.R.]

Il capannone di via Romolo Gessi angolo corso Orbassano, nell’area detta «le Carte Valor».

Bilancio del Comune.

Il Bilancio del Comune registrò nei 5 anni le entrate effettive seguenti:

1910 18,673,000 1913 26,533,000
1911 21,080.000 1914 27,501,000
1912 23,697,000    

Tale aumento delle entrate effettive è dovuto in parte all’avvenuto allargamento della cinta daziaria, nonché alla nuova tassa di esercizio e ad un lieve aumento della sovrimposta comunale sui terreni e fabbricati; in parte ad incremento veramente confortante di attività ordinarie. Però a questa rapida crescita corrispose un aumento uguale o quasi di spese ordinarie. Sarà grave problema delle Amministrazioni future trattenere l’aumento delle spese ordinarie, specialmente nelle categorie del personale: poiché è certo che l’aumento delle entrate effettive non seguirebbe, senza nuove tasse, la parabola ascendente della spesa.

«La Stampa» del 3 agosto 1912 dove si parla della seconda cinta daziaria

Il conto sull’esercizio 1913 ha constatato che le entrate effettive normali del Comune furono di L. 28,000,000 e le spese normali di L. 23,000,000, quindi una differenza netta a profitto del bilancio straordinario di circa 5,000,000.

Se anche da questa cifra si vogliano dedurre gli ammortamenti contrattuali del debito di circa L. 1,500,000 all’anno, si ha sempre che il bilancio del Comune di Torino ha attualmente a disposizione del suo programma di opere straordinarie la rispettabile cifra di 3 milioni e mezzo, ricavabile dalle forze normali delle sue contabilità finanziarie. Questa cifra era, agli esordi del mio quadriennio, ridotta a poco più di un milione; posso adunque dire con fondamento che la mia gestione ha migliorato il patrimonio e la finanza del Comune. E questi risultati finanziari veramente confortanti furono ottenuti, malgrado le gravi spese a cui la mia Amministrazione ha dovuto andare incontro, per la sistemazione dei servizi municipali e per la modificazione ed il miglioramento degli organici dei nostri dipendenti, che importano un aumento di spesa di circa due milioni all’anno.

Veduta di piazza Bengasi con l’edificio del Dazio in fondo a destra

Spese pure ingenti furono sostenute per i lavori d’ogni genere iniziati e compiuti alla periferia in seguito all’allargamento della cinta, per l’istruzione pubblica col sorgere di nuove scuole popolari elementari e professionali, di nuovi asili e nuovi Patronati scolastici, per l’abbellimento della città, della sistemazione dei viali e giardini, della formazione di nuovi piani regolatori per la città e la collina, per tutti i servizi di igiene e polizia, i quali fanno sì che la nostra città può vantarsi con giusto orgoglio di essere attualmente fra le meglio tenute, più pulite e sicure di tutta Europa e di avere la mortalità minima fra tutte le consorelle italiane.

Edificio del Dazio di piazza Stampalia (Foto di PmK58)

[Teofilo Rossi parla dei lavori per la costruzione di una seconda cinta daziaria per la riscossione dei dazi, destinata a sostituire quella del 1853. L’idea di una seconda cinta daziaria nasce a seguito del Piano regolatore generale del 1906, entrato in vigore due anni dopo. Viene proposto un perimetro per racchiudere una superficie di 3.900 ettari, più che doppia rispetto alla precedente di 1.700. Il progetto fallisce a causa del dibattito comunale, tanto acceso da provocare le dimissioni del sindaco Frola, sostituito dal senatore Teofilo Rossi.

Edificio del Dazio di piazza Rebaudengo (Foto di PmK58)

Con la legge del 23 giugno 1912, viene approvata una cinta daziaria ancora più estesa che talora raggiunge i confini civici. Anche in questo caso la barriera è costituita da muri, in mattoni o in cemento armato. Il suo andamento si identifica nel tracciato ad anello, con alcune interruzioni, formato dalle vie Vigliani, Reni, Mazzarello, De Sanctis, Cossa, Sansovino, Veronese, Botticelli. Nelle piazze Rebaudengo, Cirene, Bengasi e Stampalia rimangono edifici per la riscossione dei dazi e alloggi del personale. Nel 1930, sono aboliti i dazi e quindi la cinta non ha più motivo di esistere anche se successivamente i dazi vengono ripristinati fino al 1972 anno dell’istituzione dell’IVA con la conseguente loro abolizione. N.d.R.]

Edificio del Dazio di piazza Stampalia (Foto di PmK58)

Piano di fabbricazione dell’antica piazza d’Armi.

Per le permute 1907 tra il Municipio e il Ministero della Guerra, la piazza d’Armi, posta all’angolo dei corsi Re Umberto [rectius corso Galileo Ferraris, N.d.R.] e Peschiera [oggi Luigi Einaudi, N.d.R.], venne abbandonata per la nuova sede tra i corsi Orbassano e Stupinigi [oggi Corso Unione Sovietica, N.d.R.]. Il patrimonio del Comune acquistò così circa 300,000 mq. di terreno, dei quali la maggior parte venne adibita allo Stadium e ai corsi.

Per il progetto di fabbricazione della rimanente area venne indetto un concorso: e dopo varie vicende ebbe la scelta il progetto dell’ingegnere Chevalley, ora in corso di esecuzione. Ne risultarono 43 lotti per la fabbricazione, 30 a villini e 13 a case da pigione.

Lo Stadium

I prezzi di vendita per i 13 lotti già venduti oscillarono dalle 60 alle 80 lire; a tutt’oggi il ricavo della vendita si aggira su L. 1,000,000.

[Da una puntuale ricerca di Michele Albera, apprendiamo che la prima piazza d’armi esterna all’abitato cittadino, detta di San Secondo, risale al 1917 ed è localizzata al termine dell’attuale via Roma e delimitata dagli attuali corso Matteotti, via Volta con la sua prosecuzione di via Camerana, la via Assietta e il corso Galileo Ferraris. La piazza d’armi è stata progressivamente spostata lungo la direttrice del corso Galileo Ferraris. Dal 1850 al 1872 è circoscritta dai corsi Matteotti, Re Umberto, Stati Uniti e Vinzaglio, e dopo il 1872 è posta nell’area dei corsi Rodolfo Montevecchio, Galileo Ferraris, Luigi Einaudi e Castelfidardo.

Mappa del 1874 dove sono indicate le due piazze d’armi

Di questa sede parla Teofilo Rossi dicendo che è stata abbandonata per una nuova sede tra i corsi Orbassano e Stupinigi, oggi Corso Unione Sovietica che è quella attuale nel quartiere Santa Rita tra i corsi Monte Lungo, Galileo Ferraris, Sebastopoli e IV Novembre. Lo Stadium citato da Teofilo Rossi era un grande edificio polifunzionale, di solito impiegato per gare sportive, costruito nel 1911 su progetto dell’architetto Eugenio Vittorio Ballatore di Rosana, in una parte della vecchia Piazza d’Armi, tra gli attuali corsi Montevecchio, Duca degli Abruzzi, Einaudi, Castelfidardo (dove oggi si trovano, oltre ad alcuni edifici residenziali, il Politecnico, l’istituto tecnico “G. Sommeiller” e il liceo scientifico “Galileo Ferraris”). È stato demolito nel 1946. Nell’area della vecchia piazza d’armi di fronte allo Stadium, è sorto un elegante quartiere residenziale, adiacente al nucleo storico della Crocetta, dove si trovano il Monumento al Fante, il piazzale Carlo Alberto Dalla Chiesa, i corsi Trento e Trieste. N.d.R.]

Allargamento di via Roma con portici.

Apertura di via attraverso il giardino reale.

Da tempo la cittadinanza desiderava due miglioramenti centrali: l’allargamento e la sistemazione a portici di via Roma, non tanto nei riguardi di viabilità ed edilizia, quanto per assolute necessità igieniche e l’apertura di una comunicazione da piazza Castello ai quartieri nord attraverso al Giardino Reale.

«La Stampa» del 14 marzo 1914, dove si parla della nuova via Roma con i portici

Proprio agli ultimi giorni del mio sindacato fu possibile risolvere, dopo agitate discussioni in Consiglio e mercé l’Augusto e munifico assenso del Re, le due questioni. Via Roma avrà la sezione attuale (m. 10,80) per la carreggiata centrale e un allargamento di 2 metri a destra e 2 metri a sinistra con marciapiede rialzato, e i portici ai due lati con una profondità di metri 5.50.

[La grande ristrutturazione di via Roma secondo le indicazioni del 1914 è attuata in due fasi, la prima, dal 1931 al 1933, nel tratto da piazza San Carlo a piazza Castello e la seconda, dal 1935 al 1938, nel tratto da piazza San Carlo a piazza Carlo Felice. N.d.R.].

Il Giardino Reale sarà aperto in piazza Castello sulla fronte sud, sotto gli uffici della Provincia; e la nuova comunicazione si svilupperà con due grandi diagonali verso il Corso Regina Margherita all’incontro dei Corsi S. Maurizio e Regio Parco.

[Già sul finire dell’800 si è percepita l’esigenza di mettere in comunicazione la piazza Castello, centro della città, con i quartieri popolosi e industriosi di Vanchiglia, Regio Parco e Porta Palazzo, con la creazione di un passaggio attraverso il Giardino Reale. Nel ‘900, questi progetti sono interrotti dalla prima guerra mondiale.

La nuova comunicazione attraverso il Giardino Reale è realizzata nel 1923 con il sottopasso sotto il palazzo della Prefettura. Nascono così il viale Principessa Letizia e il viale Conte di Salemi. Il viale Principessa Letizia va dal porticato della Prefettura all’unione dei corsi Regina e San Maurizio (Rondò Rivella), all’incirca a metà del suo percorso si stacca il viale Conte di Salemi, più breve, che raggiunge il corso San Maurizio. La cerimonia inaugurale si svolge il 29 settembre 1923. Dal 1946, avviene il cambio di nomenclatura dei due viali. Il tratto del viale Principessa Letizia che va dal porticato della Prefettura alla rotonda antistante al Monumento al Carabiniere prende il nome di viale dei Partigiani, che viene dato anche al viale Conte di Salemi. La restante parte del viale Principessa Letizia, dal Monumento al Carabiniere all’unione dei corsi Regina e San Maurizio, è denominata viale I Maggio. N.d.R.]

E termino qui la ormai troppo arida rassegna; arida per chi non conosce e non ami come me questa grande e buona e forte città, che presiedette per un secolo alle fortune della risorgente patria italiana.

Per cento anni essa vide passare sotto i suoi portici e nelle sue strade allineate come battaglioni, pensatori, poeti, soldati, statisti, martiri.

Poi, dopo le tragiche fucilate del 1864, essa, come una bella donna offesa, si raccolse nella sua casa e nel suo lavoro: e preparò alla nuova Italia, con Roma Capitale, una vibrante città moderna. Nelle fortunate Esposizioni del 1881, del 1884, del 1898, 1902 e 1911, essa aprì all’Italia e al mondo intero le mostre delle sue iniziative nell’arte, nelle scienze, nel lavoro; ed ormai conosciute dovunque sono le accoglienze oneste e liete che Torino ha potuto fare ai lavoratori di tutto il mondo nell’atto in cui, unita a Roma, essa celebrò il primo cinquantenario della proclamazione di Roma a Capitale d’Italia.

Torino ha trovato angusta la cerchia antica e l’ha abbattuta con un gesto che ha una portata più simbolica che reale. Ora essa si muove, nella sua industre vita quotidiana, in un raggio di sette chilometri attorno alle torri di Palazzo Madama; e presto, mercé l’Augusto consenso Sovrano, attraverso i Giardini Reali si potrà rapidamente da Piazza Castello raggiungere il Regio Parco e la Basilica di Superga.

Sorrida sempre in avvenire la fortuna alla mia diletta città: continui il suo sviluppo meraviglioso in tutti i campi delle umane attività, nelle vie della luminosa civiltà e del progresso: tale è l’augurio che parte dal profondo del mio cuore, oggi, mentre volge al termine il periodo della mia amministrazione sindacale.

Vivat, crescat et semper floreat !

Teofilo Rossi.