di Paolo Barosso
Il paese di Monteu Roero si trova nel cuore dell’ecosistema delle Rocche, un affascinante scenario naturale caratterizzato da profonde voragini, con dislivelli anche di centinaia di metri, che si aprono improvvisamente nelle morbide colline della sinistra Tanaro, tra alte guglie e pinnacoli scavati nelle pareti sabbiose e maestosi anfiteatri, capaci di disegnare un paesaggio che è insieme fiabesco e aspro, selvaggio e labirintico, da scoprire a piedi grazie alla capillare rete sentieristica che lo attraversa.

L’origine del fenomeno geologico di erosione che ha portato alla formazione delle Rocche del Roero è ricondotta dagli studiosi alla cosiddetta “cattura del Tanaro”, un evento accaduto circa 250.000 anni fa quando il corso del “Paleo-Tanaro”, per l’opera di erosione di un altro fiume che scorreva nei terreni dell’odierno Albese, deviò dal proprio letto (venne “catturato” dal primo fiume), sconvolgendo la conformazione orografica e l’assetto idrogeologico dell’intera area.
Gli affluenti del vecchio fiume, per raggiungere la nuova valle del Tanaro, si adattarono alle nuove condizioni, iniziando ad incidere con profonde forre e pittoreschi calanchi i versanti collinari dell’attuale Roero e disegnando un paesaggio accidentato e tormentato, ma ricco di fascino, che possiamo oggi ammirare nell’ecosistema delle Rocche.

Oltre che per il contesto naturale in cui è inserito, il paese di Monteu, che è un tipico borgo di sommità, merita una visita per la produzione enogastronomica, legata in particolare alla viticoltura finalizzata alla vinificazione (Arneis, Nebbiolo, Barbera) e alla coltivazione della frutta (pesche, fragole), e per il ragguardevole patrimonio storico-artistico e architettonico accumulato nei secoli di storia.
Già rientrante nel “districtus” del vescovo di Asti, per concessione dell’imperatore Enrico III di Franconia detto il Nero nel 1041, la località di “Mons Acutus” (Monte Acuto, da cui Monteu) venne assegnata, alla metà del XII secolo, ai conti di Biandrate, che ne mantennero il controllo fin sul volgere del Duecento, quando il potente e florido casato fu costretto a cedere i feudi che deteneva in questo territorio ai nobili Rotari-Roero, facoltosa famiglia del patriziato cittadino astigiano, che iniziò a insediarsi nell’area della sinistra Tanaro, indicata spesso nelle carte medievali come Asteggiana o Astisio (proprio per la storica dipendenza da Asti), suddividendosi in più rami e dando origine, in tempi moderni, alla denominazione geografica “Roero” assegnata alle colline a nord di Alba.

Verso la metà del Settecento l’ultimo discendente dei conti Roero di Monteu lasciò il feudo ai conti Gromis di Trana, che presero possesso anche del castello, oggi di proprietà della famiglia Berta, titolare dell’omonima celebre distilleria, che lo acquistò nel 2012 con l’idea di farne un museo.
Artefice della primitiva costruzione fortificata, alla metà del XII secolo, fu Guido dei conti di Biandrate. Con il subentro dei Roero, a fine Duecento, si attuarono interventi edilizi, di cui sopravvivono alcuni elementi decorativi, tra cui un capitello, visibile nel cortile interno, scolpito con gli emblemi araldici della famiglia, che esibisce nell’arme le tre ruote d’argento in campo rosso, sormontate da un guerriero con clava reggente un cartiglio con il motto “A bon rendre”.

Si tratta, quindi, di una tipica arme “parlante” in quanto le figure rappresentate, le ruote, in piemontese “roe”, alludono al cognome della famiglia (roe-Roero), però la tradizione ne ha collegato l’origine a un racconto celebrativo che fa parte dell’encomiastica famigliare, incentrato sulle gesta di un antenato, Ghiglione Roero, cavaliere forse fiammingo e considerato capostipite del casato, che nel periodo delle Crociate, alla fine dell’XI secolo, avrebbe conseguito la vittoria in singolar tenzone contro un comandante islamico.

Nella seconda metà del Cinquecento l’antica fortezza, che fu dei Biandrate, venne interessata da imponenti lavori di trasformazione, che la ingentilirono, adeguandola, anche negli interni, al gusto dell’epoca e conferendole l’aspetto che tuttora conserva. Di particolare rilievo sono i due saloni decorati con cicli di affreschi eseguiti a fine Cinquecento e fine Seicento raffiguranti allegorie e temi della mitologia classica.

Nell’itinerario di visita del paese di Monteu è imperdibile una sosta nella chiesa della Confraternita di San Bernardino, provvista di apertura automatizzata attivabile con l’app “Chiese a porte aperte”. L’edificio sacro, di cui si hanno notizie già dal 1570, nacque nello spirito della Controriforma, che favorì la costituzione di “confraternite” laiche, associazioni di fedeli canonicamente erette, cioè riconosciute e regolamentate dall’autorità ecclesiastica, con finalità devozionali e caritatevoli, ma anche di mutua assistenza tra i membri.

Già presenti nel Medioevo, le confraternite erano inizialmente formate da chierici, ma, con la crescita economica, demografica e urbanistica a partire dall’XI secolo, si registrò una graduale prevalenza della componente laicale e una fioritura di questo fenomeno strettamente legata al successo del movimento mistico dei Flagellanti, sorto nella seconda metà del XIII secolo.

Il clima controriformistico innescato dal Concilio di Trento (1545-1563) diede nuovo impulso alla creazione e diffusione delle confraternite, con un’accentuata componente pietistica e assistenziale nei confronti dei poveri e dei bisognosi, in funzione di contrasto al rischio di propagazione delle idee ereticali e di tutela dell’ordine costituito.

Interessante è anche l’edificio della chiesa parrocchiale, dedicata a San Nicolao, costruita tra il 1858 e il 1861 su progetto del misuratore Camillo Tagliaferro sul sito dell’antica chiesa, di origine medievale. La facciata è d’aspetto neoclassico, realizzata nel 1924 da Pietro Mosca, scultore e architetto biellese, che fu allievo del torinese Pietro Canonica, specializzandosi nelle riproduzioni delle Madonne Nere, ma impegnandosi anche nella progettazione di edifici religiosi, con una committenza estesa a gran parte del Piemonte.
Per informazioni su visite al castello: www.castellomonteuroero.it