Testo di Paolo Barosso

Nel quadro della Guerra di Successione Spagnola (1701-1714) s’inserisce il celebre evento bellico dell’Assedio di Torino del 1706, che vede la sua simbolica rappresentazione nell’eroico sacrificio del soldato-minatore Pietro Micca, caduto nel tentativo di sbarrare agli assedianti l’accesso alla Cittadella.

Per oltre cento giorni, dal 13 maggio fino al principio di settembre, la capitale dell’allora ducato di Savoia venne chiamata a difendersi dagli assalti di circa 45.000 soldati francesi e spagnoli. Il lungo assedio, segnato da continui bombardamenti sulla città con palle di pietra e bombe incendiarie e da una logorante guerra sotterranea combattuta nell’intricato labirinto di gallerie di mina e di contromina, ebbe termine con la battaglia del 7 settembre che vide le truppe austro-piemontesi guidate dal duca Vittorio Amedeo II e da suo cugino, il principe Eugenio di Savoia-Soissons, respingere gli assedianti, obbligandoli alla ritirata.

Il giorno stesso della battaglia conclusiva, il 7 settembre, si celebrò nel Duomo di Torino un “Te Deum” di ringraziamento mentre la sera il duca di Savoia e la corte celebrarono la vittoria festeggiando nelle auliche sale di palazzo Graneri de la Roche (it. della Roccia), tra le dimore nobiliari più rappresentative della città, costruito tra il 1681 e il 1699 su disegno di Gian Francesco Baroncelli.

Negli anni successivi all’evento si affermò, a Torino e nel territorio degli Stati Sabaudi, la consuetudine di celebrare il 7 settembre la ricorrenza della vittoria dell’Assedio del 1706 come una grande festa nazionale, e questa benemerita tradizione, interrotta per un lungo periodo, è stata riportata in auge in tempi recenti riuscendo a coinvolgere nel corso degli anni delegazioni provenienti da tutte le province storiche degli antichi Stati, in particolare Nizza e Savoia.  

Cuore dell’evento, denominato “Festa Nazionale degli Stati di Savoia”, è la solenne cerimonia del Rinnovo del Voto di Superga, celebrata all’interno dell’omonima basilica mariana che domina la città di Torino, presso la cappella del Voto, dove si trova la statua lignea della Madonna delle Grazie, cui viene reso devoto omaggio. La cerimonia del Rinnovo del Voto è legata alle origini della grande basilica: il 2 settembre 1706 il duca Vittorio Amedeo II di Savoia, provenendo da Villastellone, salì in cima al colle di Superga in compagnia del cugino, il principe Eugenio di Savoia, giunto in suo soccorso alla testa delle truppe austriache. Il colle, alto quasi 700 metri, era ritenuto punto d’osservazione ideale per studiare la situazione e concertare il piano di battaglia volto a rompere l’assedio e respingere i Francesi.

Fu qui che, secondo la tradizione, Vittorio Amedeo II, raccoltosi in preghiera dinnanzi all’effigie della Madonna nel piccolo oratorio di Santa Maria sub pèrgolam che al tempo sorgeva sulla vetta, fece voto solenne di far edificare sul colle una grande chiesa dedicata alla Vergine, implorando la sua intercessione per la liberazione della capitale sabauda. Così accadde: il 7 settembre 1706 i Franco-spagnoli furono costretti alla ritirata e già nel 1717, in adempimento del voto, si posò la prima pietra della basilica (i lavori di spianamento del colle erano iniziati nel 1716), “la più nobile fabbrica a simmetria centrale di tutta l’età barocca“, che sarà inaugurata nel 1731 da re Carlo Emanuele III.

Nei sotterranei della basilica trovò spazio il sepolcreto dinastico, che accoglie le spoglie mortali dei sovrani sabaudi da Vittorio Amedeo II a Carlo Alberto e di numerosi principi della famiglia e che vide al lavoro nella progettazione del mausoleo e delle varie cappelle annesse insigni architetti e artisti attivi per la corte sabauda, tra cui Francesco Martinez, Carlo Amedeo Rana, Salvatore Revelli, i fratelli Ignazio e Filippo Collino, Giovanni Battista Bernero, Pietro Della Vedova. Il complesso sacro di Superga si compone della chiesa basilicale, a pianta centrale con slanciata cupola a doppia calotta, due campanili tardo-barocchi ai lati e profondo prònao di gusto neoclassico a otto colonne corinzie, e del convento retrostante, che si sviluppa attorno all’arioso chiostro.

La basilica di Superga, innalzata su un alto basamento ricavato dallo spianamento della sommità del colle, s’impone nel paesaggio urbano come elemento dominante, scenograficamente collocata su uno dei punti più alti della collina torinese e in collegamento visivo con la “zona di comando” (piazza Castello) e con il castello di Rivoli,  situato all’estremo opposto del prolungamento ideale dell’asse viario di corso Francia, in un insieme ricco di richiami simbolici legati alla storia della dinastia sabauda.