di Milo Julini

Il matrimonio del figlio di Vittorio Emanuele II, Amedeo duca d’Aosta, con Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, viene celebrato il 30 maggio 1867, giorno dell’Ascensione e del 22mo compleanno di Amedeo, dall’arcivescovo di Torino, cardinale Alessandro Ricardi di Netro, nella Cappella del Palazzo Reale.

Nel pomeriggio, mentre il corteo degli sposi si dirige a Stupinigi, il conte Francesco Verasis di Castiglione, capo del Gabinetto particolare, scudiere e ufficiale d’ordinanza del re, muore tragicamente per una caduta da cavallo.

La “Gazzetta Piemontese” del 31 maggio 1867, forse per una forma di censura, sostiene che questo «funestissimo avvenimento» che ha turbato la gioia dei festeggiamenti, si è verificato per un improvviso attacco di apoplessia che ha colpito il conte che procedeva col gruppo dei cavalieri al seguito delle carrozze. I carabinieri della scorta, vedendolo barcollare sul cavallo, lo hanno sostenuto mentre lui perdeva i sensi. Trasportato nella più vicina cascina lungo la strada, Castiglione è morto in pochi minuti.

Scorcio della Palazzina di Caccia di Stupinigi, teatro dei festeggiamenti nuziali

Varie fonti attuali parlano invece di una caduta da cavallo, forse per un malore o un colpo di sole: il povero Castiglione sarebbe poi stato travolto dalle ruote della carrozza reale che gli avrebbero schiacciato il torace.

Funestato da questo grave incidente, il matrimonio di Amedeo e Maria Vittoria è stato oggetto di un malevolo resoconto – accreditato a quanto pare dalla stessa, molto consolabile, vedova Castiglione – che ha dato origine ad una vera e propria leggenda metropolitana torinese.

Lo svolgimento della cerimonia nuziale sarebbe stato catastrofico perché – oltre che dal decesso del conte di Castiglione – sarebbe stato funestato da una lunga serie di tragiche morti cruente di una serie di personaggi, variamente elencati, ma sempre nei termini vaghi tipici delle leggende metropolitane.

Il conte Francesco Verasis di Castiglione in una vecchia foto

Si parla di una dama della sposa che si impicca in guardaroba, tenendo il velo nuziale fra le mani, di un ufficiale (spesso indicato come un colonnello) incaricato di guidare il corteo, che cade da cavallo stecchito mentre si reca o mentre è nel cortile del palazzo della sposa, di un maggiordomo – o del portinaio – di questo palazzo, che si suicida perché sconvolto dalle gravi mancanze al cerimoniale e/o dalla mancata apertura dei cancelli, del funzionario di stato civile che, dopo aver redatto l’atto di matrimonio, è colpito da paralisi cardiaca, di un improbabile capostazione che resta maciullato dal treno reale, mentre si affanna a predisporne la partenza per Stupinigi, notoriamente non raggiungibile per ferrovia.

Di questa leggenda metropolitana ormai consolidata, in rete si trovano molteplici esempi che oscillano dal tono sostenuto che vorrebbe apparire documentato, pur in assenza di fonti autorevoli, fino a squarci di umorismo decisamente macabro se non di cattivo gusto. Tutti propongono cause e numero delle morti spesso differenti fra loro anche se sempre nell’ambito dello schema prima riportato. Ad esempio, il capostazione non viene citato quando si voglia attribuire plausibilità al racconto.

Nella “Gazzetta Piemontese” di sabato 8 giugno 1867 sono descritti gli onori funebri resi il 7 giugno al conte di Castiglione, nella chiesa reale di San Lorenzo dove, per volere di Vittorio Emanuele II, si è celebrato un solenne Requiem.

Hanno partecipato, oltre ai parenti e a numerosi fedeli, dignitari, dame, cavalieri e impiegati della Corte. Hanno cantato i maestri della R. Cappella.

Ritratto di Virginia Oldoini, consorte del conte Francesco Verasis di Castiglione – Michele Gordigiani, 1862 (via Wikimedia commons)

Sopra la porta della chiesa si leggeva questa iscrizione:

Pietosi cittadini

è questo l’ottavo giorno

dalla morte acerba

del conte Francesco Verasis di Castiglione

che sul fiore degli anni

ebbe ingegno agli alti uffizi della Reggia prontissimo

affabilità schietta di modi e di parole

serena dignità d’animo e di volto

in ogni evento

e fino all’ultimo istante

si mostrò gentiluomo specchiato

cavaliere prode e devoto

 

Questo bel lume di vita

caro al Re, alla famiglia, a tutti

spegnevasi improvviso

nell’universale compianto

 

Preghiamo all’anima sua

le gioie immortali della Corte celeste

 

Nacque addì 9 aprile del 1826

Per una curiosa coincidenza, nella stessa “Gazzetta Piemontese” viene anche annunciata la morte, avvenuta il 7 giugno a Torino, di S.E. il generale d’armata conte Ettore Gerbaix de Sonnaz, nato a Thonon  nel 1787, cavaliere dell’Ordine supremo della SS. Annunziata, senatore e già ministro della guerra. E come entra Gerbaix de Sonnaz nella faccenda del matrimonio di Amedeo d’Aosta?

Era destinato ad essere testimone alle nozze del Principe Amedeo ma alla vigilia della cerimonia è stato colto da malore. Il suo amore per Casa Savoia lo spingeva a farsi forza per eseguire l’importante compito ma non vi è riuscito ed è morto dopo alcuni giorni.

Apprendiamo questa circostanza dalla commemorazione di Gerbaix de Sonnaz tenuta in Senato dal Presidente Gabrio Casati, il 14 giugno 1867: si tratta di una pura coincidenza ma non è detto che in futuro la morte di Gerbaix de Sonnaz non venga inserita nella leggenda metropolitana del funesto matrimonio contribuendo così ad allungarne l’elenco dei morti…