di Milo Julini

Mentre il 9 giugno si è celebrato il 151° anniversario della consacrazione della Basilica torinese di Maria Ausiliatrice (inaugurata nel 1868 alla presenza dell’allora arcivescovo, il biellese Alessandro Ottaviani Ricardi di Netro), tre giorni prima, il 6 giugno, ricorrevano i 117 anni dalla morte del pittore Tommaso Lorenzone, spirato nel 1902, figura di artista strettamente legata all’opera di San Giovanni Bosco e alla chiesa mariana voluta dal fondatore dei Salesiani.

Facciata della Basilica torinese di Maria Ausiliatrice

Lorenzone, nato a Pancalieri il 13 febbraio 1824 e formatosi all’Accademia Albertina di Torino con un’educazione classicistica arricchita da componenti romantiche, è infatti ricordato come il pittore che realizzò la grande pala dell’altar maggiore della Basilica, in cui è raffigurata la Vergine come regina del mondo, mediatrice delle grazie elargite da Dio all’umanità e custode dell’unità della Chiesa.

Attivo come ritrattista al servizio dell’aristocrazia e della borghesia torinesi e in veste di pittore di tematica sacra, molto apprezzato in ambienti ecclesiastici per la fedeltà all’ortodossia cattolica e per l’attenzione al compito educativo dell’arte, in conformità con le direttive di papa Pio IX, Tommaso Lorenzone nel 1865 fu tra gli artisti scelti da don Giovanni Bosco per realizzare il programma iconografico del grandioso progetto edilizio dedicato a Maria Ausiliatrice, basilica eretta tra il 1863 e il 1868 nel rione torinese di Valdocco su progetto dell’ingegner Antonio Spezia.

La Pala del Lorenzone con l’icona di Maria Ausiliatrice

Seguendo i dettami di Don Bosco, ma limitandone le richieste (da lui giudicate eccessive), il Lorenzone eseguì la pala che oggi possiamo ammirare sull’altare maggiore della Basilica, dominata dall’icona di Maria Ausiliatrice, ispirata ai grandi modelli rinascimentali e ai canoni controriformistici e caratterizzata, nonostante la scenografia trionfalistica, da uno stile austero.

Per ricostruire la vicenda del quadro di Maria Ausiliatrice, sono provvidenziali le indicazioni tratte dalle “Memorie Biografiche di Giovanni Bosco” redatte da G.B. Lemoyne nel 1898 (Vol. VIII), di cui riportiamo di seguito il testo.

Nei primi mesi del 1865, il pensiero di don Bosco è assorbito dal grande quadro di Maria Ausiliatrice che dovrà campeggiare nel santuario. Ne affida l’esecuzione al pittore Lorenzone, e cerca di comunicargli tutto ciò che «vuole vedere» in quel quadro:

«In alto Maria SS. tra gli Angeli, intorno a lei gli apostoli, i profeti, le vergini, i confessori. Nella parte inferiore i popoli delle varie parti del mondo che tendono le mani verso di lei e chiedono aiuto».

Lorenzone lo lascia finire, poi: «E questo quadro dove vuole metterlo?»

«Nella nuova chiesa».

Dettaglio della Pala d’altare del Lorenzone con la veduta della Basilica di Maria Ausiliatrice e sullo sfondo Superga

«E crede che ci starà? E dove trovare la sala per dipingerlo? Per trovare uno spazio adatto alle dimensioni che lei si immagina, ci vorrebbe piazza Castello!»

Don Bosco dovette riconoscere che il pittore aveva ragione. Fu quindi deciso che attorno alla Madonna si sarebbero dipinti soltanto gli apostoli e gli evangelisti. Ai piedi del quadro sarebbe stato raffigurato l’oratorio.

Lorenzone prese in affitto un altissimo salone di Palazzo Madama e iniziò il lavoro. Sarebbe durato circa tre anni.

Riuscì a dare al volto di Maria Ausiliatrice un’espressione materna e dolcissima. Un prete dell’oratorio raccontava:

«Un giorno entrai nel suo studio per vedere il quadro. Lorenzone stava sulla scaletta, dando le ultime pennellate al volto di Maria. Non si volse al rumore che feci entrando, continuò il suo lavoro. Di lì a poco scese e si mise a osservare. A un tratto si accorse della mia presenza, mi prese per un braccio e mi condusse in un punto di piena luce: “Osservi com’è bella!” mi disse. “Non è opera mia, no. Non sono io che dipingo. C’è un’altra mano che guida la mia. Dica a don Bosco che il quadro sarà bellissimo”. Era entusiasmato oltre ogni dire. Quindi si rimise al lavoro».

Quando il quadro fu portato nel santuario, ricordavano i testimoni, e sollevato al suo posto, Lorenzone cadde in ginocchio e si mise a piangere come un bambino.

La Basilica di Maria Ausiliatrice in una vecchia immagine – dal sito www.basilicamariaausiliatrice.it

Negli anni seguenti il Lorenzone proseguì la propria attività di artista al servizio della committenza ecclesiastica, realizzando opere pregevoli, tra cui ricordiamo la pala eseguita nel 1870 per la chiesa torinese di San Filippo Neri, che raffigura il beato Sebastiano Valfrè nell’atto di soccorrere un soldato ferito nell’assedio di Torino del 1706, un’opera lodata dalla critica per la capacità dimostrata dall’autore di calare il tema sacro nella concretezza della realtà storica, suscitando sentimenti devozionali, ma anche umani e patriottici.

Riguardo agli ultimi anni della sua vita, racconta Pietro Manassero in “Tommaso Andrea Lorenzone, sacerdote dell’arte”, edito nel 2018, che il pittore pancalierese collaboratore di Don Bosco, rimasto celibe, venne ricoverato nel 1900 al Cottolengo di Torino, dove spirò due anni dopo, all’età di 78 anni, dimenticato da tutti, anche dai Salesiani, che non lo commemorarono nel loro Bollettino, come invece era d’uso per personaggi legati all’istituto.  

Le mancanze nei riguardi del Lorenzone, che avrebbe meritato – ci permettiamo di sottolinearlo – ben altro trattamento e maggiore considerazione, non si esauriscono qui: il quotidiano torinese La Stampa lo inserì tra i defunti del 7 giugno, in luogo del giorno 8, indicando in modo errato anche l’età (77 anni e non 78), e inoltre diverse imprecisioni si riscontrano negli studi che lo riguardano e che addirittura in un caso lo danno per morto in Francia, a Parigi…

Basilica di Maria Ausiliatrice – dettaglio della facciata

In conclusione, esprimiamo l’auspicio che si ponga presto rimedio a queste manchevolezze e omissioni, e che nei prossimi anni le celebrazioni riguardanti la Basilica di Maria Ausiliatrice non si limitino a ricordare la data della consacrazione dell’edificio, ma riservino anche uno spazio appropriato per omaggiare la memoria e le opere di questo pittore piemontese d’arte sacra cui dobbiamo la realizzazione di un’effigie mariana, quella di Maria Ausiliatrice, che condivide insieme con la Consolata un ruolo di primo piano nell’orizzonte devozionale del Torinesi.   

Per approfondimenti sulla fondazione della Basilica di Maria Ausiliatrice, vi rimandiamo al seguente link: Basilica di Maria Ausiliatrice, l’idea, l’architettura e la devozione a Maria