di Paolo Barosso

Il ponte è un manufatto, costruito con materiali diversi a seconda delle zone e dei periodi, che garantisce la continuità di un itinerario stradale o ferroviario, consentendo l’attraversamento di un corso d’acqua, di un braccio marino o lacustre, di un burrone o di un avvallamento del terreno.  

Veduta del quattrocentesco Ponte Vecchio di Dronero

Vi presentiamo, in questo articolo, una breve carrellata di ponti in pietra, di fattura medievale, ma anche di epoche successive, di cui è disseminato il Piemonte, in particolare nei territori alpini.

Il Ponte Vecchio di Dronero

Situato all’imboccatura della valle Maira, il Ponte Vecchio di Dronero è anche noto con la denominazione, frequente nelle valli alpine piemontesi, di Ponte del Diavolo, nome legato a un’antica leggenda locale che, ripetendo uno schema narrativo ricorrente, ruota attorno alla figura del demonio-costruttore.

Realizzato nel 1428 per favorire l’accesso alla valle Maira ai viandanti che provenivano da Cuneo e dalla pianura, la sua costruzione è attribuita al capomastro “Magister Antonius”, che una quietanza di pagamento su pergamena conservata nell’archivio storico dronerese indica come “magister pontis lapidarum Draconerii”.

Il Ponte Vecchio di Dronero sotto una fitta nevicata

Il ponte, straordinaria opera di ingegneria medievale, è caratterizzato da tre campate d’archi a luce diversa, non ha uno sviluppo rettilineo, ma leggermente incurvato, e presenta un aspetto fortificato per la presenza, sulle spallette laterali, di una sequenza continua di merli ghibellini. Il Ponte Vecchio, fino al 1810, era provvisto di ponte levatoio, di cui s’è ritrovato, sotto il manto stradale, il cardine di ferro in corrispondenza del pilastro dell’arcata minore, verso il centro di Dronero.

Il Ponte del Diavolo a Trasquera

Il ponte in pietra, detto Ponte del Diavolo, costruito a strapiombo sul torrente Rì, lungo la strada carrozzabile che dall’abitato di Trasquera, in val Divedro nell’Ossola, conduce alla frazione di Bugliaga, venne realizzato nel 1880, con un’altezza di quasi centro metri e una luce dell’arco che misura 33,30 metri.

L’ardita costruzione del Ponte del Diavolo a Trasquera

In base a informazioni reperibili su siti internet locali, l’armatura realizzata in fase di costruzione, appoggiata ai fianchi della stretta gola su cui appare sospeso il ponte, era formata da più di cento tronchi di larice.

Il Ponte Prea a Ceppo Morelli

Nel territorio del comune di Ceppo Morelli, situato nell’ossolana valle Anzasca e sorto nel 1866 dalla fusione dei comuni preesistenti di Prequartera e Borgone d’Ossola, si può ammirare l’elegante struttura in pietra del Ponte Prea.

Il Ponte Prea a Ceppo Morelli

Costruito nel Settecento, il ponte, provvisto di una sola campata a schiena d’asino che attraversa il torrente Anza, misura circa 18 metri di lunghezza e dà l’accesso ai boschi del versante destro della valle, esposti a nord e considerati più pregiati.

Il ponte di Fondo a Traversella

Ultimo comune della Valchiusella, in Canavese, Traversella è composta da più borgate sparse. Nella frazione Fondo, troviamo il suggestivo ponte che, con un’unica grande arcata, scavalca il torrente Chiusella collegando le due parti dell’abitato, formato da caratteristiche abitazioni in pietra con tetti in losa.

Il ponte di Fondo in Valchiusella

Il ponte di Fondo fu costruito nel 1727 sulle rovine di uno più antico, distrutto da un’alluvione che aveva spazzato via anche la chiesa. A poca distanza dalla borgata, in corrispondenza della Cascatella di Fondo, detta anche cascata del Ribordone, dal nome del rio che la forma, troviamo un altro caratteristico ponticello in pietra.

Il Ponte dell’Avvocato a Corio

Il Ponte dell’Avvocato, costruito in pietra sul torrente Malone lungo la strada che da Corio sale a Piano d’Audi, è fatto risalire come fondazione al XIV secolo e deve la sua denominazione alla villa che l’avvocato Vigo, originario di Corio, fece realizzare nella frazione.

Il Ponte dell’Avvocato tra Corio e Piano d’Audi

L’opera è conosciuta anche con altri appellativi: ponte dei Pesci vivi, dall’insegna di una vecchia trattoria, ponte delle Fucine, dalla presenza di una fucina ora abbandonata, che conserva all’interno i resti di antichi macchinari, e ponte di San Giacomo, dalla intitolazione della cappella eretta alla sua base.

Il Ponte del Cimitero Monumentale a Rosazza

Rientrante nell’insieme di opere architettoniche, pubbliche e private, volute e finanziate dal senatore Federico Rosazza Pistolet per l’abbellimento dell’abitato di Rosazza, nella biellese valle Cervo, in origine frazione di Piedicavallo, divenuto comune autonomo solo dal 1906, il Ponte del Cimitero venne realizzato attorno al 1880 dopo che le autorità locali avevano deciso di realizzare un nuovo camposanto in regione Fornaca in sostituzione del cimitero precedente, eliminato per far posto all’edificazione della chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Giorgio (1876-1880).

Il Ponte del Cimitero Monumentale a Rosazza – ph Filippo Spadoni

Per superare il torrente Cervo e garantire l’accesso al nuovo Cimitero Monumentale, articolato su quattro livelli collegati da una imponente scalinata, si provvide quindi alla progettazione del ponte sul torrente Cervo, munito di tre arcate costituite da blocchi lapidei regolari e delimitato da due balaustre, ai lati della carreggiata, sorrette da colonnine cilindriche di pietra.

Il Ponte della Piana a Quarna Sotto

Lungo la strada che collega l’abitato di Quarna Sotto, situato sulle montagne dell’alto Cusio, sopra Omegna, a Varallo in Valsesia, si trova il Ponte della Piana, eretto per attraversare il torrente della Selvetta e abbellito, a un’estremità, dalla presenza di un pilone votivo dedicato alla Madonna Assunta, con copertura in piode, costruito, come rivela la scritta leggibile sul retro, nel 1870.  

Il Ponte della Piana a Quarna Sotto – ph Filippo Spadoni

Il Ponte del Diavolo a Lanzo Torinese

Celeberrimo, tra i ponti in pietra delle Alpi piemontesi, è il Ponte del Diavolo di Lanzo Torinese, detto anche Ponte del Ròch (masso o roccia in piemontese), che venne edificato nel 1378 per volontà del Conte Verde, Amedeo VI di Savoia.

Eretto a spese della castellania sabauda di Lanzo, che s’era impegnata a recuperare l’ingente cifra necessaria per la sua costruzione imponendo un impopolare dazio sul vino trasportato nel borgo, il ponte, a schiena d’asino e dotato di una luce di 37 metri, fu concepito per consentire l’accesso alle valli di Lanzo dalla pianura torinese aggirando i percorsi che attraversavano territori non soggetti al controllo dei conti di Savoia, come l’area di Corio, che era sotto il dominio dei marchesi del Monferrato.

Veduta del Ponte del Diavolo a Lanzo Torinese

Al centro del ponte si trova una porta, costruita nel 1564, che all’occorrenza, ad esempio in caso di pestilenze, veniva chiusa per bloccare il passaggio in direzione delle valli. Il nome del manufatto lanzese, che servì da modello per la costruzione di altri ponti nell’area alpina occidentale, è collegato alla leggenda del diavolo che, offrendosi come costruttore dopo alcuni tentativi falliti, avrebbe edificato l’opera, chiedendo però come contropartita di poter avere l’anima del primo essere vivente che sarebbe passato sul ponte. Gli abitanti, giocando d’astuzia, fecero passare un cane, ingannando così il diavolo.

L’idea del ponte come opus diaboli, opera diabolica, è da ricondursi allo stupore che queste realizzazioni ingegneristiche così ardite dovevano suscitare nelle popolazioni locali, indotte a cercare spiegazioni soprannaturali.

Nei pressi del ponte, si trovano le cosiddette Marmitte dei Giganti, enormi conche tondeggianti scavate nella roccia fluviale interpretate dalla fantasia popolare come pentoloni adoperati dai giganti o dal demonio per cuocervi la zuppa, ma in realtà riconducibili all’effetto di fenomeni geologici di origine preistorica derivanti dall’azione erosiva ad asse verticale esercitata sulla superficie rocciosa dalle vorticose acque del torrente Stura di Lanzo durante l’era glaciale.

Il suggestivo ponte di Forno, detto anche Ponte Goffi, a Lemie

Il Ponte di Forno a Lemie

Sul torrente Stura di Viù, nei pressi della borgata Forno, frazione di Lemia in valle di Viù (Torino), si trova il Ponte di Forno, eretto nel 1477 grazie alla munificenza dei fratelli Goffi, impresari del luogo, impegnati nello sfruttamento delle ricche miniere circostanti di ferro e rame.

In loro onore il manufatto, che presenta un’edicola votiva centrale un tempo ornata da un affresco a tema mariano, è anche conosciuto come Ponte Goffi, caratterizzato da due arcate diseguali a schiena d’asino. La borgata Forno, che deve il nome ai forni attivi fin dal Trecento per la fusione dei metalli estratti dalle miniere locali, conserva le tracce del borgo minerario d’impianto medievale.

Il ponte di Fucine a Viù

Tra i ponti storici che punteggiano il territorio comunale di Viù, nella più meridionale delle tre valli di Lanzo, si segnala per eleganza il ponte di Fucine, visibile in corrispondenza della frazione a lato della strada carreggiabile che conduce a Usseglio.

Il ponte di Fucine, frazione di Lemie

Ponte antico, interamente in pietra e a un’unica campata, unisce le due parti della borgata Fucine, che rivela nel nome la presenza nei secoli passati, fin dal Medioevo, di laboratori (fucine) per la produzione di chiodi, gestiti dalle famiglie del posto (chiodaioli) adoperando i materiali ferrosi estratti nella valle. Non si conosce la data di costruzione del manufatto, che si ritiene comunque posteriore al 1469, l’anno in cui una devastante piena alluvionale distrusse “tredici ponti e dieci fucine” nella zona.

Il ponte abbaziale a Monastero Bormida

Il ponte romanico sul fiume Bormida, costruito tra XIII e XIV secolo per iniziativa dei monaci benedettini di Santa Giulia, è una delle più significative opere di ingegneria medievale della valle, nelle alte Langhe astigiane.

Il ponte benedettino di Monastero Bormida

E’ una poderosa struttura a schiena d’asino, costituita da quattro archi circolari diseguali, in origine presidiata da postazioni di guardia per la riscossione dei pedaggi e il controllo militare di una cruciale via di transito tra l’Astigiano, le Langhe e la costa ligure.

Il ponte di Monastero, in particolare, era l’unico utilizzabile tutto l’anno a partire dalla bassa valle: Acqui ne era sprovvista e Vesime conservava i ruderi di un antichissimo ponte romano, mai ricostruito in modo stabile. Nel paese, sede fin dai primi anni del X secolo della comunità monastica di Santa Giulia, fondata per iniziativa dell’abbazia di Fruttuaria in Canavese, con il benestare e la protezione dei marchesi aleramici del Monferrato, convergevano due vie di grande importanza: la strada che da Acqui conduceva al mare e l’itinerario militare che saliva a Roccaverano.