di Fabio Occhial

Situata tra la Sesia, il Po e il  Ticino e delimitata a Nord da un confine geograficamente non chiaramente demarcato con le terre novaresi, la Lomellina, marca di confine, fu soggetta principalmente all’influenza del comunale di Pavia, si distinse alla fine del Medioevo per la tipologia  insediativa a maglie larghe con centri medio grandi e di grossi borghi – tra i quali si distinguono quasi città come Mortara e Vigevano, che contano parecchie migliaia di abitanti.

Nel brillante quanto fondamentale saggio di storia medievale In Lomellina nel Quattrocento: il declino delle stirpi locali e i “feudi accomprati”, Nadia Covini traccia in modo magistralmente esaustivo e chiaro la storia di una regione fortemente segnata dalla sua posizione di frontiera e dai suoi confini diocesani. Una lettura fondamentale alla quale rimando tutti coloro che come me sono appassionati lettori e ricercatori delle dinamiche e delle vicende socio economiche del territorio. L’autrice, docente di storia medievale presso l’università degli studi di Milano spiega come per tutto il Medioevo la Lomellina fu coinvolta nella competizione dell’età comunale divenendo teatro delle lotte di supremazia tra i comuni di Milano, Pavia, Vercelli e Novara, subendone le numerose fluttuazioni di confine.

Nel corso del Quattrocento le condizioni sfavorevoli, già persistenti e conseguenti  le operazioni belliche sopraggiunte a seguito della morte di Giangaleazzo Visconti non solo non cessarono, ma furono aggravate dal tragico ritorno della pestilenza nel 1424 con il cospicuo calo demografico che, suo malgrado rappresenterà successivamente  un lento recupero dell’agricoltura e dell’artigianato, un innesco favorevole che permetterà alla società locale di compensare e superare la regressione prodotta dalla crisi in atto.

Gian Galeazzo Visconti, illustrazione tratta da “Cesare Cantù, Grande illustrazione del Lombardo-Veneto ossia storia delle città, dei borghi, comuni, castelli, ecc. fino ai tempi moderni, Milano, Corona”

Il territorio era ancora dominato da boschi e incolto con limitate aree irrigue e ristrette innovazioni fondiarie; tuttavia in alcune zone particolarmente fertili ad Ovest del torrente Agogna,  definite nei documenti catastali cinquecenteschi “terre da grano bonissime” la superfice agricola utile e la resa produttiva iniziarono a sostenere un’economia nel suo insieme viva, inserendosi maggiormente all’interno dei circuiti commerciali lombardi e padani, attraverso i quali circolavano con rinnovato interesse grani, prodotti di allevamento, legname la produzione di laterizi.

All’interno di queste dinamiche produttive e commerciali apparvero invero i primi segnali di un netto declino delle famiglie aristocratiche tradizionali. Queste non erano preparate per cultura e disponibilità economica ad essere protagoniste dirette nel serrato confronto con le nuove emergenti realtà politiche. Esemplare è il caso sulle rive del Po della antica domus Sanazaria, un importante gruppo consortile detentore di importanti privilegi imperiali, la cui consorteria, tra Lomellina, territori di Oltrepò e Monferrato, verso la fine del secolo dovette soccombere alle rivendicazioni dei popolari obbligando i Sannazzaro ad una nuova ripartizione degli oneri.

Paesaggio di Lomellina – foto di Andrea Dall’Erba

Il borgo di Sannazzaro era un luogo fondamentale per il passaggio attraverso il  Po, ben fortificato, importante centro di alloggiamento delle milizie e sede di importanti attività agrarie e anche manifatturiere. Sintomo della sua importanza è l’analisi delle tassazioni: dagli anni Cinquanta la terra dei Sannazzaro pagava 30 «cavalli di tassa», ponendosi tra le prime località lomelline dopo Vigevano e Mortara. Anche altrove leggiamo l’affermazione di comunità popolose e l’indebolimento politico delle stirpi signorili antiche.

A Candia e Villata gli antichi privilegi dei nobili Confalonieri risalenti all’età comunale non riuscirono a preservare la propria preminenza politica. Nel 1406 Candia subì pesantemente le prevaricazioni di Facino Cane, divenuto di fatto “padrone” della Lomellina, e furono poi colpiti dalle pesanti confische di Filippo Maria Visconti. Come a Sannazzaro, anche a Candia e Villata nel Quattrocento la giustizia fu amministrata da un podestà ducale, e nel 1467 le due località erano così ricche di abitanti e di terre da essere tassate per il coefficiente piuttosto cospicuo di 22 «cavalli di tassa» per gli alloggiamenti militari, e poco dopo il duca di Milano investiva in feudo a una famiglia di officiali forestieri, i Feruffini, una quota delle entrate di Candia.

Facino Cane (Casale Monferrato, 1360 – Pavia, 1412)

Questi, «feudatari di Candia» solo di nome, restarono in realtà estranei alla compagine locale, limitandosi a percepirne delle entrate; il loro arrivo però ridimensionò ulteriormente i Confalonieri. Al pari dei Sannazzaro e dei Confalonieri persero potere politico anche i numerosi rami nobiliari eredi degli antichi conti di Lomello: i Langosco, i conti di Mede, di Sparvara, di Gambarana…, dinastie queste, che nel medioevo furono protagoniste della lunga stagione di lotte politiche tra l’epoca post comunale e l’affermazione della signoria viscontea.

Fu dal XII secolo che, malgrado i privilegi imperiali di cui godevano, le loro aspirazioni al controllo dell’antica contea si erano contratte, contrastate dalla politica di penetrazione del comune di Pavia. Nel corso del Trecento  si trovarono ad affrontare le ambizioni viscontee. In questo doloroso confronto finirono col soccombere alla logica della politica e strutturazione regionale che si stava affermando.

Molti saranno i casati che si ridimensioneranno ad una preminenza sulle singole terre e nei castelli rurali, pur conservando discreti assetti patrimoniali ed esercitandone localmente il  patronato, ma subendo contestualmente una spinta alla frammentazione nei rami derivati: «Vi era unità di casato per quanto concerneva la funzione amministrativa e politica, ma insieme sussisteva una divisione di patrimoni, di terre e di castelli. Ciò portò al lento impoverimento dei gruppi e alla loro progressiva perdita di potere nell’età moderna» come scrisse magistralmente il grande Giancarlo Andenna in: Grandi casati e signorie feudali tra Sesia e Ticino dall’età comunale a quella sforzesca, 1999.