di Paolo Barosso

Il film “Guerra e pace”, prodotto nel 1956 da Dino De Laurentiis e Carlo Ponti e diretto dal regista americano King Vidor in collaborazione con il torinese Mario Soldati, venne realizzato tra il Piemonte e gli studi di Cinecittà a Roma. Gli scenari naturali piemontesi e la magnificenza barocca delle residenze sabaude furono giudicati dai produttori come il teatro ideale per ambientarvi le scene del kolossal hollywoodiano, che ricostruisce vicende svoltesi nella Russia di primo Ottocento.

Napoleone entra nella città di Mosca data alle fiamme nel settembre 1812

È passato tanto tempo, ma quello che mi è rimasto in mente è proprio quella Russia ricostruita intorno a Torino: il Po, il castello di Stupinigi, le campagne…” (La grande parata. Il cinema di King Vidor, Lindau, Torino, 1994): così Mario Soldati, scrittore e regista torinese, ricordava il ruolo avuto come responsabile della seconda unità di regia nella realizzazione del film, concepito come la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Lev Tolstòj, pietra miliare della letteratura russa, che colloca le vicende sentimentali dei personaggi protagonisti sullo sfondo della tragica campagna militare voluta da Napoleone per invadere la Russia dello zar Alessandro I detto il Beato (1777-1825).

Il salone centrale della Palazzina di Caccia di Stupinigi, utilizzato come set per girare alcune scene del film – foto di Paolo Barosso

Proprio in Piemonte i produttori del film trovarono gli esterni, architettonici e naturali, che più potevano richiamare la Russia imperiale di primo Ottocento: nell’opera appaiono così la Palazzina di Caccia di Stupinigi, con il meraviglioso salone centrale in cui si agita un inquieto Napoleone (intrepretato dal ceco Herbert Lom) in una Mosca spettrale, soffocata dai fumi degli incendi, poi lo scalone juvarriano di Palazzo Madama e il cortile del seicentesco Castello del Valentino, dove è ambientato l’incontro di Tilsit per la firma del trattato di pace successivo alla battaglia di Friedland, vinta da Napoleone nel 1807 contro i Russi. Infine vi compaiono esterni della settecentesca palazzina di caccia di Ternavasso, nei pressi di Pralormo, appartenuta a rami della famiglia Roero e poi ai marchesi Thaon di Revel, d’origine nizzarda.

Il cortile innevato del seicentesco Castello del Valentino, dove venne realizzata la scena dell’incontro tra Napoleone e Alessandro I per la firma del trattato di pace di Tilsit nel 1807 – foto di Paolo Barosso

Per quanto riguarda gli esterni naturali, i numerosi episodi bellici vennero ambientati in luoghi che Mario Soldati ben conosceva. Le scene invernali furono in parte realizzate avvalendosi di un prodotto chimico, creato da un team di tecnici, che consisteva in una schiuma a base di ammoniaca evocativa dell’effetto neve, mentre si realizzarono quelle con neve vera al colle di Sestriere. Altri episodi del film, come la battaglia di Austerlitz, si svolgono nelle campagne di Pinerolo, sotto la “pioggia battente che abbiamo noi in Piemonte” come osservò Soldati, altre invece lungo le sponde innevate del Po tra Casale Monferrato e Valenza, in particolare la battaglia della Beresina, vinta dai Russi nel novembre 1812 contro l’esercito francese in fase di ripiegamento.

Scorcio delle campagne pinerolesi presso Scalenghe – foto di Alberto Chinaglia

L’opera è dunque la versione cinematografica dell’opera di Lev Tolstòj, che situa la vicenda letteraria nel quadro della campagna militare condotta da Napoleone nel 1812 inseguendo il folle sogno di soggiogare la Russia imperiale, conflitto ricordato dai Russi, che lo vinsero, come “Guerra patriottica”: un’avventura che costò carissima in termini di vite umane alla Grande Armée, l’enorme esercito raccolto dal generale corso, composto da circa 600.000 soldati, non solo francesi, ma reclutati nei vari territori europei sottomessi al disegno espansionistico di Napoleone.

Ritratto dell’imperatrice Caterina II, nonna di Alessandro I, sul suo cavallo Brillante – Virgilius Eriksen (1722-1782)

L’esercito napoleonico diede avvio alla campagna di Russia nel giugno 1812 attraversando il fiume Niemen, occupando la città lituana di Vilnius e dilagando poi nelle sconfinate pianure della Russia Bianca, oggi Bielorussia, dove ebbe luogo buona parte delle operazioni belliche. Il compito di organizzare la reazione russa venne affidato dallo zar Alessandro I, nipote di Caterina II, al grande generale Michail Kutuzov, principe di Smolensk, che s’era distinto nella guerra russo-turca (1809-1812) e che, sfidando ostilità e resistenze, mise in campo le sue proverbiali tattiche temporeggiatrici.

Kutuzov durante il consiglio di guerra a Fili decide la ritirata da Mosca – Aleksey Kivshenko (1851–1895) – via Wikimedia Commons

Dopo la battaglia di Borodino, Kutuzov, per evitare la completa disfatta, ordinò infatti la ritirata e l’evacuazione di Mosca, lasciando così campo libero a Napoleone che, giunto nell’antica capitale, rimase stupefatto non trovando nessun dignitario ad accoglierlo, ma aggirandosi in una città quasi spopolata e con un’impressionante distesa di edifici dati alle fiamme. Il famoso incendio di Mosca venne appiccato probabilmente su ordine del governatore Rostopčin allo scopo di privare il nemico degli alloggiamenti per l’inverno e inducendolo alla fine a ripiegare, anche per la crescente scarsità di cibo.

La ritirata di Napoleone da Mosca – Adolph Norten (1828-1876) – www.militargallery.com

L’ingloriosa ritirata di Napoleone, definito dallo zar Alessandro I come “avversario diabolico che unisce una spaventosa malvagità a un genio straordinario”, venne accompagnata dai continui attacchi dell’esercito russo, coadiuvato da gruppi di civili organizzati in bande di partigiani, che decimarono la Grande Armée, annientandola. Kutuzov, personaggio centrale nel romanzo di Tolstòj (la cui famiglia aveva ricevuto dal generale, privo di eredi, il considerevole patrimonio), è ancor oggi considerato uno dei più grandi generali della storia russa, accanto al suo maestro Aleksandr Suvorov, che fu tra le altre cose il liberatore di Torino dall’occupazione francese nel 1799.

Su questo sfondo storico si snoda la trama del romanzo di Tolstòj, che ruota attorno a più personaggi principali, dalle cui vicende sentimentali, influenzate dagli eventi bellici, derivano i vari sviluppi del romanzo e del film. Notevole il parterre degli attori: l’affascinante Audrey Hepburn intrepreta Nataša, sedicenne figlia del conte Rostov, che prima s’innamora del principe Andrej Bolkonskij, impersonato da Mel Ferrer, suo futuro marito nella vita reale, e poi, rotto il fidanzamento con il primo, di Vittorio Gassman nella parte del dissoluto e vanesio principe Anatole Kuragin. Il conte Pierre Bezukhov, amico della famiglia Rostov, che alla fine dell’opera subentrerà nel cuore della pentita Nataša al defunto principe Andrej, è invece intrepretato da Henry Fonda.

Audrey Hepburn e Mel Ferrer in una scena del film “Guerra e Pace”

Curiosamente l’autore del romanzo, l’eccentrico Lev Tolstòj, visitò Torino e il Piemonte circa cent’anni prima della realizzazione del film, ignaro che buona parte del kolossal tratto dalla sua opera letteraria sarebbe stato girato un secolo più tardi in terra piemontese. Nel giugno 1857 Tolstòj, reduce dalla guerra di Crimea, dove aveva preso parte alla difesa di Sebastopoli dall’assalto piemontese, giunse nell’allora capitale sabauda, fermandosi per un breve ma intenso soggiorno, da cui ricavò un’impressione positiva della città e dei suoi abitanti.