Dopo la prima parte dedicata al giardino all’italiana e al giardino pensile, esploriamo il vasto parco all’inglese che fa da corona al castello ducale di Agliè, tassello importante del sistema della residenze sabaude piemontesi

Testo e foto di Giovanni Dughera 

L’ultima duchessa del Chiablese muore nel 1824 lasciando al re Carlo Felice di Savoia il castello di Agliè. E’ di quell’epoca la trasformazione del parco “all’inglese”, con la sua tipica visione romantica, ove è la Natura che si vuole far prevalere, così come nel barocco prevaleva l’artificio, la trasformazione della Natura e il suo assoggettarsi all’uomo, con terrazzamenti e uso dell’Ars Topiaria.

Il parco consta di una lunga area prativa centrale che ha come prospettiva, sfondo il castello a un estremo e dall’altro alti alberi; ai lati folte macchie di abeti rossi, pini silvestri, liquidambur stiraciflua, platani, carpini, frassini, roveri … In questo disegno cogliamo ancora una reminiscenza, un trait d’union con il precedente stile, il barocco, che si affidava a scenografie, prospettive: cambiano i soggetti, più naturali, ma rimane un certo gusto per la prospettiva.

Il sottobosco a primavera ospita  profumate fioriture di Anemone Nemorosa e parecchi agrifogli, molti dei quali saranno stati disseminati dai merli, ghiotti delle loro bacche rosse.

Stradine serpeggianti, tipiche del giardino romantico, coi loro percorsi sinuosi prolunganti la passeggiata, sono intersecate da ruscelli che, sebbene costruiti artificialmente, presentano un aspetto naturale come è tradizione di questo tipo di giardino, strettamente legato alla riproduzione della Natura.

Piccolo gioco d’acqua

Il parco all’inglese, specialmente se visitato d’autunno, presenta una sinfonia di colori, data dagli alberi, con le foschie che si insinuano fra di essi, depositandosi, sospese, sul lago. E’ quest’ultimo il vero epicentro del parco, e strumento che eccelle sugli altri dell’orchestra di colori, anche per i riflessi del fogliame e del cielo.

Il leggero velo di nebbiolina autunnale rende soffusi, seppur vivi e luminosi, i colori dell’acqua, coperta in prossimità delle rive da singolari “macchie” di muffe dalle mille screziature di verde che, insieme alle foglie cadute, pigramente e quasi impercettibilmente si muovono sulla superficie.

La corrente è come una guida naturale da seguire, lambendo essa il ponte, l’isolotto con una statua di donna dalla lunga chioma, immersa nel bosco e circondata da un avvolgente corso d’acqua: forse Berenice, la sposa di Tolomeo III Re d’Egitto, che offrì in voto una treccia dei suoi capelli affinché il marito tornasse dalla guerra.

Accanto al lago le rovine, una statua di divinità maschile, due grandi  roveri e un imponente taxodium disticum dalle aeree radici, che troviamo spesso in riva a stagni e laghi di dimore patrizie piemontesi; approdando poi al réposoir, grazioso capanno fatto di rami intrecciati e circondato da panchine del Novecento: un luogo di sosta e contemplazione al quale si accede da un ponticello, indi l’imbarcadero, dall’aerea facciata di ramaglie disposte sì da formare un ligneo traforo nel quale entra la veduta del bosco. Da qui partiva la barca per un romantico giro sul lago toccando i luoghi ora descritti.

Rèposoir al lago

Al fondo del parco una fontana, sorgente ora disseccata, nella sua semplice fattura di pietre, con innumerevoli panchette rotonde in pietra disposte tutt’intorno, pare ricordare comitive festanti d’altri tempi qui convenute al riparo dal caldo estivo.

E’ un’atmosfera romantica, un po’ decadente nell’accezione non deteriore, stereotipata del termine, che suona più che mai appropriato, considerando che Guido Gozzano, il poeta esponente di spicco del decadentismo piemontese, trascorreva l’estate agli inizi del Novecento proprio ad Agliè, in una villa poco distante.

Le suggestioni che dona quel verde sul lago, disposto a macchie fluide, capricciose portano il pensiero a Monet, come se egli stesso, invisibile, muovesse col pennello intinto di verde queste “impressioni” di materia viva. Proprio il grande pittore impressionista passò gli ultimi anni della sua vita a osservare e dipingere la superficie del lago della sua proprietà di Giverny, ben più piccolo di questo, tra ninfee che anche qui esistono in discrete distese.

Sulle rive del lago del parco di Agliè, tra roveri, ippocastani, platani, un bellissimo carpino dal tronco vissuto protende i suoi rami sull’acqua, accanto a un grande cespuglio di ortensie che, sfiorite, sfumano lentamente dai toni azzurri al violetto, lilla, rosa chiaro, con petali e foglie in controluce più che mai tenui, diafani, morbidi, in quella luce umida e crepuscolare dell’autunno: segno dell’eterna bellezza del fiore, anche al suo momentaneo tramonto.

Ortensie e carpino al lago d’autunno

In questo evanescente rêve autunnale la sinfonia dei colori si accompagna a quella dei suoni: il picchio che tamburella sui tronchi, il gracchiare dei corvi, il passaggio solenne e alto nel cielo degli aironi, tonfi misteriosi nel lago di pesci o altri abitatori di questo luogo incantato.

Se associamo il giardino all’italiana all’etichetta di corte del Seicento-Settecento, il parco all’inglese rimanda a un mondo ormai mutato, più libero, naturale, romantico nell’accezione migliore del termine e questa descrizione vuole essere testimonianza del riuscito effetto che voleva suscitare l’architetto progettista del parco.

La conservazione di questo parco e castello annesso la dobbiamo all’opera assidua e competente  della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte.

Il Giardiniere. Non possiamo, alla fine di questo viaggio di parole e immagini, non parlare di chi opera con le sue mani e la sua mente alla conservazione del giardino, a livello pratico.

Chi mantiene, con le sue cure, un giardino storico? Chi effettivamente compie operazioni che implicano fatica fisica non disgiunta da buon gusto e, non ultimo, amore per il lavoro e il risultato, cioè la conservazione di un giardino che, abbandonato a sé stesso diventerebbe un’esasperazione romantica, tornerebbe selvatico? I giardinieri del parco: Dario, memore dell’esperienza tramandata dai suoi avi, giardinieri dai tempi del Duca di Genova, proprietario del castello (1911) insieme ai valenti collaboratori.

La loro“conversazione” con le siepi, i fiori, gli alberi è fattiva: accademici che filosofeggiano col giardino attraverso le mani e la fatica; a differenza delle dispute filosofiche che vedevano un  dialogo tra persone, in giardini di tempi lontani, qui è il mondo vegetale che  risponde loro.

E il parco stesso che ci parla ulteriormente della figura del giardiniere, genius loci privilegiato.

Nel parco e castello di Agliè è stato girato lo sceneggiato televisivo “Elisa di Rivombrosa”.

Il servizio è stato realizzato “su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Torino, Asti, Cuneo, Biella e Vercelli”.

Bibliografia

  • Cavallari Murat – Tra Serra d’Ivrea, Orco e Po – Ist. Bancario Sanpaolo di Torino – 1976
  • Soprintendenza Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte – a cura di D. Biancolini –Il castello di Agliè – Celid 1993

Per visite: castello di Agliè tel. 0124.330102 – sito web: www.polomusealepiemonte.beniculturali.it