di Giovanni Dughera

Il sottotitolo, omaggio alla gustosa commedia di Goldoni, si presta ugualmente bene a descrivere lo stato d’animo di chi ha avuto o ha la fortuna di godere di una permanenza estiva in località prossime alle città “dal clima mite, l’orizzonte limpido, l’aere saluberrimo (che) vi chiamarono a villeggiare nei tempi andati assai famiglie nobili “(Braida e Rondolino a proposito di Villarbasse).

Villa Il Meleto ad Agliè, sede delle villeggiature estive del poeta torinese Guido Gozzano – foto di G. Dughera

Nei tempi attuali smaglianti pubblicità di agenzie di viaggio paiono farci ritenere indispensabile un viaggio alle Canarie o alle Seychelles, ma, come dice il Bertolotti (1840) ne “Viaggi in Canavese”, lamentando che i dandy dell’epoca disdegnassero visitare la loro terra, il Piemonte, potremmo villeggiare o visitare la nostra regione.

Chi non ricorda, fra i meno giovani, l’emozione di essere prelevati l’ultimo giorno di scuola e saper d’avere davanti a sé tre mesi di giochi all’aria aperta, in riva a fiumi o laghi, in parchi di ville che ancora all’inizio degli anni’60 erano costruite con la tipologia e la sottesa mentalità della famiglia patriarcale: una sola cucina, una gran sala da pranzo e tante camere da letto, il gazebo in fondo al parco con vista sulla valle, il casotto per i giochi dai mille riverberi colorati con davanti, nel prato, un fungo enorme di cartapesta?

Lo stagno presso la Villa Museo “Il Meleto” di Agliè: qui Guido Gozzano traeva ispirazione per i suoi componimenti poetici – – foto di G. Dughera

Ricordo una famiglia con quattro figli che arrivava, stipata in una “Fiat 600 multipla” a forma d’uovo, acciaccata ma trionfante, sulla piazza della Chiesa di Ceres.

Era tempo di vacanza!

Poi, nel corso degli anni ‘60, la moda della villeggiatura cominciò a declinare; le ville sempre più deserte d’estate, e grandi alberghi come il Miravalle di Ceres, che vide le divagazioni estatiche di un’Ada Prospero Gobetti, chiusi per sempre.

Il Grande Albergo Rocciamelone a Usseglio (Valle di Viù), tipico esempio di hotel in stile liberty montano edificato nel 1925 e frequentato in particolare dalla borghesia torinese di quegli anni – foto di Paolo Barosso

Nel ‘900 Gozzano affrontava un faticoso viaggio in treno, diligenza e mulo per raggiungere Bertesseno (Colle del Lys), e anche Agliè in treno o carrozza doveva sembrare già sufficientemente lontana. Eppure questi “viaggi”, a immaginarseli, paiono più affascinanti di un veloce viaggio aereo a Praga, sebbene le località possano non reggere il paragone.

Un paese di montagna nei pressi di Torino, raggiungibile oggi con un viaggio velocissimo, come doveva apparire affascinante ed addirittura “esoticamente lontano” nell’800 o nel ‘900, epoca d’oro della villeggiatura borghese!

Scorcio del giardino della Villa Museo “Il Meleto” di Agliè – – foto di G. Dughera

E la nobiltà piemontese che villeggiava, dal ‘600, ‘700 sino a metà del nostro secolo in quella che oggi è la periferia di Torino e che allora era disseminata di ville e tenute, in parte sopravvissute?

Ma la nostra storia della villeggiatura comincia sorprendentemente ben più lontano: nel 1100 i vescovi di Torino soggiornavano l’estate a Villarbasse!

Giova ricordare che anche modeste famiglie all’inizio degli anni’60 villeggiavano in cascinotte di Milanere (20 KM: da Torino), con la pompa dell’acqua in mezzo al cortile e il gabinetto ben in fondo. Si andava a funghi e si pranzava in “piole” dai tavoli di pietra, sotto pergole di uva fragola e cameriere di campagna dai pomelli rossi servivano manicaretti tipici in larghi piatti ovali.

Ciò sopravvive in parte nell’uscita domenicale.

Il Torrazzo di Villarbasse: il paese, adagiato tra le colline moreniche di Rivoli e Avigliana, era sede nel XII secolo delle villeggiature estive dei Vescovi di Torino – foto di Paolo Barosso

Sarebbe una bellissima vacanza “rivisitare” la villeggiatura di un tempo, toccando i tanti luoghi in Piemonte dove sorgono ancora le ville, i grandi alberghi anche se trasformati spesso in residence, che videro questo fenomeno, sempre meno di massa man mano che si ritorna indietro nel tempo.

Cumiana, Ceres, Viù, Rivara, Agliè, Usseglio, Ala di Stura, Ceresole … e tanti altri.

Sarebbe anche un’occasione per provare a rivivere, e magari fare proprio, il “ritmo del tempo” che era sicuramente più tranquillo e rilassato di quanto non possano esserlo certe vacanze dei nostri giorni, fatte di viaggi sotto il sole su pericolose autostrade, coll’ansia di vedere tutto il possibile, di “consumare” castelli e musei a ritmi vertiginosi. Con questo non voglio certo disdegnare la visita ad altri luoghi, ma invitare a visitare prima di tutto la nostra terra, senza nostalgie di recuperare ciò che non esiste più.

Valli di Lanzo, processione a Ceres negli anni Sessanta – foto di G. Dughera

La villeggiatura era incontrarsi ogni anno, come a un appuntamento, con famiglie che frequentavano il luogo magari da decenni, fare tranquille passeggiate alla tal fontana d’”acqua buonissima”, al Santuario così “miracoloso”, alla sera giocare alle carte tra una risata e l’altra, progettando per il giorno dopo un pranzetto in un semplice ristorante, non alla moda, ma “buono”.

Mi sarebbe piaciuto villeggiare a Bertesseno e incontrare Guido Gozzano intento a scrivere una sua poesia o andare, non visto, al seguito dell’allegra brigata dei pittori, ospiti nel castello di Rivara e fondatori dell’omonima “scuola”, tra prati e boschi a sbirciare le loro tele .

Scorcio del castello di Rivara in Canavese, luogo d’incontro dei pittori della “Scuola di Rivara”, esponenti del paesaggismo piemontese dell’Ottocento, ispirato anche al tema delle villeggiature estive – foto di G. Dughera

Essi smentiscono quell’immagine, che a volte ci si fa, dei “signori” dei tempi passati, visti spesso come severi personaggi dai rigidi costumi, e non come spensierati giovanotti con la fortuna, rara a quei tempi, d’avere una certa cultura. E una sensibilità d’animo che non deve apparire come espressione di sdolcinate romanticherie, almeno non sempre.

Quante opere pittoriche o poetiche saranno state composte durante la villeggiatura a cavallo dei due secoli!

Cumiana, tra le mete predilette dei villeggianti del passato: la bellissima coppia di ippocampi a guardia del cancello d’ingresso, provenienti dalle fontane della Venaria – foto di Giovanni Dughera

Così preminente è infatti il soggetto naturalistico nella pittura dell’800 o la descrizione letteraria d’ambienti e di persone, in salotti dove ci si riuniva la sera: così Gozzano poté vedere e descrivere con affetto e ironia non irridente anche tanti personaggi che li frequentavano. Quello che possiamo fare oggi, per rivivere la villeggiatura, è rivederne i luoghi, per tentare di ritrovare ritmi e atmosfere del tempo, che ispirarono poeti e scrittori che ce ne hanno lasciato testimonianza.

Castello medioevale di Rivara con la copertura in losa, caratteristica delle aree alpine e pedemontane piemontesi – foto di P. Barosso

Rivara: ridente località incuneata tra verdi monti. Conserva un interessante complesso di castelli immersi in un parco: quello medievale, affascinante per la torre che sovrasta il maniero restaurato nell’Ottocento dal D’Andrade e la villa neobarocca costruita allora ex novo.

Qui la vita mondana del Conte Gattinara si contrappose alla vita bohémienne e spensierata di quel gruppo di giovani pittori che si suole definire “La scuola di Rivara”. I pittori furono i protagonisti del paesaggismo piemontese dagli anni ’60 agli anni’80 del XIX secolo, mediante la pratica pittorica “en plein air che era propria anche degli impressionisti francesi. A quel tempo si soleva parlare dei prati di Rivara e il verde Rivara si inventò addirittura. In una sorta di rivisitazione di quel periodo, il castello è ora Centro per l’arte contemporanea, diretto da Franz Paludetto e Carolin Lindig.

Carlo Pollonera, Rivarossa vista dalla torre del castello, 1912 (dal volume A. Cavallari Murat – Tra Serra d’Ivrea Orco e Po – Istituto Bancario San Paolo di Torino – Torino 1976)

Tra le mostre, abbiamo visto proprio  “La scuola di Rivara”, con opere del Pittara, dell’Avondo, D’Andrade, Bertea, Rayper, occasione per scoprire una poco nota espressione artistica dell’Ottocento. Importante sarà la sezione dedicata all’attività del D’Andrade nel restauro dei castelli, importante per “leggere” e comprendere più compiutamente i castelli canavesani..

I castelli sono immersi in un grande parco all’inglese, dove permangono bossi potati come in uso nel Settecento, e alcuni presentano forme astratte, bizzarre, non riconducibili a oggetti esistenti: un’anticipazione dell’arte contemporanea presente attualmente nel castello.

Rivara, scorcio del parco di Villa Ogliani – – foto di G. Dughera

Interessante visitare i dintorni, luoghi che videro i pittori all’opera tra pascoli e boschi (Pratiglione, Belboschetto, Valtorta, Belmonte, Prascorsano)