di Arconte

Il nostro esame del libro di Fausto si conclude considerando i rapporti fra il re Vittorio Emanuele e il ministro piemontese Quintino Sella (Sella di Mosso, Biella, 1827 – Biella, 1884).

Quintino Sella, scienziato studioso di mineralogia, uomo politico esponente della Destra storica, appassionato di alpinismo, uno dei fondatori del Club Alpino Italiano è per tre volte Ministro delle finanze del Regno d’Italia tra il 1862 e il 1873. In campo finanziario, Sella mira ad un rigoroso contenimento della spesa pubblica per risanare il bilancio dello Stato. Questa sua linea politica, indicata come “politica della lesina” (l’attrezzo che i calzolai usano per cucire il cuoio, simbolo del risparmio) viene attuata anche con la famigerata tassa sul macinato, l’imposta più odiata soprattutto dalle classi meno benestanti della popolazione. Così, già in vita, Quintino Sella è indicato come il politico della lesina, il teorico dell’economia fino all’osso, il grande tassatore, il ministro più odiato d’Italia.

Questa premessa può far immaginare quanto potessero essere tesi i suoi rapporti col monarca spendaccione.

Scrive Fausto:

Quintino Sella.

Tra gli uomini politici che avvicinavano Vittorio Emanuele vi era l’onorevole Sella il quale, notissimo per essere stato l’inventore dell’economia fino all’osso, censurava spesso il sistema di spese che si avea nell’amministrazione della Real Casa, ed in particolar modo poi rimproverava al Re quella che egli chiamava soverchia generosità.

Il Re, che era famoso per dar soprannomi, lo chiamava Quintino il Biellese.

Un giorno fra le altre cose il Sella disse all’Augusto principe:

– Vostra Maestà può ben essere paragonata ad una vacca che tutti smungono!

La Quaresima (Schizzi di C. Teja): Quintino Sella, con gli scarponi, e Giovanni Lanza, sul pulpito col clistere, impongono all’Italia la Quaresima per tutto l’anno (Pasquino, 1871)

Il Re non ha mai dimenticato il paragone, che non gli andò molto a sangue, e solea soventi volte farne cenno nei suoi colloqui famigliari; ed egli poi soggiungeva:

– Mi avesse almeno paragonato ad un toro! … ma no… proprio ad una vacca!

Questo episodio compare, con ulteriori dettagli, nel libro “Le Confessioni di Emma Ivon” (Milano, 1883).

Emma Ivon, il cui vero cognome è Allis (Milano, 1850 – Genova, 1899), a Firenze capitale d’Italia diviene, giovanissima, l’amante di Vittorio Emanuele II. La relazione con il Re si conclude comicamente quando questi entra nell’appartamento di Emma con i suoi cani da caccia. Col loro fiuto, gli animali scovano sotto il letto il barone Francesco De Renzis, playboy fiorentino noto come Ciccillo, capitano del genio e ufficiale d’ordinanza di Sua Maestà!

La macina del mulino col contatore per riscuotere la tassa sul macinato pesa su Quintino Sella. Gli scarponi chiodati di Sella presentati come “oggetti della marina svizzera”. Il ratafià di Andorno che Sella ha regalato al suo amico Nicotera (Pasquino, 1871)

Emma, che a Milano diviene una celebre e apprezzata attrice del teatro dialettale, nel 1883, pubblica il libro “Le Confessioni di Emma Ivon”, curate dal Baron Cicogna, pseudonimo del poligrafo milanese Davide Besana.

Scrive il biografo di Emma Ivon:

«Tra le altre impressioni lasciatemi dai colloqui con Vittorio – mi disse un altro giorno la Emma – non dimenticherò mai una certa sfuriata in cui lo vidi entrare contro Quintino Sella che egli chiamava El Quintin d’ Biella, il quale era assai stitico nel concedergli i mezzi di far buona figura nella sua posizione tanto eccezionale!

Non so bene se allora il Sella fosse o non fosse ministro delle finanze; so che si credeva in dovere di censurare Vittorio per le sue prodigalità. (…)

I cavalli di battaglia di Quintino Sella: il “Pareggio” e il “Deficit” (Pasquino, 1871)

Il Sella dunque lo seccava moltissimo perché egli facesse economia.

E lui rispondeva:

«Sa che cosa debbo dirle, caro Sella? Che io ne ho già abbastanza delle rimostranze di Visone il quale tutti i santi giorni mi viene a seccare coll’antifona dello spender troppo».

Il conte Visone era come si sa Ministro della casa e Vittorio anche di lui non rifiniva di lamentarsi per la sua lesineria.

Copertina del Pasquino del 12 novembre 1871 che mostra Quintino Sella mentre applica l’imposta sulle stoffe: – O pagare o tagliar la coda!

«Egli vorrebbe che io mandassi in pace tutte le persone che ricorrono a me per un sussidio. Egli vorrebbe che io vedovo, libero, forte, sanguigno, non vedessi mai nessuna gonnella, oppure che non dessi loro il becco d’un quattrino. Che bella figura farei se dopo aver ottenuti i favori di una bella ragazza la dovesse andar attorno a dire che ho gabbato l’oste?

Vittorio deplorava spesso con me la lesineria de’ suoi tutori (…)

Una mattina trovandosi Vittorio al verde e stretto da impegni d’onore che gli davano molta molestia, aveva fatto chiamare Visone e Sella e aveva loro spiattellata la sua posizione, chiedendo che facessero in modo da procurargli un centinaio di mille franchi che gli erano indispensabili per pagar dei debiti.

La Vendemmia (Schizzi di C. Teja): Quintino Sella pesta nel tino il popolo italiano per ricavare del denaro (Pasquino, 1871)

Visone cominciò a nicchiare, a dolersi un poco e a contorcersi. Sella invece più furbo, pur coll’intenzione di negare, fingeva di aderire e diceva le solite frasi sospensive.

«Vedremo, studieremo, faremo di tutto».

– No, no – sclamò Vittorio, no – non voglio sentire i futuri, voglio i presenti, io. Non c’è né faremo né studieremo. Io ho già studiato abbastanza, e necessità non ha legge. Io ho l’obbligo di non fare delle brutte figure. Siamo in tempi anormali e la mia cassetta particolare è vuota. Questi danari mi ci vogliono.

Egli soleva dire che avrebbe avuto bisogno che la giustizia per lui non fosse tanto repressiva, ma diventasse un poco più preventiva.

«Se invece di assecondare con repentina obbedienza tutti i miei capricci, io avessi attorno a me della gente che sapesse farmeli passare in bella maniera anche a costo qualche volta di pigliarsi delle fiere lavate di capo, si farebbero assai meno spese. Ma una volta fatti i debiti contagg! Bisogna ben pagarli».

*

* *

– Il male è – osservò il Sella – che centomila lire non bastano neppure a bagnare il becco dei creditori, e che fra un mese saremo daccapo. Voi potete proprio essere paragonato ad una vacca che tutti smungono.

– Oltre che non vogliono pensare a’ casi miei – sclamò Vittorio, raccontando alla Emma il colloquio avuto co’ suoi due ministri – quel Quintin d’ Biella mi ha trattato anche di vacca. Almeno mi avesse trattato di toro!

Ma sarebbe ingiusto, sulla base di questo gossip, considerare Quintino Sella un personaggio meschino e di vedute limitate. Un episodio permette un giudizio più equilibrato. Il 14 maggio 1877, si tiene una tempestosa seduta alla Camera dei Deputati. Occorre dibattere sul progetto di legge che consente aumenti alla Lista civile (cioè la somma assegnata ogni anno nel bilancio dello Stato al Re).

La discussione è stata rimandata perché il Presidente del Consiglio, Agostino Depretis, è malato. Una pattuglia di 15 deputati della sinistra parlamentare capeggiati da Agostino Bertani (Milano, 1812 – Roma, 1886), medico garibaldino di idee repubblicane, ha presentato un ordine del giorno per chiedere che la dotazione della Corona a carico del bilancio statale venga controllata dal Parlamento. Bertani propone di estinguere le passività della Lista Civile e approvare la dotazione prevista dal Ministero ma, a parte le spese personali del sovrano, il resto della somma dovrebbe essere sottoposta alla responsabilità di un ministro e assoggettata all’esame del Parlamento.

Il 14 maggio 1877, quando il Presidente del Consiglio Depretis arriva zoppicando, appoggiato al braccio del ministro dell’interno Giovanni Nicotera, e inizia l’esame dell’o.d.g. Bertani, Quintino Sella prende la parola per dire che la questione sollevata è gravissima, poi afferma di ritenere non sindacabile da parte del Parlamento le decisioni del Re perché questo rappresenta un attentato alle prerogative regie!

All’appello nominale sull’o.d.g. Bertani, i voti contrari risultano 252 e soltanto 31 sono favorevoli. Questo episodio, raccontato dal libro “Il Colle più alto” di Mario Pacelli e Giorgio Giovannetti (2017), ci è parso opportuno per concludere questa nostra rievocazione dello statista biellese.

Le Confessioni di Emma Ivon, curate dal Baron Cicogna (Davide Besana), Milano, G. Brigola, 1883.

Mario Pacelli – Giorgio Giovannetti, Il Colle più alto. Ministero della Real Casa, Segretariato generale. Presidenti della Repubblica, Giappichelli, Torino, 2017.

Sui luoghi della memoria – note della redazione

Il monumento torinese a Quintino Sella (1827-1884), raffigurato assorto nello studio di un minerale, è opera di Cesare Reduzzi (1857-1911). È collocato, nel 1894, nel Castello del Valentino, sede del Politecnico di cui Sella è stato uno dei primi docenti. Nel 1932 il monumento viene trasferito all’esterno, nel Parco del Valentino.

Torino, monumento a Quintino Sella

Nella borgata Sella di Mosso nel Biellese (oggi comune di Valdilana) si trova la residenza che sin da fine Cinquecento è dimora della famiglia Sella: qui nel 1827 nacque Quintino Sella, il Ministro delle Finanze, nel 1859 il nipote Vittorio Sella, famoso fotografo e scalatore (“forse il più grande fotografo di montagna di tutti i tempi” nel giudizio di Jim Curran), nel 1860 l’altro nipote Gaudenzio, fondatore nel 1886 di Banca Sella, e nel 1865 il loro fratello Erminio Sella, ingegnere, meteorologo, geografo, alpinista, fotografo e cofondatore nel 1899 dell’azienda vitivinicola sarda “Sella& Mosca”. Situata a cavallo tra le Prealpi Biellesi e la Valsesia, la borgata Sella sorge alle pendici del monte Rubello e si attesta attorno alla piazza principale sulla quale si affacciano palazzo Sella, il cui nucleo più antico è di impianto seicentesco, la chiesa e l’Opera Pia Collegio Convitto Sella, sorta nel 1799 per iniziativa di don Maurizio Pio Sella come luogo di formazione e di assistenza ai malati e ospitata all’interno di un edificio autonomo settecentesco, a pochi metri dal palazzo, che oggi accoglie, tra il resto, i minerali della collezione di Quintino Sella.

La tomba a forma di piramide di Quintino Sella – foto di Claudio Argentiero (www.santuariodioropa.it)

La tomba di Quintino Sella si trova invece nel cimitero monumentale di Oropa, progettato nel 1871 dall’ingegnere torinese Ernesto Camusso e inaugurato nel 1877 a poca distanza dal complesso santuariale della Madonna di Oropa. Il sepolcro dello statista, realizzato a forma di piramide nel 1885 con blocchi di sienite locale su progetto dell’ingegnere Carlo Maggia, è immerso nella faggeta e diede l’avvio alla consuetudine, adottata da diverse famiglie importanti biellesi, di farsi seppellire qui, tra le montagne. Il “cimitero-bosco”, che si ingrandì con il tempo, è arricchito da opere scultoree di artisti famosi, come il casalese Leonardo Bistolfi, maestro del simbolismo, e il lombardo Odoardo Tabacchi, che insegnò per decenni scultura all’Accademia Albertina di Torino.