Testo e foto di Paolo Barosso
Da sempre cuore pulsante di Cuneo, l’asse stradale dell’antica contrada Maestra, oggi via Roma, attraversa il centro medievale della città, fondata alla fine del XII secolo su uno sperone alluvionale incuneato tra due corsi d’acqua (da qui la scelta del nome), il torrente Gesso e il fiume Stura di Demonte, che ne scavano e delimitano i fianchi, e con la punta protesa a nord, verso la pianura, e la base in direzione delle Alpi Marittime.

La contrada Maestra taglia in due l’abitato medievale della città, ripartendolo in due sezioni principali, la “clapa Gecii” (il lato verso il Gesso) e la “clapa Sturiae” (il lato verso la Stura), dai nomi dei due corsi d’acqua che lambiscono le pendici dell’altopiano, e, nel corso dei secoli, ha mutato più volte denominazione, talvolta in conseguenza di rivolgimenti politici.
L’instaurarsi della dominazione napoleonica, che tra l’altro assegnò a Cuneo il ruolo di capoluogo del “Département de la Stura”, secondo la consuetudine del tempo di utilizzare riferimenti fluviali in sostituzione dei toponimi tradizionali, impose alla strada il nome di Rue Imperial e lasciò anche una forte impronta sulla città, in applicazione del cosiddetto Plan de ingrandissement e abellissiment de la ville, volto a regolarne l’ampliamento urbanistico in seguito allo smantellamento della cinta bastionata eretta a sua difesa, che aveva consentito alla piazzaforte sabauda cuneese di resistere a ben sette assedi.

Per un certo periodo la contrada Maestra assunse l’intitolazione di via Nizza, in omaggio alla città costiera che dal 1388, con la dedizione della comunità nizzarda al conte di Savoia Amedeo VII, apparteneva ai domini sabaudi, ma nel corso del Medioevo l’asse portante del centro antico di Cuneo era prevalentemente indicato con il nome di “platea” o “piassa” in piemontese, termini che evocano sia il notevole sviluppo in ampiezza della strada (che risultava ancora più ampia prima che si costruisse, lungo tutta la sua estensione, il camminamento porticato), sia la funzione originaria di area mercatale (come fosse una piazza cittadina, appunto), che venne mantenuta fino alla costruzione di piazza Galimberti e all’espansione urbana verso sud.

Percorrendo via Roma, ci si accorge con immediatezza delle caratteristiche salienti della strada, oltre a quelle, già evidenziata, di notevole sviluppo in ampiezza e di “linea di demarcazione” tra i quartieri verso il Gesso e i quartieri verso la Stura.
La prima caratteristica, che salta all’occhio, è l’andamento non rettilineo, bensì leggermente arcuato, dell’asse stradale, scelta motivata da esigenze di natura difensiva, che si accentuarono soprattutto a seguito dell’acquisizione di Cuneo ai domini dei Savoia, sancita nel 1382 con l’atto di dedizione al conte Verde, Amedeo VI, avvenimento che incise fortemente sul destino della città, trasformandola in avamposto militare dello Stato Sabaudo contro i rischi, molto concreti, di invasione dalla Francia.
La seconda caratteristica della contrada Maestra che merita d’essere evidenziata è la presenza di un camminamento porticato che costeggia la via per quasi tutta la sua estensione. La costruzione del sottoportico non avvenne in concomitanza con il tracciamento della strada, bensì in una fase successiva, perché, in origine, i ripari porticati, ad uso delle botteghe che si affacciavano sulla via, consistevano in semplici tettoie e strutture di legno addossate alle abitazioni.

A quei tempi la strada appariva molto più larga se confrontata con l’ampiezza odierna: a partire poi dal Tre/Quattrocento, per guadagnare spazi ad uso residenziale in un periodo in cui la cerchia muraria limitava le possibilità edificatorie oltre il perimetro cittadino, le autorità comunali consentirono di aggiungere un vano verso strada alle abitazioni della contrada Maestra, con la realizzazione, al piano terra, di un ambiente porticato in muratura e non più in legno.
Con questa innovazione edilizia, il fronte delle case avanzò di qualche metro, restringendo la via e permettendo nel contempo l’attuazione di una campagna di riqualificazione delle facciate, decorate con affreschi e ornamenti in cotto, motivi vegetali, geometrici, zoomorfi e tratti dal repertorio araldico delle famiglie più in vista della città, che qui avevano le loro prestigiose residenze.

Numerosi, lungo la via, sono i palazzi appartenuti a illustri famiglie del patriziato cittadino. Tra questi, ricordiamo palazzo della Porta, fatto costruire dal facoltoso Paganino del Pozzo intorno alla metà del Quattrocento, che si segnala non tanto per la decorazione pittorica, di cui appare oggi privo, ma per lo splendido campionario di capitelli scolpiti con motivi di vario genere, incluso un vasto assortimento di animali autoctoni ed esotici – civette, cani, agnelli, struzzi -, che ornano il portico e l’arioso loggiato aperto a livello del terreno (oggi chiuso e inglobato nei vani commerciali).

Il sontuoso palazzo Lovera è invece un raffinato esempio di architettura civile piemontese del tardo Settecento. Venne disegnato da Mario Ludovico Quarini, allievo di Bernardo Antonio Vittone, che non si limitò, come generalmente accadeva, ad aggiornare stilisticamente o rimodernare l’edificio preesistente, d’impianto medievale, ma lo progettò ex novo dalle fondamenta, per conto della famiglia Lovera, stirpe illustre cui appartennero diversi sindaci della città di Cuneo.
Il palazzo ospita oggi nelle sue splendide sale un hotel, proseguendo così la lunga tradizione di accoglienza che lo ha contraddistinto nei secoli: nel 1515 vi trovò sistemazione il re di Francia Francesco I, impegnato nelle campagne militari d’Italia, e nel 1809 vi fu alloggiato papa Pio VII diretto in Francia nelle vesti di prigioniero di Napoleone.

Ricordiamo ancora, come esempio di facciata dipinta e decorata, l’edificio di Casa Quaglia, appartenuta probabilmente alla famiglia Taurini, come emerge dall’arme dinastica che campeggia al centro del palazzo. Qui l’apparato pittorico, sebbene solo in parte leggibile e recuperato dai restauri, si sviluppa in un articolato ciclo narrativo, incentrato su storie dell’antichità romana classica, dovute alla mano di un artista di ambito saluzzese che le realizzò nel 1508.
Un’altra caratteristica essenziale della contrada Maestra è il concentrarsi, lungo la strada, dei principali edifici del potere politico e religioso cuneese. Verso l’estremità settentrionale dell’asse viario, dove si apre piazza Torino, troviamo la chiesa di Sant’Ambrogio, che si mostra oggi, all’interno, nelle linee settecentesche plasmate dal progetto di Francesco Gallo, iniziato nel 1703, mentre la facciata è dovuta all’intervento di Carlo Ponzo nel 1880.

L’edificio sacro che possiamo ammirare è il risultato della terza ricostruzione della chiesa di Sant’Ambrogio, intitolata dai cuneesi al patrono della città lombarda in omaggio ai milanesi che avevano contribuito alla nuova fondazione di Cuneo dopo che il primo insediamento, fondato con il consenso dell’abate di San Dalmazzo di Pedona e con l’appoggio degli astigiani, era stato distrutto per ordine del marchese di Saluzzo nel 1210.
Nel tratto meridionale di via Roma, poco prima dell’ottocentesca piazza Galimberti e in prossimità dell’antico bastione triangolare a difesa della porta di Nizza (smantellato nel 1801), si erge la facciata neoclassica, con quattro possenti colonne corinzie, dell’imponente chiesa di Santa Maria del Bosco, divenuta Cattedrale di Cuneo nel 1817, con l’istituzione della diocesi, ma già esistente da secoli, ricostruita a metà Seicento ad opera di Giovenale Boetto e rimaneggiata dopo l’assedio del 1744, forse su progetto del nipote di Filippo Juvarra, Francesco Martinez.

Sempre nel tratto iniziale della via, non porticato, si ammira l’architettura eclettica dell’ottocentesco palazzo della Prefettura, opera dell’architetto Pietro Carrera, autore a Torino di numerosi palazzi e del passaggio coperto a vocazione commerciale chiamato “Galleria dell’Industria Subalpina”, concepita nel 1873, e la sede del Vescovado, già palazzo Tornaforte.
All’angolo con largo Audiffredi, creato con lo sventramento del 1936, sorge il Municipio settecentesco, già Collegio dei Gesuiti, mentre dall’altro lato della strada si trova la sede comunale antica, di fondazione medievale, dominata dall’imponente Torre civica, da oltre 800 anni simbolo della città di Cuneo.

Secondo una tradizione locale, venne eretta nel 1317 a spese dei Monregalesi, e sviluppata in altezza tanto da poter essere avvistata da Mondovì, in conformità alle prescrizioni del trattato di pace che sarebbe stato concluso tra le due città su ordine di Roberto d’Angiò, signore di Provenza e della contea (angioina) di Piemonte. Il racconto tradizionale non trova però conforto nella documentazione, anche perché non risultano evidenze di ostilità militari tra Mondovì e Cuneo durante la dominazione angioina di questa parte di Piemonte.
La Torre civica, che ospita nella cella la grande campana comunale, che veniva suonata per la convocazione del consiglio e in altre occasioni (pericoli, ricorrenze) regolamentate dagli statuti, subì più volte riparazioni e rimaneggiamenti, in conseguenza dei numerosi assedi che flagellarono Cuneo, ma anche di più banali incidenti.

Con la demolizione della cinta bastionata, ordinata da Napoleone nel 1801, e l’ampliamento urbano aldilà del perimetro murario ormai non più esistente, si aprì il dibattito su come raccordare la città vecchia, impostata sull’asse della contrada Maestra, e i nuovi quartieri che sarebbero sorti verso sud, e si trovò la soluzione immaginando una grande e ariosa piazza, ampia quasi 24.000 metri quadrati, che trovò un suo assetto definitivo con il progetto di Benedetto Brunati approvato nel 1832.
Il nuovo spazio urbano, con al centro il monumento a Giuseppe Barbaroux, giurista e ministro del Regno di Sardegna, cambiò per tre volte intitolazione: dalla prima scelta toponomastica di piazza Nizza si passò, dopo il 1860, a dedicarla al re Vittorio Emanuele II e, infine, dal 1945 all’avvocato Duccio Galimberti.

L’espansione urbana di Cuneo aldilà di piazza Galimberti, lungo lo sperone alluvionale su cui sorge la città, venne realizzata replicando uno schema viario regolare, a maglie ortogonali, con pochissime eccezioni, e tracciando, come asse viario portante, il prolungamento ideale dell’antica contrada Maestra, oggi via Roma, in direzione della catena alpina, l’elegante corso Nizza, dotato di portici e costeggiato lungo tutto il suo percorso da una serie di imponenti palazzi residenziali che riflettono, nelle linee architettoniche, le principali correnti stilistiche del Novecento.
Riferimenti bibliografici e siti internet:
Clara Palmas e Sara Inzerra, Piazze e strade porticate del Piemonte, Centro Studi Piemontesi, 2002.
www.museodiffusocuneese.it