di Paolo Barosso

“Forse il più grande fotografo di montagna di tutti i tempi. Il suo nome è sinonimo di perfezione tecnica e raffinatezza estetica”: questo è il giudizio espresso da Jim Curran nel suo libro “K2: The story of the savauge mountain” sulla figura del piemontese Vittorio Sella, alpinista e fotografo, nato a Biella nel 1859.

Veduta delle montagne del Caucaso, territorio esplorato per tre volte da Vittorio Sella, nella regione georgiana dello Svaneti – foto di Paolo Barosso

Vittorio aveva appreso i rudimenti fotografici dal padre, l’industriale del tessile Giuseppe Venanzio Sella, autore de “Il plico del fotografo”, primo trattato teorico pratico di fotografia, ereditando invece la passione per la montagna dallo zio, lo scienziato e statista Quintino Sella, fondatore a Torino nel 1863 del Club Alpino Italiano (C.A.I.).

Vittorio Sella nel 1889

Prima in compagnia dei fratelli e dei cugini, poi da solo, Sella si avventurò negli anni in numerose esplorazioni alpinistiche, in particolare invernali, ed è considerato il pioniere della fotografia di alta montagna. Con la macchina fotografica e utilizzando diverse tecniche, Vittorio documentò tutte le sue spedizioni, alcune effettuate al servizio del duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia, con cui si recò sul monte Sant’Elia in Alaska (1897), nel Ruwenzori in Africa (1906) e sul Karakorum nell’Himalaya (1909).

Tra tutti i suoi viaggi, risaltano in modo particolare quelli compiuti nella regione caucasica, tra le montagne della Georgia, il primo nel 1889 e a seguire gli altri due nel 1890 e 1896, che gli valsero, per la documentazione riportata e i risultati scientifici ottenuti, il conferimento da parte dello zar Nicola II Romanov della Croce di Cavaliere dell’Ordine di Sant’Anna e l’assegnazione del premio Murchison della Royal Geographical Society di Londra.

India, stato del Sikkim, la vetta del Siniolchu (6888 metri) vista dal ghiacciaio di Zemu – fotografia di Vittorio Sella

Vittorio Sella, conducendo le tre spedizioni tra le montagne del Caucaso, nella remota regione dello Svaneti, si guadagnò il duplice merito di aver aperto quest’affascinante catena montuosa alla conoscenza e alla frequentazione di visitatori e scalatori europei e di aver documentato usi e costumi delle popolazioni caucasiche del tempo scattando migliaia di fotografie (il materiale è conservato in parte in Georgia, presso il Museo di Mestia e in case private, e in parte alla Fondazione Sella con sede a Biella). La figura di Vittorio Sella divenne talmente popolare che gli Svan, abitanti dello Svaneti georgiano, gli dedicarono una via (a Mestia, centro principale dell’alto Svaneti) e una vetta del Caucaso (picco Sella), mentre sulle Alpi porta il suo nome (“Vittorio Sella”) il rifugio del CAI Biella (conca del Lauson – valle di Cogne) situato nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.


Georgia, regione dell’alto Svaneti, veduta del villaggio di Ushguli con le caratteristiche case-torri fortificate – foto di Paolo Barosso

Oltre alle fotografie naturalistiche riferite all’ambiente dell’alta montagna, dalle Alpi al Caucaso, dall’Himalaya all’Africa e al Nord America, la serie fotografica del “Fondo Sella” (dal 1879 agli anni Trenta del Novecento), facente parte dell’archivio della Fondazione Sella, comprende immagini di viaggi famigliari in Marocco, Portogallo, Spagna, Francia, la documentazione delle battute di caccia, delle scene di vita domestica nella casa di San Gerolamo sopra Biella, dei principali luoghi del Biellese e una serie di scatti riferiti agli usi e costumi delle popolazioni sarde nonché alla vita contadina e ai sistemi di allevamento della vite messi in pratica presso l’azienda “Sella & Mosca” di Alghero.

Veduta della tenuta “Sella & Mosca” in Sardegna

Vittorio, infatti, oltre a risultare tra i cofondatori nel 1886 della banca “Gaudenzio Sella & C”, istituto di credito oggi noto come “Banca Sella”, si cimentò anche nella viticoltura con la fondazione nel nord della Sardegna, insieme con l’ingegnere Erminio Sella, fratello di Vittorio, e l’avvocato Edgardo Mosca, suo cugino, dell’azienda vitivinicola “Sella & Mosca”, che può vantare il più vasto vigneto a corpo unico d’Europa, con una tenuta estesa per 650 ettari di cui oltre 500 coltivati a vite. Il sito internet aziendale celebra i fondatori, descrivendoli come i tre “avventurosi piemontesi” che nel 1899 “guardando con occhi nuovi la natura incolta” diedero l’avvio a un’imponente opera di bonifica liberando i suoli dalla roccia e preparandoli ad accogliere la bellezza delle viti.