Il nostro collaboratore Paolo Nissotti ci offre, in queste sue riflessioni, alcuni spunti in merito all’origine dei festeggiamenti del Carnevale, spaziando dall’antichità romana alle usanze del territorio piemontese. Il Carnevale tradizionalmente si scatena in tutta la sua portata di baldoria e sregolatezza nel periodo che precede la Quaresima, il cui primo giorno cade il Mercoledì delle Ceneri. Malgrado le analogie riscontrabili con tipologie di festeggiamenti celebrate nell’antichità, come i Saturnali romani, il Carnevale nella sua accezione “moderna” viene concepito a partire dall’Alto Medioevo in un contesto cittadino, soprattutto a seguito della precisa definizione del periodo quaresimale da parte della Chiesa, che ne stabilì con esattezza i contorni già nel VI secolo.

Le caramelle Gianduja, tra i simboli del Carnevale torinese
Le caramelle Gianduja, tra i simboli del Carnevale torinese

Il Carnevale nasce quindi in opposizione alla Quaresima, che è il periodo del digiuno e della riflessione. Come emerge dai documenti medioevali, i festeggiamenti carnevaleschi si caratterizzano per il godimento sregolato di cibi e bevande e per lo scambio dei ruoli sociali, soprattutto attraverso la simulazione della propria identità dietro una maschera, che implica quindi una rottura e quasi un sovvertimento dell’ordine costituito. Tutto questo in opposizione ai precetti ecclesiastici, che non hanno mai visto di buon occhio comportamenti tesi a snaturare la propria identità, adoperando maschere e travestimenti che alterano l’ordine naturale. Un altro aspetto del Carnevale, di cui si ritrovano tracce nelle Cene dei Pazzi celebrate in Valsesia e raccontate da Paolo Nissotti, origina dalle cosiddette Feste dei Pazzi, celebrate nel Medioevo dai canonici dei capitoli delle cattedrali che, una volta l’anno, si prendevano la libertà di abbandonarsi a festeggiamenti, eleggendo un falso vescovo e scortandolo in corteo sino in Cattedrale. In seguito queste feste vennero proibite, ma ne rimase l’eco in ambito profano, dove spesso si riscontra l’uso di eleggere falsi re, abati o principi, anche qui in contrasto con la normale distribuzione dei ruoli nella società. Dopo questa breve introduzione, lasciamo ora la parola a Paolo Nissotti

Siamo ormai alla fine del periodo Carnevalesco e spesso, troppo spesso, ho sentito amici che, trattando di questo argomento, parlano del Carnevale come una festa per bambini o, peggio ancora, per ubriaconi, svalutandone portata e significato storico. 

Le cose non stanno affatto così e mi sembra opportuno citare alcuni avvenimenti storici che, forse, serviranno a renderci più chiara l’origine e l’essenza stessa di questi festeggiamenti. 

Un momento del Bal da Sabre a Fenestrelle, originariamente inserito nei festeggiamenti del Carnevale - foto di Franco Sacconier tratta da "Feste del Piemonte" di Massimo Centini ed. Priuli & Verlucca
Un momento del Bal da Sabre a Fenestrelle, originariamente inserito nei festeggiamenti del Carnevale – foto di Franco Sacconier tratta da “Feste del Piemonte” di Massimo Centini ed. Priuli & Verlucca

Già nell’Antica Roma esistevano, notoriamente, i Saturnali: durante queste ricorrenze per sette giorni lo schiavo diventava padrone e il padrone indossava le vesti di schiavo. I ruoli tradizionali della società si invertivano: questo ribaltamento temporaneo serviva al padrone per capire quanto fosse dura la vita dello schiavo e allo schiavo per godere di un breve periodo di tranquillità e riposo. Questa antica usanza non è scomparsa, anzi, pur con delle variazioni, si è conservata.

Ancora fino a pochissimi anni fa, nella nostra Valsesia, si usavano le Cene dei Pazzi alle quali si partecipava facendo tutto al contrario. Vestiti in maniera il più stravagante possibile, magari con le scarpe allacciate al collo per le stringhe, ci si recava all’appuntamento conviviale camminando al contrario e il consueto ordine delle portate veniva ribaltato. Si iniziava dunque con un robusto grappino (roba per stomaci di ferro!!) per passare al dolce, ai formaggi, al secondo, al primo, per finire con gli antipasti. Anche qui il sovvertimento dell’ordine tradizionale e, quindi, anche sociale, è evidente, ma vediamo di capire più a fondo il senso profondo dell’usanza.

Il Carnevale astigiano in uno scatto d'epoca - tratto da "Asti Racconta" di Venanzio Malfatto, editrice Basegrafica Cuneo
Il Carnevale astigiano in uno scatto d’epoca – tratto da “Asti Racconta” di Venanzio Malfatto, editrice Basegrafica Cuneo

In un manoscritto del 1600 di un prevosto di campagna, si legge di un contadino che va verso il prete. La descrizione del contadino è esemplificativa delle condizioni sociali del tempo: magro, emaciato, pieno di lividi per le botte ricevute. Ad un tratto inciampa, cade in una pozzanghera e lì giace, colto da malore, per non rialzarsi mai più. Se questa narrazione ci restituisce un’immagine di come doveva essere la vita contadina in quei tempi, specie in anni di carestia, possiamo anche capire il significato delle Cene dei Pazzi. Almeno in quel breve periodo, il contadino poteva vivere con la pancia piena e senza le botte del padrone: un vero e proprio tentativo di esorcizzare la vita misera degli strati più bassi della popolazione. Insomma la Cena dei Pazzi evocava il sogno di una vita al contrario!!!

Altra vicenda meritevole di nota, ci porta al Mercu Scurot che si festeggia in quel di Borgosesia, non nel periodo Carnevalesco, ma, curiosamente, il Mercoledì delle Ceneri, cioè nel primo giorno di Quaresima, quando tutti gli altri Carnevali, in genere, hanno concluso il loro corso. Avvenne circa 150 anni fa che un operaio tedesco residente in zona per lavoro, si era proprio tanto divertito durante i festeggiamenti e non aveva certo lesinato in libagioni di un vino di qualità decisamente migliore di quello a cui era abituato. Ai tempi si usava che per il Mercoledì delle Ceneri (primo giorno della Quaresima e fine del Carnevale) ci si dovesse vestire completamente in nero, moderandosi nei comportamenti dopo le sregolatezze del Carnevale.

Immagine del Mercu Scurot di Borgosesia - foto di Federico Sacconier tratta da "Feste del Piemonte" di Massimo Centini, ed. Priuli & Verlucca
Immagine del Mercu Scurot di Borgosesia – foto di Federico Sacconier tratta da “Feste del Piemonte” di Massimo Centini, ed. Priuli & Verlucca

Così fece il nostro amico operaio, che però non dimenticò di portarsi una bottiglia di quel buon vino che aveva assaporato durante i festeggiamenti ormai conclusi e ne bevve ancora in abbondanza, ubriacandosi di nuovo come era avvenuto nelle sere precedenti. La popolazione non poté mancare di notare lo strano personaggio e, lì per lì, gli improvvisò un goliardico funerale che, ben presto, prese un sapore e un aspetto decisamente surreale, quasi felliniano. Da allora a Borgosesia si festeggiano tutti i Mercoledì delle Ceneri, ripetendo il medesimo rituale, con centinaia di valligiani che, elegantemente vestiti di nero (con frac, cilindro, mantella, e galla, un papillon bianco di garza), seguono il corte funebre, al termine del quale si dà alle fiamme il fantoccio di Peru Magunella (maschera locale) a voler simboleggiare la fine del suo regno carnevalesco, per poi darsi ad abbondanti libagioni, usando il caratteristico cassù (mestolo per il vino) e strappando così alla Quaresima un altro giorno di divertimento.

Testo di Paolo Nissotti

Foto tratte dai volumi “Feste del Piemonte” di Massimo Centini (ed. Priuli & Verlucca) e “Asti racconta” di Venanzio Malfatto (ed. Basegrafica Cuneo)

Per ulteriori informazioni sui curiosi festeggiamenti del Mercu Scùrot a Borgosesia: Carnevale di Borgosesia