di Luca Guglielmino

“Torino Dimenticata” (Baima-Ronchetti, 2020), come tutti i libri di Milo Julini, lo si legge con curiosità, rapidamente e non è mai pesante: è l’appuntamento serale che volentieri sostituisce TV e computer.

Le prime parole dell’introduzione dichiarano che l’autore non è “un addetto ai lavori”.

Ebbene, qui è vera professione di umiltà, il “so di non sapere” che richiede ancora studio e applicazione, ma che è giunto già ad un buon punto di conoscenza. Non occorre essere un addetto ai lavori se si segue la linea di Viriglio: curioso, ironico, mai saccente, ricco di “chicche”, storico, mai pedante…

“Torino dimenticata” s’inserisce su questa linea dove pure Julini modella diversi personaggi con il loro carattere, quasi fossero suoi conoscenti.

Gli addetti ai lavori spesso sono noiosi e talvolta imprecisi. Mi capitò di leggere un volumone di storia di Torino di un “addetto ai lavori” molto strombazzato e vezzeggiato ancora oggi, superbo di suo, con così tanti errori storici, che francamente è finito nel Cartesio perché non degno di figurare in biblioteca.

Julini non è affatto un dilettante; ha un suo stile. Non scolpisce solo bene i personaggi ma anche le epoche in cui s’inseriscono. Se manca, secondo alcuni, di un sapere pedante, tipico dell’ambiente sedicente dotto di Torino, a questo supplisce con un grande entusiasmo personale in quanto amante della sua città e del suo Piemonte.

Ecco che le righe e le pagine denotano freschezza, mentre opere tanto dotte, spesso sono aride, polverose e inconcludenti, valide solo per chi le ha scritte e per una piccola cerchia attorno all’autore. E qui occorrerebbe intenderci su ciò che si spaccia per scientifico.

L’autore Milo Julini

Del resto, un grande professore come Alessandro Barbero lo si scorre velocemente, direi “lo si beve” leggendo, proprio perché sa esprimere chiaramente concetti anche difficili, in modo che tutti comprendano e non esclude neanche una certa vena ironica, in opere che denotano sicuramente l’uomo dotto ma anche la persona entusiasta di ciò che scrive, offrendolo però al pubblico più ampio possibile.

Julini presenta opere che possono essere definite parzialmente divulgative ma non del tutto, sono anche storiche. Va detto che “Torino dimenticata” è stato scritto in periodo di pandemia e di isolamento domestico, ecco perché i molti riferimenti a siti internet. Denota la tenacia e la volontà di non dimenticare il passato e il presente di Torino.

Ecco, quindi, i “luoghi e personaggi del Risorgimento torinese” ove si apprezza ad esempio un personaggio come Felice Romani che gli amanti dell’opera lirica ben conoscono, gli “artisti e scienziati”, tra cui si apprezzano l’architetto Amedeo Peyron con tutta la progenie dei vari Amedei, Michele Schina, Giuseppe Timermans, i “sindaci di Torino” come Carlo Pinchia o Tommaso Villa, i “Santi sociali” ove tra i più noti figurano il Cafasso, il Murialdo e il Venerabile Lanteri.

Julini non dimentica poi di darci quadretti di via quotidiana di Vittorio Emanuele II e tra le memorie di personaggi vari compare Alberto Viriglio (che vedo ogni mattina entrando in Comune), vi sono i Fratelli Carle e infine compare la trattazione dei “barabba” torinesi che possiamo definire una vera curiosità.

Lo scrittore torinese Alberto Viriglio (1851-1913)

Un misto tra bulli e delinquenti che certamente parlavano il gergo torinese (di Porta Pila e di Vanchiglia) che non era compreso molte volte neppure dai torinesi e che Viriglio ci ha trasmesso in un suo studio: le pivie (i vigili), i ciapa ciuch (i carabinieri), l’lingher (il coltello), la scaja o la ganda (la prostituta), la madama (la polizia), tirul d’la grasa (prigione), lard d’Savoia (botte), canarin o subija (confidente, spione), la gafa (sbirro di bassa lega), beive (arrestare), l’ quaio (il portafoglio) l’ pertus dij ‘erbëtte (l’orifizio posteriore), la Beata (il capestro), l’maroch (il pane) ecc.

Milo Julini ha così dato inizio a una ricognizione su luoghi e personaggi dimenticati di Torino.

Ha dato inizio perché l’opera, per due validi motivi, non è completa: il primo risiede nel fatto che non sono citate, per ragioni di spazio, tutte le dimenticanze, sia casuali che volute, il secondo è che molte citazioni richiedono approfondimenti ulteriori poiché vengono menzionati altri fatti e personaggi che talvolta necessitano di precisazioni che per ragioni di ampiezza e di opportunità, vengono rimandate ad altre opere successive, inerenti all’argomento.

Il libro affronta un tema da proseguire onde molti aspetti di Torino non vengano posti nel dimenticatoio e subiscano l’indifferenza da parte delle istituzioni e degli stessi torinesi, siano essi originali o d’importazione.

Tale breve commento vuol essere quindi un suggerimento e un invito a Milo Julini onde continuare a deliziarci con le sue curiosità che spero un giorno vengano depositate tutte e quante in quello scrigno di letteratura piemontese maggiore e minore, che è il Centro Studi Piemontesi.

Milo Julini – Torino Dimenticata. Ricognizioni tra memorie e luoghi di un tempo, Editrice Baima-Ronchetti, Castellamonte (Torino), 2020, 274 pp, € 18,00. Copertina di Gianfranco Anastasi, foto di Manfredo Cicolin.