Testo e foto di Giovanni Dughera 

A valle dell’abitato di Strambinello, compatto e stretto attorno a una torre che lo sovrasta, un viottolo acciottolato denominato “Via al castello” stuzzica la curiosità del viandante alla ricerca di arte e natura e che ama arrivarvi senza disturbare le atmosfere, a piedi.

La stradina scende tra boschetti, s’arresta per lasciar passare una strada moderna, ma riprende poi felicemente in vista del castello, che è in realtà un palazzotto di campagna…

Siamo nel Canavese, vicino a Ivrea, terra di valli alpine che nella loro vertiginosa discesa verso la pianura formano variegate e frastagliate ondulazioni collinari, costellate di laghi e punteggiate da numerosi castelli.

Il fascino del palazzo è affidato semplicemente alla geometria delle piane superfici, squadrate, appena incise da secenteschi intagli ovali a livello dei solai e dall’arco del portone.

In queste geometrie, delle quali fa parte anche la corte quadrata, e le cui eventuali rigidità che si possano osservare risultano smussate dalla variegata tonalità dell’intonaco lavorato dal tempo, si inserisce felicemente il giardino.

Esso è stato “costruito” ex novo sullo spazio della corte del castello negli ultimi tredici anni, poichè solamente più alcuni vecchi bossi, cresciuti disordinatamente perchè non più soggetti  a potatura, fanno pensare a un giardino all’italiana scomparso nei terreni retrostanti che salgono verso i monti.

Il giardino,  sostenuto da un’alta muraglia che cade a strapiombo sulla Valchiusella, può apparire come un terrazzo affacciato su incontaminate colline.

Quando il signor Santino Calderan, proprietario del palazzo, acquistò il complesso l’edificio necessitava di restauri e solo un orto trascurato si accompagnava ad esso, in un non lieto connubio.

Pareva che essi si guardassero vicendevolmente contemplando l’abbandono, uno rispecchiando l’altro, e nacque così l’idea di ridare vita al castello e al giardino seguendo il medesimo criterio ispiratore e filo conduttore: il recupero del passato, della tradizione.

Il signor Calderan non aveva esperienza di giardinaggio, ma all’inizio i lavori da fare furono innanzitutto lo scasso del terreno, l’asportazione di pietre e materiali ammucchiati alla rinfusa sul terreno; in seguito eglì lesse riviste di giardinaggio, frequentò i corsi di Bianca Micheletta al Floritalia di Torino, il vivaio di Guido Piacenza a Biella, ora purtroppo non più esistente,  colse spunto dalla lettura dei libri di Vita Sackville West e Gertrude Jekyll e molto importante fu la partecipazione alle “Giornate per il giardino” del FAI, al castello di Masino.

Il suo lavoro di restauratore, arredatore e pittore, con il buon gusto e il desiderio di dar vita al suo sogno, lo aiutarono molto nel disegno del giardino, nella scelta dei fiori, in concomitanza con l’inevitabile esperienza che ci si fà quotidianamemte coltivando fiori e piante, correggendo via via eventuali abbinamenti  o tecniche colturali inadeguati.

Un’idea fondamentale fu quella di ricreare i vecchi cortili delle case canavesane, dove le mescolanze di fiori che coprono la fioritura tutto l’anno, ottenuta anche attraverso scambi di semi e piante con i vicini contribuivano a dare un’immagine di continuità a chi attraversasse i paesi, quasi una sorta di grande giardino interrotto qua e là dalle case; lo spunto che fornì l’osservazione del giardino inglese si inserisce nella stessa ottica, poichè anche questo presenta una mescolanza di fiori non disordinata,  anche se con abbinamenti di  colori e fioriture scelti forse con più  cura rispetto alla casualità che può apparire nei cortili ai quali abbiamo accennato.

Il signor Calderan fu colpito, in questi vecchi cortili, dal fatto che tutti i fiori avessero, pur nei loro diversi colori, una stessa tonalità, colori tenui, meno accesi di quelli degli ibridi moderni e quindi facili da amalgamare: la scelta dei fiori cadde infatti fin dall’inizio su vecchie varietà, tra le quali Brunnera, Geranium, Althea rosa, Anemone japonica e piante come corbezzoli e meli a spalliera.

Nella progettazione dello spazio egli ha considerato il fatto che il castello incombe, con la sua volumetrìa, sul piccolo giardino prospiciente e ha quindi cercato di dilatarne lo spazio creando punti focali, visuali e angoli sui quali l’occhio indugi volentieri, espandendosi poi sul grande vuoto creato dalla valle sottostante e sulle lontane colline: un esempio sono i brani di muri in pietra e mattone intonacati, dipinti di rosa e “incorniciati” con un tenue giallo, con al centro inserzioni di treillage che fungano da false prospettive, il tutto come sfondo di una “tela” sulla quale si stagliano “Nature vive”, il giardino stesso.

Passeggiando nel giardino col signor Calderan, la signora Maria Luisa e le bimbe notiamo subito la nota saliente della sua creazione: aver saputo realizzare in uno spazio non grande una dosata mescolanza di fiori, principalmente vecchie varietà e alcune specie mediterranee, dai toni mai troppo accesi,  cespugli e lunghissimi rami, dalle morbide e libere linee, di vecchie rose antiche, disposti tutt’intorno alla corte, in una sorta di bordo misto “all’antica”e come appoggiati a muretti e pareti che lo cingono.

Angoli floreali ulteriormente ingentiliti da vasi in cotto della vicina  Castellamonte disposti sui muretti e sui quali l’occhio si posa per scivolare poi sulle lontane colline, una statua che rappresenta il “pensatore” sfiorata da un glicine, panche in legno dipinte, semplici fontane di pietra recuperate nelle cantine del palazzo, sedie e tavolini in ferro disposti ad arte in alcove ombrose.

Misurata eleganza: non si è mai ecceduto in sfarzo o eccesso numerico relativamente a fiori, statue, vasi, panchine, fontane.

Affascinante l’”emergenza” al centro della corte-giardino di una rosa Canary bird, gialla, dai lunghi tralci ricadenti a terra dai rami di un melograno, come in uso nell’Ottocento:  a citazione di una fontana, come ve ne sono spesso al centro di corti castellane, fiori qui in luogo di zampilli d’acqua.

Reminiscenza della fontana del melograno, in rame, esistente nel castello di Issogne nella vicina Val d’Aosta?

Un vialetto si accompagna a una classica topia in pietra, pergolato d’uva tipico del Canavese e conduce a una fontana in pietra con acqua di sorgente che zampilla da una testa leonina in arenaria, costruita dal sig. Calderan.

Tutto è stato costruito dal proprietario con perizia e senso estetico; inoltre l’essere il laboratorio di restauro nella ex cappella, inserita nel giardino, consente di seguirlo quotidianamente , nelle cure e nell’ osservazione degli effetti di luce e condizioni atmosferiche delle varie ore del giorno.

Il luogo è deliziosamente romantico, con un tocco di sorridente “decadentismo”, risultato di una attenta ricerca o di una inconscia inclinazione, che non dà certo un risultato di giardino abbandonato, in vera decadenza.

In una giornata serena i colori vengono esaltati nelle loro tonalità e questo, unito al verde del prato, conferisce una certa atmosfera inglese.

In questo giardino si coniugano felicemente romanticismo per la scelta dei fiori come rose antiche,  melograno e altri e rispetto della tradizione locale nell’”arredo” di vasi e statue della vicina Castellamonte, nota per la produzione di terrecotte, ceramiche e stufe sin dai secoli passati.

Due cani, che rispecchiano l’amore per gli animali della signora Maria Luisa, medico veterinario, animano il giardino e i giochi delle bimbe, che trovano in questo spazio nutrimento per il loro fiabesco mondo infantile.

Per quanto riguarda le varietà di fiori e piante in primavera fioriscono primule, Clematis armandii e Clematis montana, Rosa banksiae, Brunnera, narcisi, tulipani, Syringa vulgaris, iris, solanum, Jasminim humile, un pero Kaiser di 70 anni, meli cotogni, varie bulbose.

A maggio Bignonia capreolata, Loropetalum chinense, Hydrangea, fucsie,Clematis alpina, Iris barbata, Michelia figo dai fiori profumati di banana, Peonia e le rose delle quali parleremo.

A giugno fioriscono Hemerocallis, Cistus purpurea, portulache, nasturzi, Solanum jasminoides, Digitalis purpurea, Jasminuum primulinuum, Ceanothus blue mound, Punica granatum “Nana”, Clematis Ville de Lyon, Hypericum “Hidcote”.

Luglio è un mese soffocante per le fioriture, resiste la profumatissima Datura, col calice che assomiglia agli abiti delle dame di un tempo e le erbacee.

Ad agosto rifioriscono alcune rose, Aster, calendule, Pesthemon.

In autunno le capsule a cuore degli Alchenchengi, le bacche, la tarda fioritura delle rose Clair matin, Alfred Carrière e altre, il fogliame.

L’inverno, con le nevicate che scendono dai monti vicini, non riesce a mitigare il fascino del giardino, sottolineando le geometrie dei rami, evidenziando i rilievi dei vasi di Castellamonte creati artigianalmente, creando un arabescato e fiabesco “sogno bianco”, ovattato e silenzioso, nel quale iniziano progressivamente a fiorire, in lieto contrasto, Chimonantus praecox, Camelia sasangua, Crocus, primi narcisi, Helleborus, Bergenia.

Le rose antiche meritano un discorso a parte, per la loro quantità e profusione di fiori. Possiamo ammirare Félicité et Perpétue che ricopre un arco dividente il giardino; Blanc double de Colbert, bianche come le sedie che le stanno accanto, usate inoltre per marmellate e rosolio; Paul’s Scarlet climber, che copre il muro della cappella; M.me Alfred Carrière, color rosa conchiglia a alta otto metri; Rosa Banksiae “Lutea” che ricade a cascata dalla scarpata; Gold wings, gialla; Nevada, bianco panna; Golden shower’s, a fiore giallo dai boccioli appuntiti; Cocktail, color rosso arancio-giallo; Pierre de Ronsard, color panna e rosa carico, la rosa preferita dal signor Calderan; Mermaid, fiore giallo bronzo con stami arancio, vigorosa e a portamento disordinato ricopre la facciata della cappella; Paul Neyron, rosa carico centifoglia; Clair matin, rosa a mazzetti; M.me Pierre Oger, tondeggiante e rosa pallido orlato di rosa carico; Cécil Brunner, a fiori in miniatura; Rosa levigata, bianca, arrampicata al Lauro nobilis; Pink Grootendorst, simile a un garofano rosa; Roseraie de l’Hay, rosso cupo; Canary bird gialla, la prima a fiorire, in aprile, Rosa Graham Thomas, che fiorisce sino all’inverno; Albéric Barbier, color panna dalle foglie lucide e scure.

Nella luce di un maggio lievemente offuscato dall’umidità di recenti pioggie, le rose, ora vive, accese, ora molli, languide per il caldo precoce, offrono i loro petali in controluce trasparenti come vetri di Murano, fragili e delicati.

Lo spettacolo delle rose antiche, esuberanti in quanto coprono muri e archi coi loro tredici anni di età, presenta vari colori, con toni che sfumano talvolta uno nell’altro come variazioni di uno stesso colore: l’impressione è quella di una continua dissolvenza di immagini,  negli stadi di fioritura in successione che rappresentano il percorso, il ciclo vitale del fiore stesso sino alla rosa sfiorita, appallottolata che sarà cimata o diverrà bacca, frutto.

Affascinante notare come la ricchezza di fiori del giardino trovi una corrispondenza all’interno della casa, dove il sig. Calderan vende stoffe inglesi provenienti da Londra, tutte a fiori e con la possibilità di scelta del fondo come del colore dei fiori: disposte le stoffe su un vecchio tavolo sembrano i fiori voler scivolare fuori a incontrare gli altri, quelli veri.

**********

Castello e giardino si esaltano reciprocamente, non in contrasto, ma accompagnandosi, come una dama dei tempi passati che stringa in mano un mazzo di fiori freschi.

L’insieme si precisa, assumendo una definitiva connotazione, nell’incontro col paesaggio circostante, quando ci si affacci dai muretti che delimitano il giardino.

Qui, con piacevole e inaspettata sorpresa, precipita la muraglia terrazzata andando a planare in una selvaggia e piana boscaglia che si erge poi dolcemente per impennarsi in un anfiteatro di colline boscose, appena punteggiate da poche vecchie case e, dabbasso, un ponte romano sul torrente Chiusella che, insieme a un piccolo rio, disegna lucenti linee serpeggianti sul fondo della valle.

Il verde dei boschi lontani, saturo di colore, si accompagna alle foglie novelle di verdi bossi tondi posti sul limitare del giardino e funge da scenografico fondale per uno spettacolo dove i fiori sono gli immobili, ma vivi, espressivi attori.

Il giardino è visitabile tutto l’anno, essendo il sig. Calderan sempre presente nella cappella-laboratorio di restauro attigua al giardino.

COME RAGGIUNGERE STRAMBINELLO: Autostrada Torino-Ivrea-Aosta, uscita IVREA. Indi seguire indicazioni per CASTELLAMONTE.

Per informazioni su visite e soggiorno al castello di Strambinello: www.castellodistrambinello