di Redazione

Torino Dimenticata. Ricognizioni tra memorie e luoghi di un tempo” è il nuovo libro di Milo Julini che prende origine anche dalla sua collaborazione con Piemontèis perché raccoglie i suoi articoli apparsi in rete in tempi recenti.

L’Autore espone in apertura la sua filosofia di ricerca e di divulgazione che attribuisce grande importanza alla toponomastica cittadina con la finalità del recupero e del ricordo dei personaggi storici minori della nostra Città e della nostra Regione.

Scrive infatti che di una via spesso conosciamo l’ubicazione e non sempre il nome. In altri casi sappiamo che in quello specifico quartiere della nostra città le vie si raggruppano per categorie: i navigatori, i musicisti, i militari…

Le percorriamo distrattamente, per necessità o per piacere, ma raramente conosciamo il titolare indicato dalla targa viaria.

Non di rado si vive o si lavora una vita intera in una certa via, corso o piazza ignorando, o sapendo a malapena, chi ci sia dietro quel nome che contraddistingue luoghi significativi della nostra quotidianità. 

Questo libro si propone di tirar fuori dal dimenticatoio, se non dall’assenza di memoria, una serie di personaggi che hanno dato il loro nome, e in alcuni casi la vita, alla nostra Torino. Ad altri non si è dedicata una via ma l’avrebbero meritata e per questo son qui ricordati per ciò che hanno donato alla città attraverso il proprio operato.

Garibaldini, pittori, santi sociali, medici, scienziati, sindaci, architetti, il “Re Galantuomo” coi suoi fedelissimi, letterati e molti altri ancora…

Torino prende vita, si popola non di fantasmi bensì di anime viventi rese tali dalla rievocazione del loro passato.

Queste idee si concretizzano nelle 274 pagine del volume, con garbata copertina del pittore Gianfranco Anastasi, suddiviso in sei grandi capitoli, “Luoghi e personaggi del Risorgimento torinese” “Artisti e scienziati” “Sindaci di Torino” “Santi sociali e benefattori torinesi” “Il Re Vittorio Emanuele II nella sua vita intima” e “Torino tra memorie e luoghi di un tempo”, e arricchito da una galleria di foto di curiose targhe viarie e dei decori in forma di toro che concretizzano lo stemma della città di Torino, scattate da Manfredo Cicolin.

Milo Julini, autore del libro

L’Autore espone così una lunga serie di personaggi, molti titolari di vie torinesi, come il prolifico librettista d’opera Felice Romani in Borgo Po, e i tre garibaldini nei pressi della strada Lanzo. Le loro biografie sono interessanti perché, molto differenti tra loro, mostrano uno spaccato sul “dopo” della spedizione dei Mille e danno prova di errori e approssimazioni nella trasmissione ufficiale della loro memoria, dove Castellamonte è diventato Castellammare.

Troviamo molti pittori e scultori, come Scipione Carignani, Giovanni Battista Quadrone, Angelo Beccaria, Tancredi Pozzi, Tommaso Lorenzone, i fratelli Alfonso e Carlo Bernardino Ferrero, scrittori in lingua piemontese, l’architetto Amedeo Peyron, che rischia di essere confuso con gli illustri omonimi parenti.

E ancora i medici Michele Schina, il grande clinico Giuseppe Timermans, col suo monumento nel Rettorato dell’Università di Torino in via Po, il controverso Cesare Lombroso, definito nel 1901 “celebre alienista”, per concludere con Luigi Martini, fondatore della Casa Benefica che ha dato luogo al toponimo popolare di “Piazza Benefica” attribuito al di fuori di ogni provvedimento istituzionale al Giardino Luigi Martini del quartiere Cit Turin.

I sindaci di Torino considerati sono i cinque eletti a seguito di votazioni dopo il 1848 che hanno amministrato la nostra Città, capitale del regno di Sardegna, nel periodo risorgimentale fino al 1861. Sono Francesco Demargherita, Carlo Pinchia, Giorgio Bellono, Giovanni Notta e Augusto Nomis di Cossilla. Quattro sono titolari di anonime vie nel quartiere che si è voluto fantasiosamente intitolare Mirafiori Nord, uno di un giardino pubblico in corso Unione Sovietica.


Il Beato Leonardo Murialdo e il suo apostolato – quadro esposto sul Portone di bronzo della Basilica di San Pietro nel giorno della Beatificazione, il 3 novembre 1963 – dipinse l’ex-allievo P. Favaro

Il capitolo “Santi sociali e benefattori torinesi” non si limita a personaggi classici come San Giuseppe Cafasso ma, con curiosa scelta, ricorda San Giovanni Bosco tramite Antonio Stuardi, lo scultore autore della Madonna del Rocciamelone, e considera San Leonardo Murialdo come amico dell’imprendibile ladro torinese Cit ëd Vanchija, secondo un fantasioso biografo del Fondatore del Collegio Artigianelli. Sono ricordati il Venerabile Pio Bruno Lanteri, fondatore degli Oblati di Maria Vergine, l’Abate Massimiliano Bardesono, celebre predicatore la cui attività si è intrecciata con quella di San Giovanni Bosco e di esponenti mazziniani torinesi del giornale Il Ficcanaso, il teologo Filippo dei conti Giriodi di Monasterolo, fondatore dell’Istituto per ragazze povere intitolato alla Immacolata Concezione.

Non possiamo dilungarci a considerare in dettaglio tutti i personaggi e i luoghi considerati nel volume di Julini. Ricordiamo brevemente che compare la serie di scritti “Il Re Vittorio Emanuele II nella sua vita intima” dedicata all’entourage del Re Vittorio Emanuele II e a suo tempo pubblicata da Julini su Piemontèis col nome de plume di Arconte. Di questa serie di articoli, l’Autore ha anche mantenuto le note di Redazione che per ogni personaggio consideravano i luoghi del Piemonte a questo collegati.

Anche il capitolo finale, “Torino tra memorie e luoghi di un tempo” riprende alcuni articoli a suo tempo apparsi su Piemontèis come quelli dedicati ad Alberto Viriglio e quello che conclude il volume, riservato all’interessante e quasi dimenticato fenomeno dei Barabba torinesi, complessa manifestazione di disagio giovanile cittadino riscontrata dai giornali a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento ma con precedenti molto più antichi. Julini lo riporta in luce tramite le analisi espresse da alcuni studiosi torinesi tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.

Questo paragrafo conclusivo, che si ricollega all’interesse di Julini per il crimine torinese e piemontese (è sua la rubrica “Delit an Piemont: armus-ciand ant ij papé dij tribunaj” di Piemontèis), sottolinea come sia importante ricordare tutte le manifestazioni della vita cittadine, anche quelle meno “promozionali” per non attestarsi in uno sterile atteggiamento di nostalgia inconcludente e rimpianto rancoroso di un passato spesso idealizzato.

Milo Julini – Torino Dimenticata. Ricognizioni tra memorie e luoghi di un tempo, Editrice Baima-Ronchetti, Castellamonte (Torino), 2020, 274 pp, € 18,00. Copertina di Gianfranco Anastasi, foto di Manfredo Cicolin.