Testo e foto di Paolo Barosso

Il primo documento che attesta l’esistenza della località di San Mauro in Almese risale alla prima metà dell’XI secolo, quando il marchese di Torino Olderico Manfredi donò un terzo dei suoi possedimenti valsusini all’abbazia benedettina di San Giusto di Susa.

La torre di San Mauro, oggi restaurata e divenuta sede di mostre e eventi culturali

La trasformazione da “curtis” (unità di organizzazione agricola e amministrativa del territorio tipica del periodo longobardo e dell’Alto Medioevo) in borgo fortificato (“castrum”), residenza del castellano abbaziale, avvenne nell’ultimo ventennio del XIII secolo. In quest’epoca l’abate di San Giusto richiese e ottenne dal conte di Savoia lo “ius edificandi et munendi”: la chiesa, situata su un affioramento roccioso poi rinforzato da un terrapieno, cambiò destinazione d’uso, venendo adibita a magazzino per la conservazione delle derrate alimentari e sede del tribunale per l’amministrazione della giustizia.

Tratti della cinta muraria merlata

Il sito di San Mauro divenne così il punto di riferimento degli interessi dei monaci di San Giusto in questa porzione di valle e il luogo di residenza del castellano, che vi raccoglieva i prodotti derivanti dalla coltivazione delle campagne circostanti, parte dei quali dovuti all’abate come beni in natura o diritti di decima. Il borgo fungeva anche da ricetto perché, in caso di scorrerie di banditi o di attacchi nemici, non soltanto i prodotti agricoli potevano essere protetti da depredazioni e ruberie, ma gli stessi contadini vi potevano trovare temporaneo rifugio.

Il varco che dà l’accesso al borgo, realizzato in sostituzione dello scomparso ponte levatoio

Dell’antico complesso, ridotto a residenza agricola, frazionato e venduto a privati nella seconda metà del Settecento, quando venne soppressa l’abbazia segusina di San Giusto, divenuta Cattedrale cittadina con l’elevazione di Susa nel 1772 a sede vescovile, si conservano in particolare alcuni tratti della doppia cinta muraria – la più interna destinata a proteggere il nucleo residenziale del castrum, la più esterna eretta per difendere il ricetto, propaggine del castello – e la slanciata torre, ricavata nel primo Trecento dalla trasformazione in mastio del preesistente campanile del priorato di San Mauro.

La parte sommitale della torre con il coronamento provvisto di caditoie e fasce di archetti pensili in laterizio

La torre, il più caratteristico e visivamente dominante fra gli elementi sopravvissuti del borgo fortificato, presenta una tessitura muraria mista, in pietra e mattoni, con la suddivisione in sette piani segnati da archetti pensili in cotto e fasce marcapiano a dente di sega.  

Il sito è stato oggetto di interventi di restauro alla fine del 2006 ed è oggi sede di eventi espositivi e culturali.

Per informazioni su accessibilità e visite guidate consultare il sito www.vallesusa-tesori.it

Riferimenti bibliografici:

Atlante castellano. Strutture fortificate della provincia di Torino, AA.VV., Celid ed., Torino, 2007

www.comune.almese.to.it