di Redazione

Torino, 14 febbraio 1958: nel borgo Vanchiglietta, precisamente in via Fontanesi 20, viene assassinato Mario Giliberti, operaio FIAT con una vita dai risvolti alquanto misteriosi. La scoperta del cadavere è preceduta da una lettera firmata «Diabolich», inviata alla Questura e alla Stampa che, con un gioco di parole, indica dove trovare il cadavere.

Inizia così la nuova fatica editoriale degli scrittori torinesi Andrea Biscàro e Milo Julini che affrontano tre casi criminali idealmente collegati fra loro da un aggettivo che assume i contorni di una fantomatica figura: Diabolico. Infatti, il titolo del loro libro è Diabolic Diabolich Diabolik. Tre storie vere ispirate dal «Re del Terrore» (Daniela Piazza Editore, Torino, 2020).

L’omicidio di via Fontanesi si trasforma in un caso mediatico perché giungono ai giornali altre lettere a firma «Diabolich», che pare ispirata al modesto romanzo poliziesco “Uccidevano di notte” scritto dal giornalista italiano Italo Fasan con lo pseudonimo anglosassone di Bill Skyline, il cui protagonista si chiama «Diabolic». L’assassino grafomane di Giliberti avrebbe aggiunto una “h” finale al nome del personaggio del libro. Le indagini infruttuose, col rischio di un clamoroso errore giudiziario, alimentano il mito dell’assassino imprendibile che, come egli stesso scrive nella sua prima lettera, ha commesso il “delitto perfetto”.

Aspetto esterno di Via Fontanesi 20, dove avvenne l’uccisione di Mario Giliberti

L’eco di questo crimine può aver contribuito nel 1962 a dare il titolo alla pellicola del regista Steno, “Totò diabolicus” e al fumetto delle sorelle Giussani, Diabolik.

Dopo la minuziosa ricostruzione dell’omicidio di via Fontanesi, gli autori analizzano brevemente gli aspetti inerenti a “Totò diabolicus”, film di successo più per le performance interpretative di Totò che per i risvolti polizieschi della trama, e si soffermano inoltre sul fenomeno editoriale rappresentato dall’uomo in calzamaglia, Diabolik, che ancor oggi non smette di appassionare il suo pubblico. 

Copertina del libro di Italo Fasan che ha creato il personaggio di Diabolic (è la seconda edizione con ambientazione torinese della copertina)

Il libro prosegue analizzando altri due casi di cronaca nera dove si assiste all’ingresso di una figura immaginaria, Diabolik, nella realtà criminale quotidiana. Seppur differenti tra loro, le due vicende sono accomunate dal fatto che i loro protagonisti sono paragonati e si paragonano al Diabolik delle sorelle Giussani.

A Torino, nel maggio 1973, la cittadinanza è terrorizzata dalle imprese di un rapitore e violentatore in apparenza imprendibile. Emergono inquietanti dettagli dal suo luogo di sevizie. I quotidiani cittadini lo ribattezzano «Diabolik» additandolo come un accanito lettore del fumetto, in quegli anni malvisto perché considerato altamente diseducativo. Non sarà facile arrestarlo. Il protagonista della vicenda inizierà un iter giudiziario, carcerario e personale tormentato e dall’esito inaspettato.

Il libro si conclude a Biella dove, nel maggio del 1976, muore in uno scontro a fuoco con i Carabinieri un rapinatore di banche che da tempo agiva nella zona, indossando una tuta nera con passamontagna, al pari di Diabolik, abbigliamento con effetti quasi “ipnotici” sui testimoni che, dopo le rapine, forniscono descrizioni alquanto contraddittorie del malfattore.

Via Saccarelli: nella cantina di questa casa, il Diabolik torinese aveva allestito la sua “sala delle torture”

Nel caso biellese, il rapporto tra il rapinatore e la stampa locale (il periodico L’Eco di Biella) si fa stretto. Il cronista del tempo si è rivolto direttamente al criminale in tuta nera dopo una rapina poco fruttuosa e quasi lo sfida. Gli “anni di piombo” condizionano la vita quotidiana e nel Biellese il criminale si trasforma in una sorta di Robin Hood il cui obiettivo è rappresentato dalla Banca, vista come l’espressione del capitalismo dominante e opprimente.

Gli autori del libro, ascrivibile al genere true crime, ovvero ricostruzione di episodi di cronaca nera, si sono basati in modo preponderante su cronache giornalistiche coeve e successive. Tra le fonti consultate merita citare un quotidiano torinese di qualità, scomparso nel 1983: la Gazzetta del Popolo, famigliarmente chiamata “Gazza”.

L’Eco di Biella: il falegname biellese che rapinava le banche travestito da Diabolik

Indubbia l’accuratezza delle singole ricostruzioni con un’adeguata contestualizzazione del clima sociale dei periodi che sottendono i crimini. Scritto con penna felice, questo libro è in grado di far rivivere il passato a chi c’era e di trasmettere la percezione d’un tempo trascorso a chi non l’ha vissuto.

Andrea Biscàro | Milo Julini

Diabolic Diabolich Diabolik. Tre storie vere ispirate dal «Re del Terrore»

Daniela Piazza Editore, Torino, 2020 – Pp. 188 – € 15,00.