di Milo Julini
Venerdì 23 giugno, in Borgata Malpasso di San Giorio di Susa (Torino), si è tenuta la videopresentazione «I Fratelli Baudissard. Gli ultimi “briganti” delle vallate alpine occidentali» curata da Silvio Tonda, ricercatore locale e presidente Ametegis, e organizzata dal Comune di San Giorio di Susa e da Ametegis CeDSEAM Centro di Documentazione Storico Etnografico Ambientale di Mattie (Torino).

Alessandro, il più importante dei fratelli Baudissard, è nato nel 1892 da famiglia contadina a Mentoulles in Val Chisone. Dopo aver partecipato alla guerra di Libia e combattuto al fronte nella Prima Guerra Mondiale, diserta nel maggio del 1917 per iniziare la vita di brigante di strada. Sulle prime si rifugia sulle montagne della Val Chisone e, affiancato dai fratelli anch’essi disertori, semina il terrore nelle vallate piemontesi, passa poi in Francia, dove è accusato dell’assassinio di un sacerdote. Si sposta nelle Valli di Lanzo e in Canavese e continua ad assaltare nottetempo le cascine isolate. Il 30 maggio 1920, è catturato dai Carabinieri a Rivara e, processato alla Corte d’Assise di Torino, è condannato all’ergastolo (1923).

Abbiamo rivolto qualche domanda a Silvio Tonda per conoscere meglio questa interessante iniziativa.
Come è nata l’idea della videopresentazione?
La videopresentazione del 23 giugno a Malpasso di San Giorio di Susa (TO), è la sintesi di aggiornamento da tutte le fonti sin qui emerse. Partendo dalla memoria degli anziani valligiani, in particolare mattiesi e meanesi, che ricordavano l’origine da Mentoulles, “dall’altra parte dell’Orsiera”, dei “banditi”.
Da rimarcare che i Fratelli Baudissard, nella memoria dei paesani, non appaiono, a differenza delle cronache dei giornali d’allora, come malviventi pericolosi. Tanto che a Mattie, Ernesto si è sposato nel gennaio 1918 con una ragazza del paese e nell’ottobre 1918 è nato il loro figlio.

Un testimone di Meana di Susa ha segnalato che sua nonna ricordava l’incontro con i fratelli Baudissard: essi avevano un rifugio-nascondiglio sulla sommità di una rupe al confine tra il Comune di Mattie e di Meana non distante dalla borgata in cui ella abitava. Una volta erano stati a casa sua: le avevano chiesto cibarie, dicendo che avrebbero “aggiustato” successivamente. E così fu. Uno dei fratelli tornò tempo dopo e le diede soldi, per cui ella ritenne saldato il debito (alla pari di quanto fecero più volte i Partigiani oltre 20 anni dopo).
Dunque essi tra i paesani, che spesso non avevano tra l’altro tempo né risorse per acquistare e leggere i giornali, erano considerati alla pari di chi, come altri, si “aggiustava” per tirare avanti. Soprattutto occorre tener in conto che nella percezione del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto di allora, se essi erano collocati “border line”, lo Stato senza ombra di dubbio in concreto stava nel male e nell’ingiusto: prendeva molto, puniva spesso per atti non percepiti come ingiusti e, poco se non nulla, restituiva.

Inoltre, le sfide ai gendarmi degli spavaldi fratelli, agli occhi dei comuni montanari, assumevano dell’epico: erano imprendibili per le loro astuzie. Tra le tante viene assolutamente ricordata quella delle suole inchiodate al contrario sotto le calzature. Gli inseguitori rimanevano frastornati: si aspettavano che fossero saliti sulla montagna, ma le loro orme indicavano che erano scesi!
E ancora, l’essere sopravvissuti un intero inverno in un riparo sotto roccia, o l’essere capaci di portare a spalla da Bussoleno al loro rifugio sulla montagna un sacco da 100 kg di derrate…
Oltre alle fonti orali, sono stati utilizzati anche libri e documenti?
Le altre fonti sono state:
– “Cronache di ieri”, di Giorgio Jannon la cattura di Ernesto Baudissard sulla montagna di Mattie;
– “Nunatak” n° 21-22 “La Banda Baudissard, frammenti di una vita randagia”, che ne riassume e contestualizza la storia, a firma di Loris;

– le 2 pubblicazioni di Quebeuls, che è stato presente alla serata ed è intervenuto nella presentazione, raccontando come, attraverso le narrazioni di suo padre è venuto a conoscenza della storia dei Baudissard e ha maturato passione per essa tanto da farne oggetto di due pubblicazioni a fumetti (BD, bandes dessinées in francese): il primo pubblicato nel 2008, intitolato “Les Croquignards Bandit Fantomes dans les Alpes”, il secondo, apparso nel 2010 “Les Croquignards – Les Annèes Rouges”, che comprende appunto le vicende economiche e sociali del “periodo rosso” della vicina Torino.
– “Gli ultimi Briganti delle Alpi…” di Roberto Gremmo, anch’egli gradito ospite alla presentazione, che ha spiegato l’origine del suo libro dalla scoperta casuale del fascicolo processuale di Alessandro Baudissard tra gli atti dei processi politici del “periodo rosso”;

– “Histoire de la Bande Baudissard 1910-1923” di Louis Reynaud, pubblicato dall’Association Patrimoine di “La Roche de Rame”, che racconta con rigore e dovizia di particolari gli eventi legati alla presenza ai fratelli Baudissard oltreconfine, che altrettanto hanno segnato profondamente l’opinione pubblica nella regione in quegli anni.
Peraltro confrontando le 2 narrazioni relative ai versanti opposti delle Alpi, pare emergano elementi di conflitto tra date, presenza sui luoghi e azioni attribuite ai protagonisti, su cui gli stessi atti processuali contro Alessandro Baudissard non danno l’ultima parola, lasciando spazi da approfondire.
Qual è il bilancio della serata?
L’interesse a conoscere meglio la storia e l’epoca martoriata dei Fratelli Baudissard è anche confermato dalla nutrita partecipazione alla serata (oltre 120 persone) e rimane vivo nelle nostre Valli: ci predispone ad ulteriori approfondimenti ed incontri di divulgazione, che certamente seguiranno.