L’abbazia benedettina di Santa Maria a Cavour (To) venne fondata nel 1037 per iniziativa del vescovo di Torino, Landolfo, che vi chiamò i monaci di San Michele della Chiusa. L’edificio venne innestato sul sedime d’una chiesa più antica (distrutta dai Saraceni, che compivano scorrerie in Piemonte dalla loro base di Fraxinetum Saracinorum nei pressi dell’attuale Saint-Tropez in Provenza), officiata sin dal VII/VIII secolo forse da una comunità di agostiniani eremitani. Questi, che vivevano secondo l’antica regola di Sant’Agostino, fuggirono dal Nord Africa in seguito alle invasioni dei Vandali (V secolo) e trovarono rifugio in varie località d’Europa.

Il complesso abbaziale, gravemente danneggiato negli eventi bellici che coinvolsero a più riprese Cavour (in particolare, il saccheggio degli Ugonotti francesi al comando di Francesco de Bonne duca di Lesdiguières nel 1592 e le demolizioni operate da Nicolas de Catinat, generale di Luigi XIV, nel 1690), conserva del periodo altomedievale la suggestiva cripta, appartenente alla prima fase costruttiva dell’edificio, al tempo degli agostiniani. L’ambiente sotterraneo, composto da tre navate suddivise da dodici pilastrini (richiamo ai dodici apostoli) e conforme alla rara tipologia delle cripte ad absidi contrapposte, conserva l’altare più antico del Piemonte, costituito da tre basi di colonne romane, due delle quali rovesciate, provenienti dagli scavi della vicina città romana di Forum Vibii/Caburrum, fondata a meridione della Rocca di Cavour nel I secolo a.C. nel territorio che fu della tribù celto-ligure dei Caburriates.

Gli altari, nel Cristianesimo delle origini, erano spesso collocati sulle tombe dei martiri e anche in seguito il legame simbolico con questa pratica si rispecchiò nell’usanza, in auge dal VI secolo, di inserire nell’altare, per consacrarlo, le reliquie di un santo (deposte nella “pietra sacra”, incassata nella tavola di legno o di pietra della mensa eucaristica). L’altare di Cavour conteneva le reliquie di San Proietto, disperse durante il saccheggio ugonotto del 1592, ma poi in parte recuperate dai monaci e ricollocate al loro posto. Nel 1905 si eseguì una ricognizione autorizzata dal vescovo, smontando l’altare e trovandovi all’interno, nascosta tra le basi delle colonne, una teca con frammenti ossei, identificati con le reliquie di San Proietto.

A partire dal 1780 si eseguì il progetto di restauratione del complesso, realizzando l’attuale chiesa tardo-barocca a croce greca con gli scudi sabaudi sui capitelli e preservando la struttura sotterranea della cripta, la cui sommità in origine fungeva da basamento sopraelevato al presbiterio.

Da visitare l’annesso Museo Archeologico Caburrum, che espone alcuni reperti provenienti dalla città romana di Forum Vibii Caburrum e dalla vicina necropoli (in particolare, il cippo con l’epitaffio in marmo di Quinto Mannio; alcune anfore di produzione iberica per il trasporto di derrate alimentari, segate, chiuse con coperchio e riutilizzate come urne cinerarie; esempi di tombe alla cappuccina, formate con tegole e coppi sui due spioventi).

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