di Redazione

Il borgo di Pecetto (Psè in piemontese), adagiato sul versante sud della collina torinese, è celebre per la coltivazione di ciliegie, duroni e amarene che qui, al riparo dai freddi venti alpini, hanno trovato l’habitat ideale. La vicinanza ai mercati di Torino, oltre al clima e al terreno, ha favorito lo sviluppo agricolo della zona, in particolare la viticoltura.

Il ciliegio, oggi associato all’immagine del paese, era invece un tempo presenza marginale, destinato al consumo domestico e limitato ad alberi sparsi nei campi e nei prati lungo i rii, o come tutore alla testata dei filari di vite. L’origine della cerasicoltura, cioè della coltivazione specializzata del ciliegio, va ricondotta ai flagelli che colpirono i vigneti del Chierese tra fine Ottocento e primo Novecento, e il merito di tale scelta colturale è assegnato all’allora sindaco Mario Mogna (supportato dal parroco, don Ambrogio Brunero), che, forse ispirato da aree come Il Roero, dove i pescheti sostituivano le vigne ammalate, ebbe l’intuizione di piantare ciliegi al posto delle viti.

L’idea riscosse un tale successo che già nel 1916 s’inaugurò a Pecetto il Mercato delle Ciliegie pomeridiano e in occasione dell’Esposizione Internazionale torinese del 1911 si mandarono in città le giovani Ceresère con il compito di omaggiare i visitatori donando loro ciliegie di Pecetto sotto spirito.

Ciliegi in fiore – ph. Alberto Chinaglia

Dal punto di vista architettonico e storico-artistico, uno dei principali beni del patrimonio di Pecetto è la chiesa cimiteriale di San Sebastiano, risalente nelle forme attuali al XV secolo. L’edificio, dalla semplice facciata in cotto, conserva un magnifico ciclo di affreschi di gusto tardo-gotico realizzati in un arco temporale compreso tra la metà del XV secolo e il principio del XVI per mano di artisti diversi, tra cui il pinerolese Jacobino Longo, il chierese Guglielmetto Fantini (autore degli affreschi sulla volta del presbiterio) e il misterioso Antonio de Manzaniis, il cui nome è comparso dopo i restauri sotto l’affresco della grande Crocifissione, ma della cui vita nulla si sa.

Dettaglio degli affreschi nella chiesa di San Sebastiano

Da segnalare anche, oltre a diverse ville nobiliari, l’Eremo dei Camaldolesi, considerato la principale opera edilizia voluta dal duca Carlo Emanuele I di Savoia in adempimento d’un voto per la cessazione della pestilenza del 1599. Interessante è anche il sito archeologico di Bric San Vìter, abitato dalla seconda Età del Ferro dai celti Taurini e frequentato almeno fino al XIV secolo, come risulta dai ritrovamenti.
Si ringrazia l’ Azienda Agricola Bosio Bruno e Sara Bosio per la gentile concessione delle immagini che illustrano la coltivazione delle ciliegie