di Paolo Barosso 

Presentato a Torino e a Giaveno l’ultimo libro di Francesco Cordero di Pamparato, un romanzo storico ambientato in Valle di Susa, nel XIV secolo, tratto da un fatto realmente accaduto

L’assassinio dell’Inquisitore”, uscito nelle librerie in dicembre per i tipi dell’Araba Fenice di Boves, è un romanzo storico ambientato in Valle di Susa, nel XIV secolo, costruito attorno a un fatto realmente accaduto, l’assassinio di un inquisitore domenicano, padre Pietro Cambiani da Ruffia, che una gelida mattina del lontano febbraio 1365 venne rinvenuto esanime, ferito a morte da colpi di pugnale, mentre si trovava a Susa, alloggiato presso la locale comunità francescana di Frati Minori Conventuali.

Il grave fatto di sangue, ricordato da una lapide collocata nell’esatto punto dove si consumò la barbara uccisione, in uno dei due chiostri del convento segusino di San Francesco, destò scalpore non solo nella Valle della Dora, com’era chiamata al tempo la Valle di Susa, ma anche a Chambéry, residenza principale del conte di Savoia, signore di quei territori alpini, e a Torino, all’epoca rientrante nei domini del ramo cadetto dei Savoia-Acaia, nonché sede del tribunale presieduto dal beato Cambiani di Ruffia, protomartire degli inquisitori piemontesi, le cui spoglie mortali oggi riposano nel convento torinese di San Domenico.

Francesco Cordero di Pamparato dialoga con la scrittrice e giornalista Cinzia Galletto alla presentazione in anteprima del libro, il 6 dicembre 2017 a Torino

Le indagini, condotte in precario equilibrio tra potere secolare, rappresentato dai Savoia, e potere ecclesiastico, incarnato dall’Inquisizione, vengono affidate al successore della vittima, padre Antonio Pavonio, che nel romanzo di Pamparato indossa i panni di “detective” prudente e saggio che, con il conforto e l’illuminazione della fede, si addentra tra i meandri di un vero e proprio giallo medioevale, in cui, sullo sfondo di uno scenario politico e religioso tormentato, si agitano personaggi equivoci e talora misteriosi, che potrebbero nascondere, dietro la maschera rassicurante della rispettabilità, inconfessabili e crudeli propositi.

Padre Pavonio, giunto a Susa da Torino, si confronta così con il rappresentante locale del potere secolare, il Balivo del conte di Savoia, destreggiandosi abilmente in un contesto travagliato da rivalità politiche, in particolare quelle che dividono il conte di Savoia dai principi d’Acaia, signori di gran parte del Piemonte occidentale, sospesi tra fedeltà al ramo comitale e spinte centrifughe, e da crescenti infiltrazioni ereticali, che minacciano l’ortodossia della fede cristiana, soprattutto attraverso la predicazione delle teorie del lionese Valdo.

L’epigrafe commemorativa collocata nel luogo dove fu rinvenuto il cadavere del beato Pietro Cambiani da Ruffia il 2 febbraio 1365

L’autore tratteggia in modo documentato la situazione politica, sociale e religiosa che caratterizzava questa fetta di Piemonte alpino nella seconda metà del Trecento, facendo agire su questo palcoscenico un ampio parterre di attori, tutti potenzialmente sospettabili d’aver avuto movente e interesse a uccidere l’inquisitore: bande di venturieri, armati prezzolati che combattevano al soldo del miglior offerente, gruppi di misteriosi cavalieri, forse legati al disciolto Ordine monastico-militare dei Templari, che si radunavano in casolari isolati per celebrare l’inquietante culto del Bafometto, adoratori del diavolo, sospettati di darsi ritrovo di notte in radure appartate o nel fitto della foresta, luoghi dell’oscurità e del mistero, e comunità di eretici, che s’insinuavano con i loro adepti tra le pieghe della società, alimentando insicurezza e reciproca diffidenza.

Dietro alle persone in carne e ossa si cela però il volto del vero nemico che padre Pavonio combatte nelle duplice veste di guardiano della fede cristiana e investigatore sulle tracce d’un criminale, il diavolo: è lui, l’avversario del progetto salvifico di Dio, che allontana uomini e donne dalla retta via per trascinarli nel baratro della perdizione e del delitto…

Convento di San Francesco a Susa – veduta del chiostro dove fu commesso il delitto

Il romanzo di Pamparato, assai accattivante e scorrevole nello stile di scrittura, è anche un invito a conoscere Susa, città d’antica e nobile origine, con significative testimonianze architettoniche e artistiche dei fasti medioevali, e in particolare il complesso conventuale di San Francesco, eretto nel primo quarto del Duecento, che la tradizione collega al passaggio del santo, recatosi a Susa dopo aver ottenuto in donazione da Beatrice di Ginevra, moglie del conte di Savoia Tommaso I, i terreni edificabili in cambio d’una manica del suo saio, oggi venerata come reliquia a Annecy.

Francesco Cordero di Pamparato, laureato in Giurisprudenza all’Università di Torino, è docente di Storia delle Crociate e di Storia di Bisanzio all’Università popolare di Torino, scrive articoli per varie riviste di carattere storico, tiene conferenze in circoli e associazioni e alcuni corsi tematici di storia al Centro Pannunzio di Torino. Ha già pubblicato libri dedicati ai grandi ammiragli italiani, alla pirateria e guerra da corsa nel Mediterraneo, al Conte Verde Amedeo VI di Savoia, a Bisanzio, a Corrado di Monferrato e all’Arca dell’Alleanza.

Francesco Cordero di Pamparato

L’assassinio dell’Inquisitore

Editore Araba Fenice Boves – 2017 – 160 pagg. – 16:00 €