Testo e foto di Paolo Barosso

Antica colonia dei Walser (etnonimo derivante dalla contrazione di Walliser, abitante del Vallese), fondata nella seconda metà del XIV secolo da un nucleo di famiglie provienienti da Alagna (Im Land), Rima (Rimmu in Titsch o Titschu, da “Deutsch”, lingua dei Walser) si trova nell’alta val Sermenza, valle laterale della Valsesia.

Scorcio di Rima con l’Albergo Alpino

Dal 2018 Rima ha perso lo status di comune autonomo, fondendosi con Rimasco e dando vita al nuovo comune denominato Alto Sermenza.

Addentrandosi per le vie del paese, oltre alle tipiche architetture Walser, che accostano l’uso del legno, prevalente, a quello della pietra, si notano diverse abitazioni di grande eleganza e raffinatezza nei decori esterni, testimonianza del benessere raggiunto dai Rimesi dalla metà dell’Ottocento, quando, grazie ai segreti del “marmo artificiale”, gli abitanti del luogo fecero fortuna lavorando per le corti di tutta Europa e per gli Zar.

Torino, interno della chiesa di San Giovanni Evangelista (1878-1882), dove il Dellavedova realizzò con la tecnica del marmo artificiale il rivestimento di color rosato lungo le mura perimetrali

I Rimesi s’erano infatti specializzati nella lavorazione dello stucco e della scagliola, elaborando una tecnica di riproduzione/imitazione del marmo, il cosiddetto “marmo artificiale” (ne sono esempio le sale dell’Albergo Alpino), che consentì loro di girare l’Europa, decorando palazzi, chiese, alberghi, teatri. Alcuni maestri rimesi fondarono vere e proprie dinastie imprenditoriali capaci di stendere una fitta trama di rapporti in tutta Europa, fino alla Scandinavia e alla Russia.

Sala dell’Albergo Alpino

“Essi – scrive nel 1896 l’architetto di corte a San Pietroburgo, Messmacher (1842-1906), parlando degli stuccatori di Rima – hanno un talento eccezionale per la composizione dei colori e per il disegno del marmo artificiale, che è assolutamente conforme al marmo naturale”.

E’ da rimarcare anche l’organizzazione operativa messa a punto dagli stuccatori di Rima, intenzionati a preservare e tramandare di padre in figlio il segreto delle fasi salienti del processo di creazione: queste rimasero sempre appannaggio esclusivo dei Rimesi, che solevano affidare alla manodopera locale, nei tanti cantieri sparsi per l’Europa, solo gli aspetti meno delicati e sensibili del processo creativo.

Veduta di Rima

A Rima ha anche sede il Museo Gipsoteca “PIETRO DELLA VEDOVA”: discendente d’una famiglia di stuccatori, il rimese Pietro Della Vedova (1831-1898) fu insigne scultore, allievo di Vincenzo Vela, ed ebbe studio a Torino, dove si distinse nella statuaria funebre e celebrativa.

Museo Gipsoteca “Pietro Della Vedova”

I suoi studi in gesso – soprattutto modelli originali per la traduzione in marmo, ma anche bozzetti preparatori, calchi, matrici per opere in terracotta e bronzo – sono custoditi nella Gipsoteca di Rima, allestita nella Casa-museo che lo stesso Della Vedova volle costruire nel paese natio, seguendo l’esempio del suo maestro, il Vela, e donando alla piccola comunità valsesiana circa 220 gessi, trasportati in loco dall’atelier torinese.  

i Walser, colonizzatori d’alta quota discendenti degli Alemanni (di cui conservano la lingua, variante arcaica dell’alto-tedesco o “altissimo alemanno”), si irradiarono dalle terre d’origine verso l’Oberland bernese, poi sull’altipiano vallesano del Goms (da cui l’etnonimo Walser, contrazione di Walliser, abitante del Vallese), e, da qui, tra XII e XIII secolo, tramite accordi d’insediamento con signori, vescovi e abati, fondarono colonie tra Piemonte e Val d’Aosta, attorno al Monte Rosa e in Val Formazza, tutte poste sopra i 900 metri (tranne Ornavasso, a 217 mt.).

Scorcio del paese