di Milo Julini

Il sacerdote erudito Giuseppe Baruffi (Mondovì, 1801-Torino, 1875), nel suo libro “Passeggiate nei dintorni di Torino” (1853), descrive con partecipe entusiasmo l’attività di questo benefattore che tanto si è prodigato per il borgo San Donato sì da rappresentarne un vero e proprio apostolo.

Il teologo Gaspare Saccarelli (Torino, 6 giugno 1817 – 21 gennaio 1864), anche se titolare di una movimentata via del borgo, oggi non ci pare ricordato in modo adeguato e questa considerazione ci ha indotti a soffermarci su di lui.
Gaspare Saccarelli, nato da genitori dell’alta borghesia torinese, divenuto sacerdote fu nominato cappellano di Sua Maestà Carlo Alberto.

Don Gaspare Saccarelli

 

Modesto e volenteroso, frequentava la Piccola Casa della Divina Provvidenza per collaborare con San Giuseppe Cottolengo. Passeggiando nei dintorni della Piccola Casa, Saccarelli scoprì la povertà e l’isolamento del borgo San Donato cui decise di dedicarsi.

Iniziò la sua attività prendendosi cura dei bambini privi di genitori o abbandonati, ma alla nascita degli oratori di don Bosco a Valdocco e di don Cocchi in Vanchiglia ritenne preferibile occuparsi delle bambine, più bisognose di aiuto. Decise quindi di trasferirsi nel borgo San Donato, ma a causa della prima guerra di indipendenza (1848-1849) non poté concretizzare la sua iniziativa. Così il 1° dicembre 1849 aprì un asilo infantile a Venaria Reale con la prestigiosa partecipazione di Ferrante Aporti.

Istituto Sacra Famiglia a Torino
Tornato ai suoi progetti nel borgo, Saccarelli affittò alcune botteghe in via San Donato n. 7 e allestì una cappella provvisoria dove si celebrò, il 6 aprile 1850, l’inaugurazione dell’Oratorio festivo per le fanciulle e la Scuola domenicale per le operaie, non soltanto quelle del borgo.

Le ragazzine che lavoravano in opifici e fabbriche torinesi, alla domenica si radunavano all’Oratorio dove, oltre a ricevere una educazione religiosa, imparavano a leggere, scrivere e far di conto e si divertivano con canti, declamazioni, recite di dialoghetti e balli. Saccarelli distribuiva anche una merenda alle più bisognose e, quando poteva, a tutte. Si raccoglievano così ogni domenica moltissime ragazzine, fino a 400-500.  Dirette e coordinate dalla contessa Carolina Derossi di Santa Rosa, vedova del patriota Santorre di Santa Rosa, collaboravano con Saccarelli varie signore torinesi: erano loro che facevano scuola e guidavano le ragazzine. Nel 1851 fu impartita la Cresima alle fanciulle e, alle alunne della Scuola festiva, si distribuirono i premi offerti dalla marchesa di Barolo, patronessa della scuola.

Cartolina commemorativa dell'Istituto Sacra Famiglia

Come ricordato da Baruffi, Saccarelli aveva avvertito per primo la necessità di dotare la zona di una chiesa. A sue spese acquistò in via San Donato n. 17 un terreno ed il fabbricato di una antica bottiglieria, dove, su progetto dell’architetto Blachier, fu costruita una cappella dedicata alla Sacra Famiglia, benedetta il 1° maggio 1852. Qui Saccarelli trasferì la sua scuola oratorio, descritta da Baruffi. La cappella era frequentata anche dagli abitanti del borgo in luogo della distante parrocchia dei S.S. Simone e Giuda.

Da tempo la contessa Santa Rosa esortava Saccarelli ad aprire un istituto per raccogliere le numerose fanciulle misere ed abbandonate allo scopo di educarle al lavoro e alla vita familiare. Mancavano però i mezzi economici. Il 22 maggio 1853 la contessa Santa Rosa morì. In punto di morte la contessa aveva impegnato Saccarelli alla realizzazione di questo progetto.

Le prime quattro fanciulle, ospitate in stanze affittate nei pressi dell’Oratorio, erano già presenti alla messa di trigesima della contessa. Questo segnò la nascita dell’Istituto della Sacra Famiglia, per povere giovanette abbandonate sempre in via San Donato n. 17 che si aggiungeva alla Scuola festiva per giovani operaie.

Istituto Sacra Famiglia a Torino

Nel ritiro della Sacra Famiglia, scrive Pietro Baricco (1869), le giovani orfane o abbandonate dai 10 ai 14 anni erano ricoverate e istruite gratuitamente fino a quando potevano sostentarsi col loro lavoro. Intervenivano alle processioni funebri parrocchiali. Erano dette Verdine perché ai funerali indossavano un caratteristico vestito verde, colore scelto da Saccarelli come simbolo di buon augurio e di speranza di successo per l’avvenire. L’Istituto si manteneva, oltre che coi proventi di queste partecipazioni funerarie, con il ricavato dei lavori donneschi e con offerte di benefattori.

Lapide commemorativa della contessa di Santa Rosa

Questi erano i numeri della Sacra Famiglia nel 1869: giovani ricoverate (220), infanti dell’asilo (40), alunne della scuola festiva (210) per un totale di 470 persone. Nel 1927 ospitava 140 fanciulle. Nel 1854 vi fu l’apertura di un Asilo d’infanzia, in locali annessi all’Oratorio, dove erano ospitati i bambini le cui madri lavoravano. L’asilo infantile del borgo San Donato, nell’anno scolastico 1868/69, ospitò 90 maschi e 120 femmine, per un totale di 210 bambini (Baricco, 1869).

Il teologo Saccarelli si occupò di questo Istituto fino alla sua morte, avvenuta nel 1864, quando gli succedette il teologo ed avvocato Paolo Bergher, suo fratello maggiore per parte di madre.