Paolo Nissotti, appassionato ricercatore di storie e curiosità novaresi, ci racconta che Gaspare Campari, fondatore della celeberrima azienda di liquori, aprì proprio a Novara il suo primo locale (dopo aver appreso il mestiere di liquorista a Torino). Anche il Bitter Campari, quindi, ha radici piemontesi.
Non si può, per noi Novaresi, non essere orgogliosi di un marchio noto a livello mondiale. Sto parlando del famosissimo Bitter Campari. Nel 1860 il sig. Gaspare Campari, nato nella vicina Cassolnovo (Pv), acquistò un bar
in centro a Novara e lì, nel Caffè dell’Amicizia, da decenni demolito, iniziò la sua avventura di inventore di miscele aromatiche. Alle sue pozioni diede nomi esotici: Elisir di Lunga Vita, Olio di Rhum, Liquore Rosa, ma uno era destinato a diventare celebre. Era il Bitter all’uso di Hollandia (una miscela di erbe aromatiche e officinali, radici e frutti, dal caratteristico colore rosso rubino, che, sapientemente miscelati, coniugavano le virtù dell’aperitivo a quelle del digestivo).
Incoraggiato dal successo delle sue elucubrazioni aromatiche, si trasferì a Milano nella Galleria Vittorio Emanuele, a pochi passi dal celebre Teatro alla Scala. Furono suoi clienti i grandi della musica italiana: Puccini, Verdi, Cavallotti, Boito, Boccioni.
Se vi capitasse di passare a Novara all’Angolo delle Ore (al Canton di Uri) ricordatevi che lì, in un caffè ormai scomparso, nacque a suo tempo un pezzo di quello stile italiano tanto apprezzato nel mondo
Paolo Nissotti
Nota della redazione: Gaspare Campari, prima di avviare il suo negozio a Novara, approdò appena quattordicenne a Torino e nell’allora capitale sabauda apprese il mestiere di liquorista lavorando per la liquoreria Bass, ora scomparsa.
