La monumentale Fontana Angelica di piazza Solferino doveva in origine sorgere altrove, dinnanzi alla Cattedrale, e ispirarsi allo stile “gotico medioevale”, secondo le disposizioni testamentarie, poi disattese dal Comune di Torino, del conte Paolo Bajnotti, che volle dedicarla alla memoria della madre, di nome Angelica. La figura del conte, alla cui generosità Torino deve la realizzazione dell’opera, è stata tratteggiata da Milo Julini nel suo precedente articolo “Il conte Bajnotti, padre della Fontana Angelica di Torino“. Nel seguente contributo lo stesso autore, appoggiandosi a fonti archivistiche e giornalistiche del tempo, ripercorre le vicende burocratiche e le accese polemiche che accompagnarono la concretizzazione del progetto, affidato allo scultore Giovanni Riva
di Milo Julini
Il lascito del conte Paolo Bajnotti si concretizza con l’inaugurazione della Fontana Angelica avvenuta martedì 28 ottobre 1930, data molto significativa per il Regime Fascista che in questo giorno, a Torino come in tutta Italia, celebra l’ottavo annuale della Marcia su Roma. A Torino la ricorrenza è solennizzata dalla visita del Quadrumviro Italo Balbo, ministro dell’Aeronautica: vengono inaugurate numerose opere del Regime, soprattutto case popolari e asili, e la Fontana Angelica non è la protagonista principale.

Questa la cronaca de “La Stampa”: «In piazza Solferino, alle ore 17,30, si inaugura pure la Fontana Angelica. Molta folla è radunata intorno. Giungono le autorità: i due vice-podestà prof. Silvestri e avv. Gianolio, il senatore Di Rovasenda, l’on. Bagnasco, l’on. Ferracini, il comm. avv. Edoardo Agnelli, vice-presidente al Consiglio dell’Economia, il Rettore della Università comm. prof. Pivano, il gen. Fasolis, l’ing. Porporato, l’avv. Maccari ed altri.
Lo scultore Riva, il quale da anni lavora ad ultimare la fontana che in seguito a concorso gli è stata aggiudicata, si trova fra le autorità che vivamente lo complimentano per l’opera sua. Egli raccoglie il premio del suo faticoso lavoro.
Dalla fontana monumentale con le sue quattro statue in bronzo che rappresentano le stagioni, si sprigiona di un tratto un alto pennacchio d’acqua ed altri due veli d’acqua convergono dai lati e si rovesciano nella vasca centrale. I giuochi d’acqua completano l’effetto decorativo della Fontana Angelica finalmente liberata dallo steccato che per tanto tempo ha ingombrato la piazza» (La Stampa, 29 ottobre 1930).

«… finalmente liberata dallo steccato per tanto tempo ha ingombrato la piazza» scrive il cronista. In effetti, ricordando che la commissione municipale che ne ha deciso la collocazione in piazza Solferino si è riunita nel giugno del 1920, è facile calcolare che sono trascorsi ben dieci anni. Dieci anni che ora esamineremo sulla scorta di documenti e di cronache giornalistiche che ci fanno conoscere i risvolti polemici e curiosi della vicenda.
Ritorniamo quindi al giugno del 1920.
Sulla collocazione della costruenda fontana, “Torino. Rassegna mensile” del 1930 scrive: «L’ubicazione indicata nel testamento per la fontana era la piazza S. Giovanni, e lo stile quello gotico medievale, ma la Commissione nominata dal Comune nel [giugno] 1920, e di cui facevano parte i commissari senatore [Leonardo] Bistolfi, professore [Edoardo] Rubino, ingegnere [Giovanni] Chevalley, il dottore [Enrico] Thovez e il conte [Agostino] Francesetti, coesecutore testamentario con il Comune, ritenne più indicata come sede la piazza Solferino, nel punto in cui ora sorge la fontana, e volle lasciato libero lo stile”
Il sito P.A.Pu.M. (Progetto Arte Pubblica e Monumenti) della Città di Torino scrive: «La Commissione concorda all’unanimità di non ritenere vincolanti le indicazioni di Bajnotti sulla collocazione e sullo stile […] L’affidamento per la realizzazione della Fontana allo scultore Giovanni Riva avviene a seguito di tre successivi concorsi banditi tra il 1920 e il 1921, due dei quali si concludono senza vincitore.

La Giuria del terzo Concorso, costituita dagli stessi componenti della Commissione, individua come progetto da portare alla realizzazione il bozzetto di Giovanni Riva “Stagioni” invitando l’autore ad elaborare il progetto in forma definitiva dal punto di vista architettonico. Il 31 dicembre 1921, con il parere favorevole della Commissione, la Giunta approva definitivamente l’opera».
Quanto detto sconfessa le affermazioni di un modello esoterico della fontana che Bajnotti avrebbe richiesto all’autore, visto il complicato iter dei concorsi che hanno portato alla scelta del bozzetto di Giovanni Riva, quando Bajnotti era già morto!
Nell’agosto del 1920, il cronista esordisce ancora con il tono ironico e un po’ petulante usato in precedenza per annunciare l’eredità di Bajnotti ma deve poi farsi preciso ed efficiente per annunciare l’apertura del concorso con l’elenco minuzioso delle principali clausole.
«II Municipio di Torino apre un pubblico concorso fra gli artisti italiani del progetto e la costruzione di una fontana monumentale detta “Fontana Angelica”».

Vi sono ancora spiritosaggini malevole nei confronti della Fontana del Candelabro: «Si vede da ciò che il buon Bajnotti era da molto tempo assente da Torino. Se vi fosse stato ed avesse visto la fontana monumentale di via XX Settembre, ed avesse assistito alle diatribe scatenate dalla sua apparizione, probabilmente avrebbe mutato parere. A maggior ragione avrebbe omesso la clausola che la fontana doveva essere “monumentale”».
La spiritosaggine più cattiva è l’invito ai concorrenti a non ispirarsi nemmeno lontanamente alla fontanella di via XX Settembre: «Da parte di qualcuno era stato proposto di includere nel bando di concorso la clausola che proibiva ai concorrenti, durante il periodo di studio dei loro progetti, il transito per via Santa Teresa e Via XX Settembre. Ma vi furono opposizioni e la clausola non venne messa…».

E, per concludere, un augurio che si sarebbe collegato, in futuro, ad un’altra fontana torinese, molto più modesta, realizzata parecchi anni dopo in piazza Rivoli: «Ed ora staremo a vedere cosa uscirà fuori da questo concorso. Fin d’ora però vorremmo fare un augurio: quello che la nuova fontana possa essere inaugurata col primo zampillo della freschissima e leggerissima acqua del Pian della Mussa, finalmente condotta a Torino» (La Stampa, 24 agosto 1920).
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