di Andrea Raimondi*

Mentre la Vecchia Europa vacillava sotto i colpi rivoluzionari e Novara andava incontro alla disfatta della Bicocca, a Briga Novarese una giovane stava per sconvolgere la sonnolenta quiete del piccolo borgo tra i due laghi: la ragazza si chiamava Teresa Strigini, ma a Briga e dintorni fu presto nota come L’indemoniata di Briga.

Veduta di Briga Novarese dal sentiero pedonale che conduce alla cima del colle di San Colombano. Sulla vetta si trova la chiesa omonima, le cui primitive costruzioni furono opera dei conti di Biandrate.

Sparizioni improvvise, processioni spettrali, strepiti inumani, prodigi, vaticini: di questo e altro furono testimoni familiari e compaesani di Teresa. Si inventarono tutto? Esagerarono o furono semplicemente ingannati?

Poiché le testimonianze rimaste sono poche, di difficile reperibilità e contraddittorie, per penetrare le nebbie che avvolgono questa singolare vicenda ho chiesto soccorso a Loredana Lionetti e Guido Facchinetti, dell’associazione culturale Aquario 2012, e a Elia Notaro, giovane brighese vicepresidente della Pro Loco “San Colombano”.

Tutto ebbe inizio con una misteriosa apparizione e un’enigmatica scomparsa. Teresa aveva pochi giorni di vita, quando la madre ricevette la visita di “due gentili signore in tutto eguali per faccia, abiti e statura”. Queste si avvicinarono alla neonata facendola “oggetto di speciale loro compiacenza” come se Teresa fosse predestinata a grandi cose.

Altra veduta di Briga dal sentiero del San Colombano

Le due estranee, prima di svanire nel nulla, augurarono alla madre una pronta guarigione, ma la lasciarono cieca e senza latte. In pochi giorni la donna riacquistò la vista, tuttavia il latte non fu mai sufficiente a nutrire la piccola; ciononostante, Teresa sopravvisse.

A sedici anni la prima sparizione di Teresa. Il 23 ottobre 1848 la ragazza si trovava a pascolare il bestiame poco distante da casa. Di punto in bianco si allontanò di corsa lasciando le bestie incustodite. Alla sera, familiari e compaesani la cercarono senza esito. Nel cuore della notte, all’improvviso, Teresa riapparve “tutta contraffatta in viso, scarmigliata la chioma, lacera sulla schiena la veste, con in mano oro lavorato, anelli, orecchini ed altri ornamenti femminili”.

Interrogata, disse di essere stata attirata da “giovani la cui bellezza è un incanto. Cantano, suonano e mi lusingano”. Giurò che nessuno aveva abusato di lei, ma gli stessi ragazzi l’avevano abbandonata “malconcia di mezzo a uno spinaio”.

Via Roma a Briga Novarese. Su questa via centrale si affacciava l’abitazione degli Strigini. Col tempo l’edificio è stato ristrutturato e passato ad altre famiglie.

Malgrado le precauzioni dei genitori, due giorni dopo si verificò un episodio simile. Questa volta Teresa fu recuperata e ricondotta a casa da un contadino del posto. Agli increduli genitori la giovane riferì di essere “andata a Torino a vedere la Consolata nella Chiesa di quel titolo; d’avere percorso paesi e città in numero grandissimo”.

Poi, rivolgendosi al parroco, don Giuseppe Conelli, raccontò di “essere stata introdotta in una grande adunanza di gente nemica tutta del Crocifisso, raccolta in luogo segreto, la quale ad una voce grida[va] Guerra, guerra al Papa, al Clero, ai Re”. Di quell’assemblea, la maggior parte era piemontese. La ragazza fu subito considerata delirante e, dopo il consulto di due medici, che non capirono granché, venne costretta a letto per qualche tempo.

La chiesa di San Tommaso, a circa un chilometro dal centro di Briga. Sui prati intorno a questo edificio religioso, costruito intorno all’anno 1000, Teresa era solita condurre il bestiame al pascolo.

Le sparizioni e i “viaggi” di Teresa cessarono soltanto per pochi mesi. La sera del 6 gennaio 1849, la giovane, d’un tratto, sparì dalla propria camera. I genitori, allarmati, chiamarono a raccolta le sorelle, il prete, il sindaco e in breve tempo il paese intero rispose all’appello.

A notte inoltrata, quando ormai tutti erano rassegnati al peggio, si udì “un forte prolungato trarre e ritrarre il catenaccio all’uscio” della camera di Teresa. La porta, unico accesso al locale rimasto fino ad allora spalancato, risultava sbarrato dall’interno. Trovata la chiave, la giovane apparve fredda, priva di sensi, “come impietrita”, e coricata sul suo letto con le “folte e lunghe chiome” scomposte.

La romanica chiesa di San Tommaso vista dall’abside

Dopo l’ennesima sparizione crebbero i dubbi di Conelli: con ogni probabilità c’era lo zampino del demonio. Si recò a Novara e informò dell’accaduto il vescovo Giacomo Filippo Gentile, il quale lo autorizzò a provare con gli esorcismi “a norma del Rituale Romano”.

Durante i rituali l’ossessa si sollevava dal letto, esplodeva in grida spaventose, si agitava, si contorceva e respingeva quanti cercavano di immobilizzarla finché, spossata, ripiombava sul letto in un bagno di sudore.

Veduta di Briga dal colle in cima al quale si trova la chiesa di San Tommaso.

Conclusa con apparente successo la prima seduta, Conelli fu richiamato a casa Strigini il 1° febbraio 1849: in quella circostanza il sacerdote ebbe la conferma dei propri sospetti. Il demone si rivelò attraverso la giovane dicendo di essersi impadronito del corpo di Teresa da circa sette mesi e di averla condotta, per ben undici volte, in diverse parti del mondo.

Il demone, di fronte a una ventina di testimoni esterrefatti, diede appuntamento al parroco il 12 febbraio: solo da allora avrebbe lasciato in pace la giovane per trasferirsi in Francia.

Un’immagine datata di casa Strigini (tratta da Conelli G., Teresa Strigini, ossia la famosa indemoniata di Briga Novarese, Quintino Quadri-Sala, Milano, 1877).

Alle dieci di mattina del giorno prestabilito, mentre una folla di curiosi circondava casa Strigini, l’entità maligna, puntuale, si rimpossessò di Teresa scuotendola con spasmodici tremori.

Interrogato dal parroco, lo spirito rivelò il proprio nome: Gioberti, come l’allora capo del governo piemontese. A queste parole, e davanti alla croce esibita dal Conelli, prima il corpo di Teresa “balzò alto dal letto”, sussultò in ogni sua parte mentre la bocca della giovane si spalancava in grida belluine; poi, “come respinta da potente mano”, Teresa cadde sul letto precipitando in un sonno profondo.

Al risveglio, la giovane non ricordò nulla e nei mesi successivi alternò momenti di serenità a stati di apatia e a nuove, presunte possessioni.

Il ritratto di Teresa Strigini che le protagoniste del film ritrovano all’interno di una valigia nei pressi della chiesa di San Tommaso.

Ma chi era Teresa Strigini e a che famiglia apparteneva? Maria Teresa Regina Strigini nacque a Briga Novarese il 20 maggio 1832, quinta di sei sorelle, da Margherita Degaspari e Carlo Strigini. Gli Strigini erano poco acculturati ma grazie ai possedimenti terrieri e a qualche capo di bestiame riuscivano a mantenere in maniera più che dignitosa la numerosa prole.

Come accennato, Teresa crebbe robusta, mai un lamento durante l’infanzia, e divenne “oggetto di ammirazione in casa e fuori” fin dai primi anni della fanciullezza. Dai medici che la visitarono intorno ai sedici anni d’età sappiamo che si presentava “di aspetto avvenente”, aveva fino a quel  momento “sempre goduta ferma salute” e posseduto un carattere vivacissimo ed espansivo.

Ritratto postumo di Vincenzo Gioberti realizzato da Antonio Puccinelli e attualmente conservato nella sala X della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze (immagine tratta da https://catalogo.beniculturali.it).

Poteva una giovane contadina, magari più sveglia delle sue coetanee ma illetterata, descrivere con precisioni luoghi remoti e compiere i prodigi e i vaticini di cui furono testimoni compaesani e familiari? La fanciulla fu vista tenere fra le mani “per buona pezza di tempo” carboni accesi senza scottarsi, riusciva a rendersi leggera e pesante a suo piacimento, e in quanto a forza fisica era in grado di prevalere su uomini ben più robusti.

Elia Notaro ricorda, inoltre, come dopo ogni scomparsa, Teresa ricompariva con monete straniere e frutta esotica o fuori stagione. In un’occasione, dopo l’ennesima sparizione, fu rinvenuta incatenata al comignolo benché non esistesse alcun passaggio tra la propria camera e il tetto.

La locandina di Verità apparente, lungometraggio realizzato nel 2017 e dichiaratamente ispirato alla storia di Teresa Strigini.

La giovane brighese, infine, quand’era posseduta, comprendeva le formule latine degli esorcismi di Conelli e parlava lingue straniere nonostante conoscesse soltanto il dialetto del luogo. Come osservano Guido e Loredana, “all’epoca  bastava una parlata diversa da quella locale per farla sembrare, a chi la ascoltava, totalmente estranea”. Ma come spiegare le profezie di Teresa nei momenti di invasamento?

Si racconta che un giorno la giovane preannunciò la propria monacazione e quella delle sorelle maggiori Giacinta e Rosa. Teresa, inoltre, anticipando le vicende della Seconda Guerra d’Indipendenza, profetizzò l’invasione dei francesi attraverso la Lombardia fino allo stato sabaudo.

La scena di un esorcismo tratta dal film Verità apparente: da sinistra, la mamma di Teresa (Mariangela Allegra), don Conelli (Guido Cavigioli) e Teresa Strigini (Simona Trombetta).

Quanto al riferimento a Vincenzo Gioberti (il quale fu informato dei curiosi fatti di Briga), per una strana coincidenza il primo ministro piemontese si dimise proprio nel febbraio 1849 e partì per la Francia (come anticipato dal supposto demone) ove morì tre anni più tardi. 

Gli avvenimenti di Briga avevano già fatto troppo rumore e dunque bastò nominare Gioberti per convincere il giudice di Borgomanero ad aprire un fascicolo a carico di Teresa e Conelli per turbativa dell’ordine pubblico e truffa.

Seguirono deposizioni da parte di testimoni, compreso il sindaco di Briga, e il passaggio degli atti alla Procura di Novara. Il 16 febbraio 1849 arrivò a Borgomanero il giudice istruttore di Novara accompagnato dal pubblico ministero Giuseppe Prelli. Insieme ascoltarono altri teste: alcuni si dicevano certi della possessione demoniaca, altri niente affatto.

Emersero voci, illazioni e pettegolezzi, e cominciò a farsi strada l’ipotesi della malattia nervosa.

Sul set allestito presso la Tenuta Montezeglio, in regione Monticelli, tra Invorio e Briga Novarese. Solo durante la registrazione del film la troupe ha scoperto che quello era il luogo in cui il pittore Ignazio Imperiali soggiornò e, presumibilmente, ospitò Teresa.

La precoce ragazza, infatti, avrebbe patito alcune delusioni amorose, l’ultima delle quali, per un certo Ignazio Imperiali, ventisettenne lombardo, le avrebbe fatto perdere il senno. Imperiali, pittore tutt’altro che affermato, nell’autunno 1848 si trovava presso una cascina in regione Monticelli, tra Invorio e Briga, per sorvegliare la vendemmia, e in quel luogo sarebbe avvenuta la seduzione della giovane.

Per alcuni, dunque, dietro le fughe di Teresa, i suoi strepiti e dietro la trovata dello “Spirito infernale” Gioberti ci sarebbe stato l’artista girovago.

Su incarico del tribunale novarese il 13 marzo 1849 due medici visitarono la Strigini, all’epoca non ancora diciassettenne. Diagnosi: demonomania, ossia alterazione psichica in cui il malato si ritiene posseduto dal maligno. Il pm Prelli consegnò le conclusioni al tribunale di Novara, che emise il verdetto di assoluzione per tutti poiché, dalle indagini, non emerse alcun reato.

Sul finire del film, la “professoressa” (Giovanna Bellosta), Tessa (Caterina Comoli), Max (Elia Notaro) e Lorella D’Amico (Laura) cercano una spiegazione razionale al mistero dell’indemoniata.

Convinti dal vescovo e dall’autorità civile di Novara, i genitori di Teresa acconsentirono affinché la figlia si trasferisse, almeno fino al calmarsi delle acque, presso l’istituto delle Figlie Esposte di Novara. Dopo il ritorno definitivo a Briga non è chiaro cosa avvenne nei restanti anni di vita di Teresa, e il suo caso, poco alla volta, rientrò nei ranghi di una chiacchiera di paese.

Per tornare a far parlare della Strigini, Guido e Loredana si convinsero che la maniera migliore fosse girare un film sulla vicenda. “L’idea nacque intorno al 2013, allorché iniziammo un progetto su Briga Novarese intervistando alcuni anziani del luogo”, spiega Loredana. “In quell’occasione, tra le storie raccolte, ci colpì quella di Teresa al punto di decidere di farne un lungometraggio ispirato alla sua vicenda che intitolammo Verità apparente”.

Per il ruolo di Teresa fu scelta la borgomanerese Simona Trombetta, unica attrice professionista del cast. Gli altri ruoli furono ricoperti da attori dilettanti, brighesi senza esperienza ma dotati di grande entusiasmo. Come Elia Notaro, che nella pellicola interpreta Max e per il quale recitare è sempre stata una grande passione.

Teresa Strigini vista da Oreste Fantini. Un medico che visitò Teresa la descrisse così: “una giovane donna piuttosto di bell’aspetto, dell’apparente età di circa sedici anni… i capelli scarmigliati, color castano chiaro, ciglia e sopracciglia di simil color, occhi alquanto infossati, naso un po’ grosso e un pochetto all’insù, bocca media, labbro superiore carnoso e un po’ sporgente, viso piuttosto tondo”. (Immagine tratta da Allegra F., Il Processo Conelli-Strigini : Briga e Novara 1849-1850, in Briga attraverso i tempi, 1996, p. 110).

Lasciamo che sia lui a introdurre la trama del film: “Laura e Tessa, due studentesse torinesi, si recano a Briga per compiere degli studi archeologici. Durante un sopralluogo rinvengono una valigia contenente il ritratto di una ragazza, una pergamena e altri oggetti. Da quel momento si insinua in loro il mistero di Teresa Strigini. Un giorno incontrano uno studente di psichiatria, Max, il quale ricorda una vecchia storia riguardante l’Indemoniata di Briga e così aiuta le ragazze a scoprirne di più. Tessa vive la vicenda attraverso esperienze extrasensoriali, mentre Max e Laura si sforzano di cercare una spiegazione razionale”.

Il finale è volutamente aperto e non risolve completamente il mistero dell’indemoniata: Guido e Loredana hanno preferito lasciare gli spettatori nel dubbio e se credere, o meno, alla vicenda.

Come conferma Guido, i sopralluoghi e le riprese del film generarono notevole interesse in paese. Alla prima, avvenuta il 15 dicembre 2017 nella palestra comunale di Briga, parteciparono 550 persone, ma poi l’interesse lentamente si spense. I brighesi sembravano aver di nuovo dimenticato l’avvenimento. Per evitare che l’oblio cali di nuovo su Teresa, da qualche tempo Guido e Loredana stanno pensando a un secondo episodio cinematografico.

Un seguito che, se si farà, sarà basato sulle visioni e sulle profezie della Strigini e, per forza di cose, sarà più romanzato del primo. A partire dal 1851, una volta tornata a Briga al termine del processo e del soggiorno novarese, di Teresa si perse ogni traccia. Qualcuno ritiene che abbia concluso i propri giorni in un monastero di Orta San Giulio; in realtà, non esiste nessuna testimonianza su quanto accaduto a Teresa dopo la pretesa possessione demoniaca. Si presume soltanto che sia morta nel 1898 all’età di 67 anni.

Incontro notturno tra Tessa (Caterina Comoli) e Teresa Strigini (Simona Trombetta).

Nelle motivazioni della sentenza depositate dal tribunale novarese la popolazione di Briga è definita “piccola e zotica”, semplici popolani la cui superstizione fu facilmente eccitata dalle isterie di una giovane. D’accordo, dal punto di vista giuridico la vicenda non ebbe grande rilievo; ma se contestualizziamo l’evento e proviamo a guardarlo da una prospettiva, ci sia consentito, antropologica, la storia di Teresa assume un’altra valenza e non appare dissimile da altri avvenimenti occorsi in Piemonte negli stessi anni: il caso di don Grignaschi e della “nuova Maria” di Cimamulera, quello della monaca Luigia Fracchia della borgata Franchini di Viarigi e di Margherita Massazza, la santa di Sordevolo. 

In un periodo, quello di metà Ottocento, di grandi rivolgimenti, il mondo popolare piemontese rintracciò nella fede e nella dimensione spirituale una risposta alle ansie di liberazione che andavano maturando. Una fede, però, spesso pericolosa, ai limiti dell’ortodossia e talvolta in piena eresia, alla ricerca della quale si avventuravano perlopiù le donne.

Dietro a queste eretiche i contadini intravedevano capi potenziali delle loro rivolte e a loro affidavano le speranze di cambiamento. D’altronde, chi più delle donne, che fino al XIX secolo erano assimilate legalmente ai minorenni, aveva diritto a un mutamento radicale delle condizioni di vita?

La vicenda della possessione demoniaca della Strigini, per quanto inverosimile e ingenua, può pertanto essere interpretata come un richiamo disperato, un tentativo di scuotere un edificio sociale ed economico che, così com’era stato progettato, si dimostrava inadeguato. Soprattutto per le donne, compresa Teresa, che di quella costruzione occupavano i piani più bassi.

Bibliografia

Allegra F., Il Processo Conelli-Strigini : Briga e Novara 1849-1850, in Briga attraverso i tempi, 1996.

Conelli G., Teresa Strigini, ossia la famosa indemoniata di Briga Novarese, Quintino Quadri-Sala, Milano, 1877.

Gremmo R., Le donne del diavolo, Il Punto, Grugliasco, 1978.

Per il materiale fotografico ringraziamo l’autore dell’articolo, Andrea Raimondi, e la Pro Loco di Briga Novarese

Rivolgiamo inoltre un ringraziamento speciale per la preziosa collaborazione a Loredana Lionetti, Guido Facchinetti ed Elia Notaro

*Nato a Novara nel 1975, laureato in Lingue e Letterature dell’Europa e delle Americhe presso l’Università del Piemonte Orientale, Andrea Raimondi ha conseguito il dottorato in Italian Studies presso lo University College Cork (Irlanda). Insegna lingua inglese nelle scuole secondarie e collabora con Rivista Savej. Tra le pubblicazioni più recenti: The Invisible Bridge between the United Kingdom and Piedmont, Cambridge Scholars Publishing, Newcastle Upon Tyne, 2019; Il multilinguismo degli scrittori piemontesi – Da Cesare Pavese a Benito Mazzi, Edizioni Grossi, Domodossola, 2018; Emigrazione piemontese – Una storia che si ripete, in Rapporto Italiani nel Mondo 2017, a cura di Delfina Licata per Fondazione Migrantes, Tau Editrice, 2017.