di Milo Julini

Nasser al-Din o Ed Din, nato a Tabriz il 16 luglio 1831, è stato Scià di Persia dal 17 settembre 1848 al 1° maggio 1896, quando è stato assassinato a Teheran da un fanatico. Appartiene alla dinastia Kagiara, fondata da Muhammad Khan dopo aver sconfitto e ucciso, nel 1794, l’ultimo sovrano della precedente dinastia Zand. La dinastia Kagiara guida la Persia fino al 1925.

Nasser al-Din (1831-1896) Scià di Persia dal 1848 al 1896, appartenente alla dinastia Kagiara (1794-1925). Si nota il copricapo persiano col pennacchietto in diamanti e la sua tunica tempestata di gemme

Nasser al-Din visita Torino nell’estate del 1873.

È necessario illustrare brevemente la natura dei rapporti tra il nostro Paese e l’impero persiano. Quest’ultimo ha intrattenuto relazioni diplomatiche con Venezia e con Firenze nel XVI e XVII Secolo. Per quanto riguarda il Regno Sardo, questi mostra interesse commerciale verso la Persia sin dal 1852.

Le trattative, condotte a Costantinopoli dalle rispettive ambasciate, nel 1856 ricevono impulso da Camillo Cavour, Presidente del Consiglio del Regno Sardo, preoccupato per la crisi dell’industria della seta piemontese, conseguente a una malattia del seme-bachi come sono chiamate le uova dei bachi da seta. Si ricerca quindi questo seme immune in paesi lontani e in notevoli quantità, augurandosi di ottenerlo dalla Persia, forte produttore di sete pregiate.

I contatti appaiono promettenti seppur questa nazione vieti, per ragioni protezionistiche, l’esportazione del seme-bachi. Le trattative, giunte a buon punto nell’ottobre del 1856 a Costantinopoli, portano il 26 aprile 1857 a Parigi alla firma di un trattato commerciale tra Regno Sardo e Persia. Nel febbraio del 1858 l’ambasciatore persiano di Parigi, Farrokh Khan, compie un viaggio a Torino per lo scambio delle ratifiche del trattato e incontra Cavour e Vittorio Emanuele II.

Incisione con veduta di Torino

Il trattato prevede laute opportunità commerciali e favorevoli concessioni ma non viene adeguatamente sfruttato. Le cause possono essere trovate nelle oggettive difficoltà di attuazione di scambi commerciali tra Paesi così distanti, soprattutto in un tempo storico che vede il Regno Sardo interamente proteso nella causa di unificazione della Penisola. Per il seme-bachi, l’industria piemontese ripiega sul più accessibile mercato turco.

I contatti con la Persia riprendono nel 1860, quando Cavour ipotizza l’invio di una delegazione a Teheran. Di conseguenza, nel gennaio 1861, l’ambasciatore Hasan Alì Khan giunge a Torino dove è ricevuto da Cavour e dal Re Vittorio Emanuele II. Finalmente, dopo lunghe tergiversazioni, nel 1862 viene inviata a Teheran una delegazione italiana, composta da diplomatici, scienziati e militari. Il 20 agosto la delegazione incontra lo Scià che viene insignito del Collare dell’Annunziata e così diventa “cugino del Re”.

Viene sottoscritto un nuovo trattato che non prevede la possibilità di esportare il seme-bachi. Questa concessione è però ottenuta il successivo 29 settembre, grazie ai buoni uffici dell’ambasciatore francese, conte Joseph Arthur de Gobineau[1], con possibilità per quattro anni di esportare in Italia il seme.

Dopo la firma del trattato commerciale tanto promettente, non si passerà mai alla fase operativa, come già accaduto in precedenza, per incapacità decisionale della politica e conseguente mancanza di entusiasmo che frena l’intraprendenza dei commercianti italiani[2].

Malgrado il mancato avvio dei rapporti commerciali tra i due Regni, l’Italia, si sa, è un bel paese che merita una visita turistica. Regale, in questo caso, come si annuncia nel luglio 1873.

Il quotidiano torinese Gazzetta Piemontese[3] non si lascia sfuggire le anticipazioni della visita dello Scià nella capitale sabauda, intrattenendo i suoi lettori con una dettagliata cronaca.

Il 19 luglio Nasser al-Din è partito da Parigi e dal giorno successivo la Gazzetta Piemontese inizia a parlare dei preparativi degli appartamenti per lo Scià allestiti a Palazzo Reale. È prevista la presenza in città di molti stranieri. Il Re presenzierà all’incontro con i ministri Marco Minghetti (Presidente del Consiglio), Emilio Visconti-Venosta (Esteri) e Gaspare Finali (Agricoltura, Industria e Commercio).

Il giornale si preoccupa anche di rendere edotti i suoi lettori con note biografiche sul personaggio e sulla forma di governo del suo paese, curiosamente senza citare i pregressi, infruttuosi contatti in precedenza descritti. A voler essere sospettosi, questa dimenticanza forse non è casuale…

Lo Scià Nasser al-Din ritratto dal pittore iraniano Kamal-ol-molk (1900)

Il 21 luglio continuano le anticipazioni: ci sarà lo spettacolo di gala al Teatro Regio, dove è annunciata la rappresentazione dell’opera Il Profeta di Giacomo Meyerbeer. Tutta la crème torinese potrà vedere Nasser al-Din indossare il suo prezioso copricapo e l’abito tempestato di rubini, diamanti e perle. Ad arricchire la coreografia, il suo seguito reale.

Lo Scià arriverà a Torino il 24 o il 25, da Ginevra passando per Modane, e si intratterrà per due giorni. È previsto un incontro con il Re Vittorio Emanuele II. Quindi da Torino procederà per Milano, dove farà visita al Principe Umberto, erede al trono. Poi, passando per Verona e il Brennero, raggiungerà Vienna.

La natura di questa toccata e fuga nel Regno d’Italia – secondo il quotidiano – è legata unicamente al desiderio dello Scià di incontrare il Re d’Italia.

Il programma di viaggio di Nasser al-Din interessa il solo Nord Italia: non sappiamo quali motivazioni ci siano dietro tale organizzazione. Ciò che interessa alla Gazzetta Piemontese e ai suoi lettori è il fatto che Torino, con una simile visita, sia assurta nuovamente al rango di Capitale, da qualche anno ceduto non senza sofferenze e ricadute.

La Gazzetta Piemontese annuncia che il 20 luglio lo Scià è arrivato a Ginevra. Registra anche la notizia che si è congedato il giorno 19 dalla Francia, dove ha speso, secondo le indiscrezioni giornalistiche, 7-8.000 franchi. Appare entusiasta di Parigi, dove conta di stabilirsi se verrà esautorato, secondo la cinica logica di avvicendamento al trono del suo Paese.

In prima pagina, la cronaca cittadina del 22 luglio annuncia che Nasser al-Din giungerà a Torino il giorno 24, verso le 20:00. Il Re sarà in città il 23, con il suo staff militare, per ricevere solennemente l’ospite. Si prevede una cerimonia splendida, con le carrozze di Corte trainate dai migliori cavalli e con un drappello di Corazzieri.

Il corteo, dalla Stazione di Porta Nuova, seguirà l’itinerario di piazza Carlo Felice, via Roma, attraversando le piazze San Carlo e Castello.

Torino – interno della stazione di Porta Nuova realizzata tra il 1865 e il 1868 su progetto di Alessandro Mazzucchetti coadiuvato dall’allievo Carlo Ceppi

Nasser al-Din e i suoi stretti collaboratori saranno ospiti del Re a Palazzo Reale; una parte del suo seguito verrà alloggiata all’Albergo d’Europa, nella centralissima piazza Castello all’angolo con via Roma. Il Re ha ordinato l’acquisto di oggetti artistici nazionali per i doni allo Scià e al suo seguito: mosaici di Venezia e di Firenze, cammei di Roma e coralli di Napoli.

Il quotidiano sottolinea la grandiosità dei festeggiamenti previsti: l’illuminazione di via Roma, di via Po e di piazza Vittorio con luci a gas e candele, dimostrazioni sceniche con la modernissima luce elettrica, fuochi artificiali, musica di bande militari. Per il pranzo a Corte sono arrivati da Roma, oltre ai i servizi in oro e l’argenteria, anche personale di servizio ritenuto indispensabile!

Al Teatro Regio, in luogo de Il Profeta, verrà rappresentata la Norma di Vincenzo Bellini. Per questa serata di gala, i posti sono richiestissimi. Oltre all’opera, si terrà uno spettacolo di danza che sarà sicuramente apprezzato da Nasser al-Din, in particolare per la presenza femminile, tema alquanto sensibile anche per il sovrano persiano.

La solita Gazzetta segnala che il Re Vittorio Emanuele II è giunto a Torino il 22 luglio, in tarda serata, proveniente dalla Valsavaranche, in Valle d’Aosta. La gradita visita dello Scià ha momentaneamente, pensiamo noi, interrotto la grande passione del sovrano per la caccia di camosci e stambecchi nonché per la conquista di piacenti montanare onorate dalle sue attenzioni…

Per suo volere, sensibile allo sfoggio dell’arte bellica, a Torino sono confluiti tre reggimenti di fanteria, uno di cavalleria e uno di bersaglieri.

Dopo tanta attesa, giovedì 24 luglio, alla sera giunge lo Scià di Persia. I preparativi per il solenne ricevimento appaiono splendidi.


[1] Gobineau (Ville-d’Avray, 14 luglio 1816 – Torino, 13 ottobre 1882), ambasciatore in Persia (1862-1864), Grecia, Brasile e Svezia, è passato alla storia come ispiratore delle teorie razziste europee del XIX secolo. Quando la delegazione italiana si trovava a Teheran, le relazioni tra il Regno d’Italia e la Francia imperiale di Napoleone III erano buone. Gobineau morì proprio a Torino, durante un suo soggiorno in città, nel 1882 (vedi “Il conte di Gobineau a Torino“)

[2] Le vicende inerenti alle trattative commerciali tra Italia e Persia sono ricavate da: Massimo Gusso, La missione diplomatica italiana in Persia nel 1862, estratto da Quaderno n. 13 (2017), Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, Vittorio Veneto, pp. 203-231.

[3] Il quotidiano Gazzetta Piemontese, fondato nel 1867, manterrà questo nome fino al 1894 per poi assumere quello di La Stampa

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