di Paolo Barosso 

Nel cuore dell’antica Marca obertenga, al riparo dei contrafforti appenninici che si elevano tra Piemonte e Liguria, si adagia l’abitato di Gavi, dominato dalla mole massiccia del forte, arroccato a strapiombo sul borgo.

Forte di Gavi

Già i toponimi ci rivelano frammenti di passato. Il nome Gavi è la versione attuale del latino alto-medioevale Gavium, che richiama la località di Cavatum, capoluogo dei celto-liguri Cavaturini, insediati in zona prima della conquista romana, ma altri studiosi lo collegano al vocabolo germanico gau, che designa la sede d’una tribù, in correlazione con uno stanziamento di Goti che nel V/VI secolo avrebbero tenuto un presidio sul monte.

Esiste anche una tesi leggendaria che fa derivare il toponimo Gavi dal nome d’una principessa franca, Gavia o Gavina, che qui avrebbe trovato rifugio dalla collera del padre, Clodoveo I re dei Franchi, contrariato per il matrimonio contratto dalla figlia senza il suo permesso. Il nome Moro, con cui è nota la parte est della rocca su cui sorge il forte, evoca invece le scorrerie dei Saraceni che, nel corso del X secolo, dalla costa provenzale e ligure risalivano le valli alpine e appenniniche per razziare villaggi e monasteri del Piemonte.   

Veduta del cortile nel Basso Forte o Cittadella
Veduta del cortile nel Basso Forte o Cittadella

Il nome Obertenga, oggi riportato in auge per designare un’ampia fetta di Piemonte sud-orientale, rimanda alla dinastia degli Obertenghi, dal capostipite eponimo, Oberto, assegnatario per volere regio d’una delle quattro marche in cui era suddiviso il Piemonte nel X secolo. La dinastia si frammentò in vari rami, tra cui i marchesi di Gavi, che mantennero il dominio sulla località sino al principio del XIII secolo, contrastando, con l’appoggio di Tortona, le mire espansionistiche di Genova, al tempo potenza mercantile in ascesa desiderosa di assicurarsi il controllo delle vie commerciali dirette verso l’entroterra padano.

Forte di Gavi

Nel clima turbolento di fine XII secolo, caratterizzato dallo scontro tra i comuni della Lega Lombarda e il potere regio, s’inquadra uno degli episodi più suggestivi della storia locale: nel 1176, dopo la disfatta di Legnano, l’imperatore Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, fece alloggiare a Gavi per otto mesi, nella torre del castello, la moglie, Beatrice di Borgogna, e i due figli. I signori di Gavi, privati del sostegno imperiale con la morte del Barbarossa, dovettero infine cedere ai più forti rivali nel 1202 quando con atto ufficiale il marchesato passò sotto i Genovesi, pur conoscendo nei secoli successivi diverse capitolazioni a vantaggio di nuovi conquistatori.    

Forte di Gavi

La presenza di una fortificazione così imponente, che deve l’aspetto attuale soprattutto agli interventi realizzati tra Seicento e Settecento per volere dei Genovesi, si spiega con la posizione strategica del paese, che si dispone sulle rive del torrente Lemme, in prossimità della confluenza con il Neirone, lungo una diramazione della via Postumia, tracciata dai Romani per collegare la costa ligure all’entroterra padano e consentire così trasporti e commerci.

Il forte di Gavi visto dal borgo
Il forte di Gavi visto dal borgo

Si legge sui tabelloni ad uso turistico che Gavi è crocevia di storia, concetto di cui troviamo evidenza negli stemmi che compaiono qua e là lungo il percorso di visita, scolpiti nell’arenaria o dipinti sui muri, e che rimandano all’identità dei diversi dominatori che, dal XIII secolo in avanti, si sono succeduti nel controllo dell’importante borgo, dai Genovesi agli Alessandrini, dai Visconti agli Sforza, dai Francesi ai Savoia, che sin dal primo Seicento coltivarono l’ambizione di estendere la propria influenza su questo lembo di Piemonte geograficamente proteso verso la Liguria.

L'Alto Forte
L’Alto Forte

Significativa al riguardo è la data del 1625, quando le truppe sabaude, coadiuvate dai Francesi del duca di Lesdiguières, in quell’occasione alleati del duca Carlo Emanuele I di Savoia in guerra contro Genova, diedero l’assalto al castello, strappandolo ai difensori con uno stratagemma che li convinse alla resa. Risale a questo periodo il primo rilievo con descrizione del forte, eseguito dal sabaudo Carlo Morello. L’ebbrezza della vittoria durò solo pochi giorni perché il governatore Alessandro Giustiniani riuscì a riconquistarlo con l’appoggio dei tedeschi, e fu proprio questo episodio a stimolare i progetti di potenziamento del complesso fortificato messi in atto da Genova tra Seicento e Settecento.

Veduta dell'Alto Forte
Veduta dell’Alto Forte

Il nucleo più antico del complesso di Gavi è il cosiddetto Alto Forte, già attestato come castrum nel 973 e ampliato nei secoli seguenti, durante i quali il dominio sulla località venne a lungo conteso tra potenze rivali, come Tortona che, appoggiata dagli Alessandrini, tentò più volte tra fine XIII e XIV secolo di prenderne possesso, e il ducato di Milano che, profittando delle lotte intestine a Genova, riuscì ad imporre la propria egemonia su Gavi nel 1348 e poi ancora, lungamente, tra il 1418 e il 1468. Di seguito il castello passò ad altre famiglie, tra cui i conti alessandrini Guasco, che lo tennero sino al 1528 quando lo rivendettero ai Genovesi.   

L'Alto Forte di Gavi

A partire dal 1626, con l’intervento dell’ingegnere militare Gaspare Maculano, noto come fra Vincenzo da Fiorenzuola, si mise mano, per volere di Genova, al rafforzamento delle difese del sito, trasformando l’antico castello in vero e proprio forte e realizzando un’opera integrata nel contesto ambientale e paesaggistico circostante, in conformità con le intenzioni del progettista che volle “adattare la nuova struttura alla natura orografica del luogo”.  I lavori, interrotti e poi ripresi nel 1673, con la realizzazione della ridotta del Monte Moro, collegata al forte da una galleria fortificata, e infine completati nel 1727, trasformarono il cosiddetto Alto Forte, il nucleo più antico che racchiude il castello medioevale, nel nuovo Maschio, e allargarono il complesso realizzando il Basso Forte o Cittadella, comprensiva di ingresso, cortile, cappella e alcuni edifici concepiti come quartieri militari e magazzini.   

Forte di Gavi

Successivamente il sempre più rapido declino della Repubblica di Genova, rovesciata dai giacobini nel 1797 e poi occupata dai francesi, culminò nella sua soppressione con conseguente assegnazione agli Stati di Savoia, sancita dal Congresso di Vienna nel 1815. Gavi e il suo territorio vennero così incorporati nei domini sabaudi, coronando un’ambizione a lungo coltivata, e ne seguirono, da quel tempo in avanti, le sorti. Il forte, disarmato nel 1859, venne adibito a reclusorio civile e, nel corso del Novecento, a carcere militare e campo di prigionia. Oggi, grazie alla collaborazione tra Polo Museale del Piemonte e Associazione Amici del Forte di Gavi, è aperto al pubblico. 

Resti di vigneti sperimentali sulla cortina di Santa Caterina
Resti di vigneti sperimentali sulla cortina di Santa Caterina

Visitando l’Alto Forte si nota la presenza sugli spalti di alcuni filari di vite, testimonianza dei vigneti sperimentali messi a dimora nel primo Novecento dal Consorzio Antifilosserico nel tentativo di preservare il Cortese, vitigno principe della zona, dall’epidemia di fillossera. Dalle uve Cortese coltivate a Gavi e in altri dieci comuni del comprensorio si ricava il Gavi Docg, tra i più pregiati bianchi piemontesi.

Il borgo antico di Gavi visto dall'Alto Forte
Il borgo antico di Gavi visto dall’Alto Forte

Dall’alto del forte si ammira la forma del borgo antico di Gavi, che pare ancora ben definito nella sua tessitura medioevale, quasi fosse ancora delimitato dalle mura che un tempo lo cingevano da ogni lato, e di cui sopravvivono alcuni tratti e il Portino, unica rimasta delle quattro porte urbiche. Oltre agli eleganti palazzi nobiliari, Gavi vanta significative testimonianze medioevali, come la bellissima chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore, costruita nella seconda metà del XII secolo sui resti d’un antico ospizio per i pellegrini diretti a san Giacomo di Compostella (da cui la dedicazione).

Gavi

 

Nell’apparato scultoreo della chiesa, con impianto romanico, aggiunte gotiche e inserzioni barocche nell’interno, risalta l’Ultima Cena raffigurata nell’architrave del portale d’ingresso, con i dodici apostoli disposti dietro due tavoli, sei per parte, a lato del Cristo, assiso sul trono al centro, e sovrastati nella lunetta dallo Spirito Santo in forma di colomba e da due figure angeliche.

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Fonti bibliografiche:

Il forte di Gavi, Francesco Pernice, CELID, 1997

I castelli del Piemonte, Tomo II Alessandria e Asti, Flavio Conti e Gian Maria Tabarelli, Gorlich editore, 1978

 

 

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