di Milo Julini

Ausonio Liberi scrive anche alcune commedie in lingua piemontese.

Ausonio Liberi

Una è intitolata ‘L cit ‘d Vanchia, personaggio già considerato da Liberi nel suo romanzo giudiziario del 1878, e desta forti critiche giornalistiche quando nel marzo 1879 viene rappresenta al teatro Rossini dalla compagnia piemontese Cherasco.

Al Cit d’ Vanchia fa seguito una nuova commedia, Misteri dël Ghet, messa in scena al Rossini dalla compagnia Cherasco e recensita, con toni assai critici, dalla “Gazzetta Piemontese” il 14 aprile 1879.

Liberi è anche autore di poesie in occasione di spettacoli teatrali: nel 1876, celebra il monumento a Pietro Micca; nel 1877 scrive “I sommersi del 5 aprile 1877”, a ricordo degli operai morti in un incidente durante i lavori sul ponte di Vanchiglia (ponte di corso Regina Margherita); per la solenne commemorazione di Vittorio Emanuele II nell’anniversario della morte, celebrata il 9 gennaio 1879 al Teatro Vittorio Emanuele, scrive il Prologo intitolato “La Storia innanzi a Vittorio Emanuele II” e il bozzetto “Papà Vittorio”. Il 30 marzo 1885, per la serata di Tancredi Milone, presenta il prologo “Le tote d’ Turin”.

torinopanorama1889

 

Ulteriori notizie ci giungono dalle “Memorie biografiche” di San Giovanni Bosco, dove Liberi è spesso citato: l’allievo salesiano è schierato fra i nemici dichiarati di Don Bosco e in più occasioni lo attacca sulle colonne dei suoi giornali.

Liberi dimostra un curioso e contraddittorio rapporto di attrazione-repulsione nei confronti di don Bosco: sostiene di riconoscere  e apprezzare l’utilità della sua attività caritativa, ma di temere gli insegnamenti antipatriottici che il sacerdote, a suo giudizio, impartisce ai giovani.

Le “Memorie biografiche” lo descrivono come un convertito: « […] sul declinare degli anni rinsavì. […] da qualche anno non solo aveva smesso i suoi attacchi, ma aveva fatto conoscere a Don Bosco stesso il rincrescimento del suo prossimo passato».

Don Giovanni Bosco
Don Giovanni Bosco

In occasione della morte di don Bosco, nel 1888, Liberi scrive sul registro delle partecipazioni: «G. A. Giustina direttore Cronaca dei Tribunali, memore di essere stato discepolo di un uomo che ha sempre profondamente e sinceramente rispettato». Poi gli dedica «[…] un curioso articolo nel suo periodico (4 febbraio)».

Come libero pensatore, Ausonio Liberi si era iscritto alla Società per la cremazione, pratica al tempo condannata dalla Chiesa. La sua salma viene cremata l’8 aprile 1915, e le ceneri deposte al Tempio Crematorio, come ricorda il sito della SOCREM di Torino.

Secondo le “Memorie biografiche”, scritte quando la Chiesa condannava la cremazione, «[…] la cosa accadde involontariamente, perché egli non aveva badato a ritirare il suo nome dalla società di cremazione».

Avviandoci alla conclusione, intendiamo sottolineare l’ingiusto oblio in cui Ausonio Liberi è caduto, fors’anche legato ad una certa supponenza culturale tutta torinese nei suoi confronti.  Già in vita i critici teatrali non gli avevano risparmiato critiche per le sue commedie basate sulla cronaca nera; i suoi periodici e i suoi libri giudiziari non sono entrati nelle biblioteche torinesi.

Nel dare la notizia della morte di Liberi, “La Stampa” ricorda i suoi «[…] molti romanzi giudiziari e popolari nei quali ritrasse a vivaci colori e con felice riproduzione d’ambiente, la vita dei bassi fondi sociali» (6 aprile 1915).

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Non è difficile immaginare gli sprezzanti giudizi che molti intellettuali torinesi avranno elargito ai suoi scritti, dimenticando che a Parigi, la “Gazette des Tribunaux”, nata nel 1825 per riportare i dibattimenti delle aule giudiziarie, era stata fonte di ispirazione per molti autori di feuilleton, assai più noti del nostro Ausonio Liberi!

Nel 1993, Ausonio Liberi riemerge per un attimo dall’oblio: il suo libro “Il ghetto”, come anche altri romanzi italiani, viene accusato di antisemitismo dalla studiosa statunitense Lynn M. Gunzberg, nel suo volume Strangers at home. Jews in the Italian literary imagination (1992).

I torinesi lo apprendono dalla recensione che Sergio Romano pubblica su “La Stampa”.

In tempi più recenti, studiosi non torinesi si sono occupati di Ausonio Liberi come autori di romanzi giudiziari: Sergia Adamo nel suo articolo specialistico “Mondo giudiziario e riscrittura narrativa in Italia dopo l’Unità” (1999) e Alessio Berrè, nella sua tesi di dottorato di ricerca in Culture letterarie, filologiche, storiche all’Università di Bologna, “Alle origini del «romanzo giudiziario» italiano: la figura del delinquente tra letteratura, diritto e scienze mediche” (2014).