Testo e foto di Paolo Barosso

Era il mese di ottobre 1511 quando, per decisione di papa Giulio II, al secolo il ligure Giuliano Della Rovere, la città di Saluzzo ottenne la cattedra vescovile, divenendo sede di diocesi.

Veduta della facciata in cotto, con sezione centrale intonacata e l’alta ghimberga che incornicia il portale centrale.

Il prestigioso traguardo rappresentò il successo della politica religiosa condotta dai marchesi di Saluzzo, frutto in particolare dell’impegno profuso da Margherita di Foix de Candale, seconda moglie del marchese Ludovico II e, dopo la morte del marito, nominata reggente del marchesato dal 1504 al 1528.

Margherita visse l’apice dello splendore artistico e culturale di Saluzzo, che fu, però, concomitante al manifestarsi dei primi segni dell’inesorabile declino politico-militare cui il piccolo Stato sarebbe andato incontro dopo la morte di Margherita e che avrebbe raggiunto il culmine con la scomparsa dell’ultimo marchese, Gabriele, avvenuta nel 1548.

La ghimberga centrale con, ai lati, le due statue in cotto raffiguranti i santi Pietro e Paolo, opere del primo Cinquecento.

L’edificio ecclesiastico che dal 1511 ai nostri giorni ha rivestito il ruolo di Cattedrale, con la dedicazione a Maria Vergine Assunta, sorse sul luogo dove in precedenza esisteva la pieve di Santa Maria, già attestata nella seconda metà del XII secolo nella zona pianeggiante esterna alle mura cittadine. Risale al 1481, con bolla di papa Sisto IV, l’erezione dell’antica pieve in Collegiata, seconda chiesa della città per importanza dopo la chiesa conventuale di San Giovanni, situata nella parte alta del nucleo urbano e prediletta dai marchesi, che l’avevano prescelta come sepolcreto dinastico.

L’interno della cattedrale con la decorazione ottocentesca in stile “gotico flamboyant”.

I lavori di rinnovamento della Collegiata vennero avviati nel 1491 e conclusi nel primo Cinquecento, conferendo alla chiesa l’aspetto tardo-gotico che tuttora conserva, a tre navate con abside poligonale, alterato però all’interno dalla campagna decorativa eseguita tra il 1850 e il 1856 in stile “gotico flamboyant”, in conformità con il gusto in voga nella corte sabauda dell’epoca.

Il magnifico crocifisso quattrocentesco che sovrasta la navata centrale.

Notevoli sono i capolavori artistici di cui si fregia l’edificio, in cui operarono in epoche diverse insigni pittori e scultori come l’intagliatore pavese Baldino Di Surso, ritenuto autore nella seconda metà del XV secolo del grande Crocifisso appeso all’arco trionfale della navata, il piccard Hans Clemer, cui si attribuiscono gli affreschi delle lunette dei portali esterni (con le raffigurazioni di Chiaffredo e Costanzo, santi protettori della diocesi saluzzese) e il prezioso polittico un tempo collocato sull’altar maggiore (1500 ca), il maestro veneziano Sebastiano Ricci, esecutore della tela raffigurante l’Adorazione dei Pastori, risalente al primo decennio del Settecento, lo scultore luganese Carlo Giuseppe Plura, cui vennero commissionate le undici statue in legno tinteggiate in biacca bianca poste ad ornamento del grandioso altare maggiore realizzato nel primo ventennio del Settecento.

Il grandioso altare maggiore con le undici statue realizzate dal luganese Carlo Giuseppe Plura.

Interessante è il grande affresco di gusto storicista visibile sulla parete della controfacciata, realizzato dal pittore Francesco Mensi di Alessandria (1800-1888), che vi rappresentò l’incontro tra il savoiardo San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra, e il beato Giovenale Ancina, vescovo di Saluzzo, effettivamente avvenuto nel maggio 1603 a Carmagnola, un tempo piazzaforte del marchesato di Saluzzo, ma ambientato dall’autore sul sagrato della cattedrale di Saluzzo.

L’affresco di gusto storicista che rappresenta l’incontro tra San Francesco di Sales e il beato Giovenale Ancina.

Concludiamo questa breve descrizione della cattedrale saluzzese con un aneddoto legato al mondo del vino e, in particolare, a una produzione tipica delle colline circostanti, il Pelaverga, che, secondo la tradizione, avrebbe avuto un suo ruolo nel favorire la promozione di Saluzzo a sede diocesana nel 1511.

In base alla testimonianza di Giovanni Andrea Saluzzo signore di Castellar e Paesana, autore d’un diario, il Charneto, in cui descrive avvenimenti compresi tra il 1482 e il 1528, un certo quantitativo del profumato vino prodotto nella valle Bronda (…èl bon vin che j piasia a lo papa Julio) venne inviato a Roma dalla reggente del Marchesato, Margherita di Foix, (che egli, per disaccordi politici, giudicava con severità definendola “madama capricciosa e tiranna”) per innaffiare la tavola di papa Giulio II.

Grappoli di Pelaverga delle colline saluzzesi.

Il combattivo pontefice ne apprezzò a tal punto le qualità da ordinare ogni anno una trantena di botalli de vino de Pagno e de Chastella (Castellar), destinandoli alle cantine papali. Si racconta che il gradito omaggio, seguito da cospicui ordinativi, abbia aiutato Margherita a ingraziarsi papa Giulio II, persuadendolo a concedere l’agognata cattedra episcopale alla città di Saluzzo.