di Milo Julini

La biografia del conte torinese Paolo Bajnotti che ha destinato un suo legato di 150.000 lire al Municipio di Torino per la costruzione di una fontana monumentale in ricordo della madre.

Il conte torinese Paolo Bajnotti nasce a Torino il 26 aprile 1842, da Tommaso (1816-1875) e da Angelica Cugiani (1820-1898). Intraprende la carriera diplomatica, conclusa con la prestigiosa carica di ministro plenipotenziario d’Italia in America.

Dettaglio della Fontana Angelica innevata – foto di Paolo Barosso

Bajnotti sposa Caroline “Carrie” Matilda Brown, nata a Providence il 28 ottobre 1841, figlia di Nicholas Brown III, già governatore del Rhode Island e console generale degli Stati Uniti a Roma. I Brown appartengono a una delle più illustri e antiche famiglie della Nuova Inghilterra, benemerita per l’istituzione della locale Università.

Dopo il matrimonio, celebrato il 17 giugno 1876, “Carrie” accompagna il marito nelle sue varie sedi, New York, Parigi, Pietroburgo, Chicago. Muore di polmonite fulminante a Palermo, dove si è recata per vedere l’Esposizione, il 6 aprile 1892. È sepolta nel cimitero protestante di Testaccio, a Roma.

Caroline “Carrie” Matilda Brown

 

Bajnotti, indicato dai giornali che riportano la notizia della morte della moglie, come “uno dei più distinti e valorosi funzionari consolari” italiani, resta molto legato a Providence, dove assume iniziative in ricordo della moglie e dove risiede al momento della sua morte, avvenuta a San Remo, il 14 marzo 1919.

Per onorare la memoria della moglie, il conte Bajnotti finanziò nella città di Providence la costruzione di una torre, nota come Carrie Tower, realizzata nel 1904 all’interno del campus della Brown University su disegno dell’architetto Guy Lowell, lo stesso che progettò il Boston Museum of Fine Arts, e una fontana monumentale in bronzo, detta Bajnotti Fountain o Carrie Brown Memorial, eseguita tra il 1899 e il 1902 dalla celebre scultrice americana Enid Yandell per essere posizionata nel Burnside Park, dove tuttora la si può ammirare.

la Fontana Bajnotti di Providence in un’immagine d’epoca

Scrive l’anonimo redattore della rivista “Torino. Rassegna mensile”  del 1930: «Il 14 marzo 1919 moriva in San Remo il ministro plenipotenziario a riposo gr. uff. Paolo Bajnotti, il quale lasciava il suo patrimonio in parti uguali al conte Agostino Francesetti di Mezzenile e alla città di Torino, ove era nato, previ numerosi legati, fra cui quattro alla città stessa per istituzioni varie.

Tra questi figurava uno di L. 150.000 da dedicarsi alla costruzione, entro trenta mesi dalla morte del testatore, di una bella fontana monumentale, da denominarsi “Angelica”, e portante un’iscrizione a memoria dei genitori del testatario stesso, Tommaso Bajnotti e Angelica Cugiani».

I torinesi vengono a conoscenza di questa fontana monumentale, che hanno ereditato, con ritardo, in modo inesatto e in tono inizialmente quasi derisorio.

La Fontana Angelica di Torino in una cartolina d’epoca

Ne “La Stampa” dell’8 giugno 1920, in “Cronaca cittadina”, col titolo “L’americanata d’un torinese / un legato di 2.300.000 lire a fanciulle virtuose / di vent’anni”, appare la notizia – che l’anonimo cronista espone con una ironia petulante decisamente fuori luogo – di un legato del conte Bainotti (sic!), il quale in onore della moglie «ha voluto che ogni anno la rendita di una somma di 2.300.000 franchi sia data in premio alla fanciulla ventenne di Providence che se ne dimostri più meritevole per la sua condotta e per le sue virtù famigliari».

Si tratterebbe di una “americanata” di un torinese che avrebbe messo in imbarazzo le autorità di Providence, per la difficoltà nella scelta, per i tempi ristretti a causa delle lungaggini burocratiche per poter omologare il testamento. Dopo queste considerazioni, ecco la notizia più rilevante: «Ma il bello viene adesso»: il conte Bainotti «ha fatto un lascito identico in favore delle fanciulle di Torino. Ragazze avanti!…».

Maggiori precisazioni appaiono su “La Stampa”, il 10 giugno 1920, sotto il titolo “Un’eredità colla tara / 150 mila lire per una fontana / e 30 mila per la virtù”: il tono è sempre petulante ma il cronista si è informato e parla con cognizione di causa del legato di 150.000 lire per la fontana monumentale a Torino: «[…] Il conte Paolo Bainotti […] lasciò erede non il sindaco di Providence, ma la città di Torino. Il sindaco americano fu beneficiato da un semplice legato assai inferiore alla somma annunciata, il conte Bainotti lasciò il suo patrimonio di oltre un milione e 200 mila lire metà, al nostro comune e metà ad un suo amico, eredità gravata da alcuni legati, tra gli altri uno di 150 mila lire, per una fontana monumentale, 60 mila lire per borse di studio e uno di 30 mila lire, capitale, per un annuo premio di virtù ad una fanciulla di Torino. […]

La Fontana Angelica di Torino coperta dalla neve – foto di Paolo Barosso

Come è noto Torino di fontane monumentali non possiede che quella all’angolo di via XX Settembre e S. Teresa, che è un monumento di povertà e di cattivo gusto [si parla della Fontana del Candelabro, oggi scomparsa]. Ma se ha dato luogo a tante discussioni quella sciagurata fontanella, è da immaginare che cosa succederà quando si tratterà di deliberare per la fontana da 150 mila lire più gli interessi. Sarà, di bronzo, di marmo, sarà una fontana… equestre, una fontana asciutta come una balia, o una fonte continua di spese?

E sopratutto dove sorgerà? Il conte Bajnotti nel suo testamento ha espresso un mezzo desiderio che sorga in piazza S. Giovanni. Ma senza venir meno alla memoria dell’estinto c’è da osservare che forse il compianto conte mancava da molti anni da Torino perché piazza S. Giovanni non è ora una delle più brillanti località cittadine. […]».

Sulla collocazione della costruenda fontana, “Torino. Rassegna mensile” del 1930 scrive: «L’ubicazione indicata nel testamento per la fontana era la piazza S. Giovanni, e lo stile quello gotico medioevale, ma la Commissione nominata dal Comune nel [giugno] 1920, e di cui facevano parte i commissari senatore [Leonardo] Bistolfi, professore [Edoardo] Rubino, ingegnere [Giovanni] Chevalley, il dottore [Enrico] Thovez e il conte [Agostino] Francesetti, coesecutore testamentario con il Comune, ritenne più indicata come sede la piazza Solferino, nel punto in cui ora sorge la fontana, e volle lasciato libero lo stile».

La Fontana Angelica

Il sito P.A.Pu.M. (Progetto Arte Pubblica e Monumenti) della Città di Torino scrive:

«La Commissione concorda all’unanimità di non ritenere vincolanti le indicazioni di Bajnotti sulla collocazione e sullo stile […]. L’affidamento per la realizzazione della Fontana allo scultore Giovanni Riva avviene a seguito di tre successivi concorsi banditi tra il 1920 e il 1921, due dei quali si concludono senza vincitore.

La Giuria del terzo Concorso, costituita dagli stessi componenti della Commissione, individua come progetto da portare alla realizzazione il bozzetto di Giovanni Riva ‘Stagioni’ invitando l’autore ad elaborare il progetto in forma definitiva dal punto di vista architettonico. Il 31 dicembre 1921, con il parere favorevole della Commissione, la Giunta approva definitivamente l’opera».

Pare quindi che non abbiano molto senso le affermazioni di un modello esoterico della fontana che Bajnotti avrebbe richiesto all’autore, visto il complicato iter dei concorsi che hanno portato alla scelta del bozzetto di Giovanni Riva. A questo proposito, per concludere con una nota curiosa, si può ricordare che il conte Bajnotti ha trascorso un periodo della sua vita a Providence, città dove è nato, il 20 agosto 1890, Howard Phillips Lovecraft, autore di racconti e romanzi brevi del genere horror, che vi è morto il 15 marzo 1937. Lovecraft certo conosceva la famiglia Brown ma non è provato che lo scrittore avesse relazioni con Bajnotti anche se teoricamente avrebbe potuto conoscerlo: aveva 29 anni nel 1919, anno della morte del conte. Un curioso parallelo da sottolineare!

 

Fonti bibliografiche:

Anonimo, La fontana Angelica in piazza Solferino, Torino. Rassegna mensile 1930, n. 12, p. 1159.

L’americanata d’un torinese – un legato di 2.300.000 lire a fanciulle virtuose di vent’anni, La Stampa, 8 giugno 1920.

Un’eredità colla tara – 150 mila lire per una fontana e 30 mila per la virtù, La Stampa, 10 giugno 1920.

Fontana Angelica, in www.comune.torino.it/papum/

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