di Milo Julini

Lungo tutto il percorso dalla stazione a Palazzo Reale sono schierati i militari del Regio Esercito e i corazzieri del Re in alta uniforme mentre ai carabinieri è affidato il compito di contenere la folla. L’arrivo di Nasser al-Din è previsto per le 20:30.

Lo Scià Nasser al-Din ritratto dal fotografo francese Nadar

L’interno della stazione è gremito di autorità civili e militari nonché di un gran numero d’invitati, lì presenti sin dalle 8 pomeridiane. Il principe Umberto giunge alle 20:15 e alle 20:25 il Re, Amedeo Duca d’Aosta e il Principe Eugenio di Carignano.

Alle 20:30 il campanello elettrico della stazione dà il segnale dell’arrivo del treno reale a Collegno. Il Re viene avvertito. Seguito dai Principi reali, lascia la sala d’aspetto e passa sotto la gran volta della stazione, dove il convoglio reale entra alle 20:42, con soli dodici minuti di ritardo.

Il primo vagone ospita la Deputazione che, a nome del Re, è andata ad attendere a Bardonecchia lo Scià. Nella seconda carrozza, i suoi principali collaboratori.

Il vagone reale è il terzo, dove Nasser al-Din sta in piedi: sul capo sfoggia il copricapo persiano col celebre pennacchietto in diamanti e la sua tunica è tempestata di altri diamanti di enormi dimensioni.

La cronaca riporta un fatto inusuale: quando il treno si ferma, il Re, che è anche un soldato, si toglie il berretto militare fermandosi in corrispondenza del vagone reale. Lo Scià lo vede e, a sua volta, si scopre il capo. Un gesto insolito: ci saremmo aspettati il saluto militare. Probabilmente il sovrano ha voluto essere decisamente informale, malgrado l’appariscente apparato militare di benvenuto.

Quando un impiegato apre lo sportello, Nasser al-Din si slancia incontro al Re, che a sua volta muove in avanti, lo abbraccia e lo bacia due volte. Gli dà il benvenuto in francese, al tempo la lingua della diplomazia, e gli presenta il principe Umberto, il Duca d’Aosta e il Principe di Carignano.

Subito dopo, al suono dell’inno persiano eseguito da una banda militare, si parte dalla stazione. Nella prima delle eleganti carrozze di Corte prendono posto lo Scià, il Re d’Italia, il principe Umberto e un alto dignitario persiano.

Nella seconda il Gran Visir (equivalente al nostro Presidente del Consiglio), il Duca d’Aosta ed altri personaggi persiani.

Moneta in argento di Vittorio Emanuele II dell’anno 1873

Nella terza, il Principe di Carignano con ospiti stranieri. Nella quarta il ministro dell’Agricoltura e due dignitari persiani. Nella quinta, Minghetti, Visconti-Venosta e un dignitario persiano. Nella sesta, l’aiutante di campo di Nasser al-Din e quello del Re d’Italia. Nella settima, i dignitari della Real Casa.

Altre carrozze contenevano il seguito dello Scià, le autorità, esponenti del Municipio.

Le vie e piazze percorse dal corteo sono splendidamente illuminate. Il cronista sottolinea con entusiasmo ed enfasi i fuochi di bengala in piazza Carlo Felice e l’abbagliante luce elettrica in piazza Castello, le bande militari che suonano l’inno persiano e la grande folla plaudente. Immaginiamoci l’effetto che un simile spettacolo può aver prodotto nell’animo di un popolano torinese: meraviglia allo stato puro!

Il 26 luglio la Gazzetta Piemontese ci ragguaglia sul primo giorno di Nasser al-Din a Torino. A quanto riferisce il giornale, Nasser al-Din si è dimostrato soddisfatto dell’accoglienza e dell’aspetto della città, ha apprezzato l’illuminazione di vie e piazze ed è rimasto affascinato dal Palazzo Reale del quale ammira soprattutto l’Armeria Reale.

Alle 15:30 ha ricevuto il Consiglio Comunale che ha ringrazia per la splendida accoglienza. Alle 18:00 è incominciato il pranzo di gala, preparato per 160 convitati nella sala da ballo, «con una magnificenza di bronzi dorati, argenterie e cristallerie che mai si vide l’uguale», frase che riprendiamo dalla cronaca, il cui estensore evidenzia tutta l’enorme soddisfazione per il ritrovato ruolo di Capitale, seppur momentaneo.

La cronaca si spertica in una minuziosa descrizione della sala da pranzo, «illuminata da mille trecento candele», la mise en place, la disposizione dei convitati, l’accompagnamento musicale e ogni dettaglio che ha reso indimenticabile il pranzo, forse più che per lo Scià per chi lo ospita e per chi ha l’onore di partecipare a un evento che Torino non viveva più dai tempi del suo essere Capitale.

Il pranzo termina alle 19:35. Ci si sposta nella sala del Trono per un buon caffè e, alle 20:35 tutti al Teatro Regio, dove il pubblico fin dalle 16:30 è accalcato alla porta d’ingresso. Alle 17:30 circa la sala è quasi gremita in attesa dell’inizio dello spettacolo previsto per le 20:30!

Alle 21:00 circa un battimano generale annuncia l’arrivo dei due monarchi.

Il Re di Persia per l’occasione indossa il collare dell’Annunziata, a sottolineare il suo legame parentale con la persona del Re. Ha il petto tempestato di diamanti e zaffiri, il capo sempre coperto dal famoso cappello conico, a cui manca il decantato pennacchietto di diamanti. Alle 22 circa, dopo i due spettacoli coreografici, i personaggi reali battono in ritirata fra gli applausi.

Quando Torino era Capitale: interno del Teatro Regio nel 1752, opera di Giovanni Michele Graneri conservata a Palazzo Madama

Emerge dalle cronache un interesse quasi coreografico per il personaggio dello Scià, nel quale si stenta a vedere un autentico Capo di Stato, identificandolo più come una icona rappresentativa del suo mondo orientale.

Ben altra attenzione giornalistica viene riservata al suo Capo di Governo, il Gran Visir Mirza Hosein Khan. Leggiamo infatti dalla Gazzetta Piemontese del 26 luglio che «il Gran Visir, personaggio di grande cultura, e che parla perfettamente parecchie lingue europee», insignito della decorazione dell’Aquila Nera di Prussia, dei Supremi Ordini di Sant’Andrea di Russia e della Legion d’Onore di Francia, ora riceve anche il Collare dell’Annunziata. Il Gran Visir «si mostrò gratissimo dell’alto onore, dicendo in francese: Je porterai sur mon coeur cette décoration” [Porterò sul mio cuore questa decorazione, N.d.A.] e finì i suoi ringraziamenti col pronunziare alcune parole di profonda ammirazione e simpatia per l’Italia».

Merita elencare i lauti doni del Re d’Italia allo Scià, sempre grazie ai resoconti della Gazzetta Piemontese:

«Quattro statue in bronzo, tre di altezza dai 40 ai 45 centimetri, ed una di oltre a 60. Esse rappresentano: il Fauno del Vaticano; Atleta del Campidoglio (di Prassitele); Cesare Augusto (busto intero) del Vaticano; Un Bacco (60 centimetri).

Tre lavori in marmo giallo antico: 1° Avanzi del tempio di Giove Statore; 2° Avanzi del tempio di Giove Tonante (rovine esistenti nel Foro); 3° Colonna di Foca.

Una vaschetta di porfido, rappresentante quella trovata nelle terme di Tito (pagata 10 mila lire).

Ritratto del Re ad olio su tela (grandezza naturale) con cornice dorata.

Quattro quadretti rettangolari in mosaico, rappresentanti vedute di Roma.

Una magnifica tavola in mosaico di un metro di diametro, rappresentante una caccia al leone. Stupendo lavoro del cav. Modigiani di Roma.

Gran quadro in mosaico rappresentante il Colosseo (2 metri per 1).

Due fucili Lefaucheux da caccia con montature in argento cesellate.

Due carabine a quattro colpi caduna, montate in oro ed argento e cesellate.

Un fucile da caccia montato pure in argento.

Le montature di tutti cinque venute da Parigi [in realtà di produzione piemontese, come dichiarato dalla stessa Gazzetta il giorno 28 luglio, N.d.A.]; i lavori delle canne eseguiti dal bravo Panattaro, armaiuolo di Sua Maestà.

Un cofanetto in mosaico di Firenze ed altri piccoli lavori uguali.

Lo Scià nell’esaminare i vari oggetti quando gli furono presentati, die’ segni di ammirazione e di curiosa sorpresa, specialmente per le armi, i mosaici ed il ritratto di S. M., che riuscì somigliantissimo. Egli pronunciò qualche parola in francese. Il Gran Visir faceva da interprete».

Ci immaginiamo Nasser al-Din come un bambino meravigliato a cui hanno riempito la stanza di nuovi giochi.

Mirza Hosein Khan (1828–1881) Gran Visir di Nasser al-Din dal 1871 al 1873

Sabato 26 luglio lo Scià rimane a Palazzo fin verso sera. I componenti del suo seguito visitano Torino. Vengono così descritti: «Sono in genere gente di bella corporatura, di regolari fattezze, con occhi neri molto espressivi».

Alle 19:30 lo Scià e il Re col seguito di cinque vetture di Corte compiono un giro in centro. Non è ancora imbrunito e pertanto l’illuminazione e i fuochi artificiali non rendono al meglio.

Secondo il cronista, l’illuminazione di via Po è bellissima. La Gran Madre appare stupenda, le colonne formano quasi una sola fiamma bianca che spicca sopra il fondo dell’atrio illuminato di rosso, turchino e altri colori. La folla, ordinata e tranquilla, è tanta come non se ne vedeva da anni.

Nasser al-Din fa distribuire oltre 150 decorazioni dell’ordine del Leone e del Sole: vengono decorati il sindaco Felice Rignon, i ministri e gli intervenuti al pranzo.

Domenica 27 luglio, alle 12:30 lo Scià dà il suo addio a Torino diretto a Milano, dove si fermerà fino al giorno successivo.

Anche il nostro Re lascia Torino nella sera di domenica. Destinazione? La sua beneamata Valle d’Aosta, luogo di svaghi venatori e non solo…

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